MERCATI FINANZIARI:
L’ OUTLOOK (08/03/04)

8 Marzo 2004, di Redazione Wall Street Italia

USA: deludenti i dati relativi al mercato del lavoro diffusi lo scorso venerdì. A fronte di un tasso di disoccupazione invariato al 5,6%, ancora non è evidente un incremento consistente dei nuovi occupati a conferma di come le aziende rimangano caute prima di variare i propri piani di assunzione. I nuovi occupati del settore non agricolo sono infatti saliti di sole 21.000 unità, con una sensibile revisione al ribasso del dato precedente (da +112.000 a + 97.000) e nel settore manifatturiero si continua ad assistere ad un calo dei posti di lavoro (-3000 unità, dai –13000 a sua volta rivisto al ribasso).

In crescita anche la durata media nello stato di disoccupato (da 19,8 a 20,3 settimane, il livello più elevato dal gennaio dell’84). Inoltre vi è stata ancora una volta una fuoriuscita superiore alla media di coloro che vengono computati all’interno della forza lavoro. Il tasso di partecipazione alla forza lavoro è infatti scesa al livello minimo degli ultimi 16 anni. Il dato ha confermato come per il momento non ci siano segnali di recupero del mercato del lavoro, andamento questo che nei prossimi mesi potrebbe impattare negativamente sulla spesa per consumi e quindi sulla crescita, allontanando l’ipotesi di un rialzo dei tassi di interesse da parte della Fed.

Le deboli prospettive congiunturali hanno generato un sensibile indebolimento del $ soprattutto contro Euro, con i rendimenti che sul tratto decennale sono scesi abbondantemente sotto la soglia del 4% (al 3,83%). Il mercato del lavoro preoccupa anche il presidente Bush pochi mesi prima della tornata elettorale, tanto che il senato ha approvato a fine della scorsa settimana un provvedimento che vieta l’outsourcing alle aziende statunitensi, che vincono appalti pubblici. Durante la settimana pochi gli spunti dal lato macro ad eccezione del Michigan Confidence di marzo e della bilancia commerciale di gennaio. Continueranno invece le audizioni di Greespan che saranno tenute giovedì e venerdì.

Euro: poche le novità dal lato macro, con segnali che continuano a confermare la fase di debolezza congiunturale. L’indicatore anticipatore diffuso dall’Ocse a gennaio è rimasto pressoché invariato (a 122,3 da 122,2 di dicembre) evidenziando come almeno per il momento le aspettative di un recupero dell’economia rimangano modeste. In Francia il rallentamento del ciclo sta continuando ad impattare negativamente sui conti pubblici. Il 2003 si è concluso per il paese con un deficit/Pil al 4,1% abbondantemente al di sopra del target fissato dal Patto di stabilità e nel primo mese del 2004 si è assistito ad un incremento sostanziale della spesa pubblica (+11% a/a) che ha più che bilanciato l’aumento delle entrate (+4,2% a/a).

La settimana non offrirà grossi spunti dal lato macro ad eccezione dei dati relativi alla produzione industriale francese e tedesca. Più interessante la riunione Ecofin di domani dove verranno discussi i progressi in tema di finanze pubbliche effettuati dal Belgio, Germania, Spagna e Portogallo. Infine in Grecia le elezioni politiche svoltesi domenica si sono concluse con la vittoria dei conservatori a scapito del partito socialista. In base ai primi risultati i conservatori dovrebbero infatti aver ottenuto la maggioranza all’interno del Parlamento. Si tratterebbe della prima volta dalla legislatura del 1990-1993 in cui i conservatori tornano alla guida del paese.

Jap: continua il processo di privatizzazioni che ha visto la vendita da parte del governo di azioni della West Japan Railway Co. per un valore di 2,3 Mld$. Si è trattata della più grande vendita del governo negli ultimi due anni. Il successo della vendita potrebbe portare il Ministero delle Finanze a collocare anche parte della Japan Tobacco, Nippon Telegraph e Telephone Corp. I deludenti dati macro statunitensi hanno generato forti movimenti sia sul mercato forex che sull’obbligazionario. Lo Yen è salito sopra 112 vs $ aiutato anche dall’intervento della BoJ che, secondo indiscrezioni, venerdì ha nuovamente comprato dollari. Sensibile il movimento sul mercato obbligazionario dove il tasso decennale è sceso a 1,38, da 1,44 di venerdì.

Commodity: continua il rialzo del prezzo del greggio con il Wti salito sopra i 37 $/b, a seguito delle tensioni politiche in Venezuela, il quarto esportatore di greggio al mondo verso gli Usa. L’Opec da parte sua ha rassicurato i mercati confermando che se i prezzi del greggio rimarranno elevati potrebbe evitare di tagliare le quote di output in occasione della riunione di fine marzo. I dati poco incoraggianti del mercato del lavoro statunitense hanno determinato un nuovo indebolimento del dollaro che si è riflesso in un rialzo delle quotazioni aurifere salite in prossimità dei 400 $/oncia.

Questo documento e’ stato preparato dal Desk Market Research di MPS Finance, a cura di A. Cesarano (Responsabile desk Market Research), L. Lorenzoni (Economista), C. Pace (Research Assistant).