MERCATI FINANZIARI: L’ OUTLOOK (11/5/05)

11 Maggio 2005, di Redazione Wall Street Italia

USA:in assenza di dati macro la giornata di ieri ha comunque presentato diversi spunti che hanno animato i mercati finanziari.

In particolare i timori sono questa volta venuti dal settore del credito in seguito al downgrade da parte di S&P di 6 CDO venduti da Deutsche Bank. Secondo quanto riportato dal WSJ, l’ammontare totale sarebbe molto piccolo (62 Mln €) ma la notizia ha acuito i timori di difficoltà soprattutto da parte degli hegde funds specializzati in operazioni che vedono coinvolti azioni e bond (in particolare i convertibili) con posizioni contrapposte. Le difficoltà sarebbero ricollegate alle recenti vicende di Gm che è stata portata al livello di junk bond proprio da S&P.

Sul fronte corporate sono risultate positive le indicazioni fornite da Cisco nell’ambito dei dati trimestrali. L’utile per azione è risultato leggermente al di sopra delle attese e sono state confermate le previsioni di crescita del fatturato per l’intero anno fiscale che si chiuderà il 30 luglio p.v. Per la prima volta negli ultimi 2 anni gli ordini hanno superato le consegne ed inoltre è stato incrementato l’organico di 1100 unità, raggiungendo il livello più elevato dal 2001.

Sul fronte forex segnaliamo che il Tesoro Usa ha pubblicato le note chiarificatrici in merito alle modalità tecniche di rimpatrio dei profitti realizzati all’estero dalle aziende Usa in regime di forte agevolazione fiscale. Nei primi mesi dell’anno il rimpatrio aveva interessato un ammontare molto inferiore rispetto al potenziale. Pertanto nei prossimi mesi potrebbe esservi un’accelerazione. L’ammontare totale coinvolto secondo alcune stime supererebbe i 200 Mld$.

Oggi l’attenzione è focalizzata sul dato sulla bilancia commerciale di marzo, utile per stimare anche l’entità della revisione ipotizzabile per il pil del primo trimestre.

Europa:secondo quanto riportato da Financial Times Deutschland l’Ocse avrebbe abbassato le sue stime di crescita per l’intera area Euro portandole all’1,6%, dall’1,9% stimato in novembre. Riviste anche le stime di crescita della Germania, portate all’1%, dall’1,4% precedente.

Sempre secondo il quotidiano, nel report che l’Ocse dovrebbe pubblicare nelle prossime settimane ci sarebbe anche un riferimento all’operato della Bce che, in caso in cui la situazione congiunturale dovesse ulteriormente deteriorarsi, sarebbe costretta a considerare un taglio dei tassi di interesse.

Secondo l’Ocse comunque fino a quando i dati macroeconomici continueranno a dare segnali contrastanti le autorità monetarie dovranno mantenere la cautela, mantenendo i tassi di interesse invariati all’attuale 2%. Questa strategia al momento continua ad essere quella più avvalorata.

Ieri anche Liebscher, membro del consiglio direttivo della Bce, ha preso la parola dopo le dichiarazioni di Garganas, Papademos e Trichet. Liebscher ha ribadito che al momento la Bce non prende in considerazione un’eventuale riduzione dei tassi di interesse, dal momento che i tassi sono sufficientemente bassi da stimolare l’economia ed una riduzione del costo del denaro minerebbe solo la credibilità della Bce.

Asia-Pacifico:in calo, stamani, i maggiori indici azionari della regione, con le sole eccezioni di quelli australiano (+0,34%) e neozelandese (+0,42%).
L’indice Nikkei225 ha ceduto lo 0,35%, sull’onda delle vendite registrate il giorno precedente sulla piazza newyorkese, venendo altresì condizionato dai cali di Toyota (-0,77%) e Softbank (-1,95%), dopo i deludenti risultati per l’ultimo trimestre dell’anno fiscale pubblicati martedì, dopo il termine delle negoziazioni.

Sempre in Giappone, l’indice degli indicatori anticipatori, supposto prevedere l’andamento congiunturale da tre a sei mesi nel futuro, ha registrato in marzo, in prima lettura, un livello di 30, in linea con le aspettative ed in recupero rispetto al dato di febbraio, ma pur sempre per il secondo mese sotto il livello di 50.

In un’intervista ad un quotidiano nipponico, il vicegovernatore della banca centrale cinese ha ribadito come la Cina si consideri tecnicamente pronta per procedere alla riforma del regime di cambio dello Yuan, ma anche come la riforma stessa non possa aver luogo in momenti di pressione da parte degli USA in tal senso o di turbolenza sui mercati valutari.

Commodity:il presidente Opec e ministro del petrolio del Kuwait ha dichiarato che l’Organizzazione a maggio aumenterà la produzione di 600.000 b/g a 30,3 Mln b/g a il ritmo più elevato degli ultimi 25 anni.

L’Opec inoltre ha tenuto a precisare che l’attuale sistema delle quote è irrilevante, il principale obiettivo è riuscire a far fronte all’aumento della domanda atteso nel quarto trimestre e contenere i prezzi del greggio che, malgrado l’aumento consistente delle scorte, restano superiori ai 50 $/b.

Oggi saranno pubblicati i dati sulle scorte Usa attese in ulteriore aumento.

A cura di A. Cesarano (Responsabile desk Market Research), L. Lorenzoni (Economista Senior), A. Mercuri (Analista), C.Pace (Economista)