MERCATI FINANZIARI: L’ OUTLOOK (10/6/05)

di Redazione Wall Street Italia
10 Giugno 2005 14:09

USA:l’atteso discorso di Greenspan ha evidenziato un cauto ottimismo sull’economia (on a reasonably firm footing) e una sostanziale fiducia nel fatto che le pressioni sui prezzi rimangono contenute.
Inoltre i segnali di rallentamento giunti n primavera non vanno interpretati come anticipatori di un rallentamento più pronunciato.

Il capo della Fed ha insisto sul fatto che al momento i prezzi non risultano temibili. Anche il recente incremento del costo del lavoro unitario potrebbe essere dovuto alla componente transitoria rappresentata da bonus e stock option. Inoltre il meccanismo di trasmissione dell’incremento dei costi registrati dai produttori verso i clienti finali riamane una “questione aperta”.

Per quanto concerne il settore immobiliare Greenspan ha ancora negato la presenza di una bolla quanto piuttosto di andamenti speculativi a livello locale. Risulta invece preoccupante il forte incremento di tipologie di mutui che consentono di sfruttare in modo notevole l’effetto leva.

Con riferimento alla politica monetaria il capo della Fed ha ripetuto in modo letterale il tenore dell’ultimo statement. Quest’ultimo elemento ha portato sia Greg Ip sia John Berry (noti Fed watchers) ad ipotizzare la continuazione della fase di rialzo dei tassi anche fino al Fomc del 9 agosto.

Greenspan, pur non escludendola del tutto, ha escluso l’interpretazione del basso livello dei tassi come indicazione di un rallentamento futuro. La stessa pendenza della curva (attualmente molto piatta) avrebbe perso il valore segnaletico del passato a causa del minor ruolo svolto dalla banche commerciali.

In sintesi: la possibilità di una fase di arresto dopo il prossimo Fomc del 30 giugno non appare ancora del tutto da escludere. Dipenderà molto dal livello dei tassi mercato a lungo termine. In ogni caso, lo statement non dovrebbe evidenziare pressioni dal lato prezzi.

Europa:deludenti i dati relativi alla bilancia commerciale tedesca. Ad aprile il surplus si è ristretto scendendo a 12.6 mld, dal 16.3 mld di marzo in seguito ad un recupero delle importazioni (+3.8%) e ad una contrazione delle esportazioni che, aggiustate per la stagionalità e per i giorni lavorativi, sono calate dello 0,4% m/m.

Il rallentamento delle esportazioni getta ombre sulla crescita per l’anno in corso, soprattutto in presenza di una sensibile debolezza della domanda. La stessa Bce, nel suo bollettino mensile, ha ammesso che nel breve termine la situazione della domanda interna rimane incerta, e l’andamento del prezzo del greggio unito agli squilibri internazionali rappresentano i rischi principali per la crescita.

L’inflazione in area euro, malgrado l’andamento del greggio, continua a rimanere contenuta e l’attuale livello di politica monetaria risulta accomodante per la crescita del Pil.

La Bce non ha mancato di fare riferimento ai conti pubblici ribadendo l’importanza del consolidamento fiscale per quei paesi con i deficit pubblici fuori controllo, tra cui l’Italia.
Relativamente alla politica monetaria, Rato del Fmi ha precisato che in questa fase congiunturale la necessità di un taglio dei tassi in area Euro non è così evidente.

Asia-Pacifico:in rialzo, stamani, molti dei maggiori indici azionari della regione, sull’onda delle dichiarazioni di Greenspan sullo stato di salute dell’economia USA e della revisione al rialzo delle previsioni di fatturato per il trimestre in corso da parte della statunitense Intel, con i titoli tecnologici ad essere, naturalmente, tra i più acquistati e con il titolo della sudcoreana Samsung (+2,5%) sospinto anche dall’annuncio di un piano di riacquisto di azioni proprie.

A Tokio hanno ben performato anche i titoli relativi ai settori dei metalli e dell’estrazione mineraria, con l’indice generale Topix in rialzo dello 0,6% ed il Nikkei 225 dell’1,28%.

Sempre in Giappone, l’indice dei prezzi pagati dalle aziende ad altre aziende per l’acquisto di beni materiali, grossomodo equivalenti ai nostri prezzi alla produzione, è diminuito in maggio dello 0,1%, dall’incremento dello 0,7% del mese precedente, mantenendo la variazione tendenziale annua a +1,8%, quindicesimo mese in territorio positivo, mentre i prezzi alle importazioni per lo stesso mese sono diminuiti dello 0,5%, riducendo l’incremento da un anno a questa parte a +8,8%.

In Cina, invece, i prezzi alla produzione hanno lievemente accelerato a +5,9% a/a, dal +5,8% del mese di aprile.

Commodity:sale di oltre il 3% il prezzo del greggio dopo che l’arrivo della tempesta tropicale Arlene nel golfo del Messico ha causato l’evacuazione di alcune compagnie petrolifere.

Il pericolo uragano diventa sempre più forte dopo che un team di esperti della Colorado State University ha stimato che quest’anno vi sarà un incremento degli uragani del 36% rispetto alla media di periodo. La stagione, che inizia il primo giugno e termina a fine novembre, dovrebbe produrre 15 tempeste di cui 8 si trasformeranno in uragani. Risulta quindi sempre più probabile che le quotazioni petrolifere continueranno a salire nel corso dell’anno.

Secondo il Dipartimento dell’Energia quest’anno la domanda globale aumenterà del 2,5% a 84,7 Mln b/g, mentre nel 2006 i consumi aumenteranno del 2,5% a 86,7 Mln b/g.

A cura di A. Cesarano (Responsabile desk Market Research), L. Lorenzoni (Economista Senior), A. Mercuri (Analista), C.Pace (Economista)