MERCATI FINANZIARI:
L’ OUTLOOK (10/03/04)

10 Marzo 2004, di Redazione Wall Street Italia

USA: la scorsa giornata, pur in assenza di dati macro, è stata caratterizzata da un brusco movimento al ribasso dei tassi che ha interessato soprattutto gli Usa. Il movimento è stato molto più accentuato nel pomeriggio, nel momento della rottura al ribasso del livello del 3,75% del tasso decennale sui titoli governativi. Probabilmente l’estensione e la velocità del movimentato sono state amplificate dalle veloci e corpose ricoperture delle mortgage agencies Usa, in particolare Fannie Mae, per le consuete necessità di gestione del c.d. duration gap.

Inoltre risulta essere piuttosto positiva l’aspettativa sulla domanda della prossima asta da 11 MLd$ sul segmento decennale di giovedì p.v. In particolare si attende una grossa domanda da parte della BoJ, visti i forti interventi sul forex che hanno portato il cross Dollaro/Yen fino alla soglia di 112. Oggi inizia la settimana dal punto di vista del calendario macro, con la pubblicazione del dato sulla bilancia commerciale di gennaio. Il consensus di mercato è per il mantenimento del deficit su un livello di 42Mld$, un livello che risulterebbe già superiore alla media mensile (40,8Mld$) del 2003. Le stime si basano sull’ipotesi di un buon andamento della domanda interna oltre che dell’effetto al rialzo sulle importazioni generato dal sensibile incremento del prezzo del petrolio.

A tal proposito evidenziamo che nel frattempo la bilancia commerciale cinese ha segnato un deficit di circa 8Mld$ nei primi due mesi del 2004. Non è da escludere pertanto che le forti importazioni cinesi possano incidere positivamente sul deficit Usa, come già accaduto a novembre. In ogni caso, sarà interessante verificare l’entità della bilancia commerciale al netto dell’etto petrolio. Un valore del deficit sotto le stime di consenso potrebbe risultare favorevole per il Dollaro.

Euro: proseguono i segnali di deterioramento della fase congiunturale. La produzione industriale tedesca ha registrato un calo dello 0,1% m/m in gennaio, dopo il recupero dello 0,1% in dicembre. Il dato era ampiamente atteso e ha ricalcato l’andamento degli ordinativi industriali che a gennaio, a seguito del rafforzamento dell’Euro, avevano registrato una performance deludente. Poco incoraggiante anche il disaggregato del Pil italiano per il quarto trimestre 2003.

Il dato, che ha confermato una crescita nulla rispetto al trimestre precedente, ha evidenziato un crollo della spesa per consumi (-0,4% t/t, dal +0,4% del trimestre precedente), che potrebbe rappresentare uno dei fattori negativi per la crescita anche per l’intero 2004. Negativo anche l’impatto sulle esportazioni dell’apprezzamento dell’Euro con le merci esportate che sono scese del 3,8% t/t, dal +5,7% del trimestre precedente e con un Euro che nel periodo è stato in media pari all’1,192, abbondantemente al di sotto dei livelli attuali. Il rallentamento dell’economia potrebbe penalizzare anche l’andamento dei conti pubblici. L’agenzia di rating Standard&Poor’s ha ammonito l’Italia che potrebbe non riuscire a rispettare nel 2004 il tetto del 3% di deficit/Pil, rischiando un early warning da parte della Commissione Europea.

La riunione Ecofin si è conclusa con un richiamo nei confronti della Germania mentre sono state promosse Spagna, Portogallo e Belgio. Secondo il Consiglio le previsioni di crescita per il 2005 inserite nel programma di stabilità presentato dalla Germania sono eccessivamente ottimistiche e ciò mette a rischio il raggiungimento degli obiettivi di deficit.

Jap: è stata rivista al ribasso la stima della crescita del Pil per il quarto trimestre 2003. Sebbene in miglioramento rispetto al terzo trimestre (2,5% t/t annualizzato) il dato finale vede una crescita annualizzata del Pil del 6,4% dal 7% preliminare a seguito di un peggioramento del dato sulle scorte, il che potrebbe portare a pensare che in futuro le aziende dovranno ricominciare a produrre per ricostituirle supportando la crescita. In miglioramento invece la spesa in beni capitali (6,3% t/t da 0% t/t) e le esportazioni (+4,6% t/t da 3,3% t/t). Continua a scendere il deflatore che nella lettura finale ha registrato un calo del 2,7% a/a dal preliminare 2,6% a/a.

Commodity: resta sotto i 37 $/b il prezzo del greggio in attesa della pubblicazione dei dati sulle scorte petrolifere statunitensi. Secondo gli operatori, il miglioramento climatico dovrebbe determinare un aumento delle scorte. Relativamente ai preziosi le quotazioni aurifere si mantengono intorno ai 400 $/oncia.

Questo documento e’ stato preparato dal Desk Market Research di MPS Finance, a cura di A. Cesarano (Responsabile desk Market Research), L. Lorenzoni (Economista), C. Pace (Research Assistant).