Mercati: chi salirà e chi scenderà nel secondo semestre 2017

3 Luglio 2017, di Alessandra Caparello

ROMA (WSI) – Su la borsa indiana, il nostro Ftse Mib e i Btp, giù il petrolio, il franco svizzero e l’indice di Borsa russo. Questa la classifica dei vincitori e dei perdenti del primo semestre del 2017  in merito al mercato finanziario che si chiude senza quei temuti scossoni politici previsti a inizio anno.

A stilare la classifica è il quotidiano online LombardReport.com secondo cui a muovere i mercati sono petrolio e fattori politici locali. A far meglio sono in ordine: borsa indiana, Hang Seng di Hong Kong, Ftse Mib, Eurostoxx 50, Nikkei giapponese, obbligazioni euro high yield, Btp e l’indice S&P 500.

A  far peggio, secondo il quotidiano sono petrolio, indice di borsa russo, Bovespa brasiliano, cambio Usd/Eur, franco svizzero, valuta canadese, la sterlina (complice la Brexit), la corona svedese. E per il secondo semestre come si mettono le cose? A fornire qualche indiscrezioni sono i grandi gestori dell’asset management secondo cui da sovrappesare sono l’azionario globale worldwide, quello europeo e l’obbligazionario high yield Usa. Da sottopesare invece i titoli di Stato in generale, l’azionario inglese e il dollaro.

Ma la vera novità inattesa per i primi sei mesi dell’anno è stata l’inflazione non tenuta adeguatamente in considerazione dagli investitori.

“Se all’aumento del costo della vita si aggiunge un’eventuale mancata equiparazione della performance media di un portafoglio tipo, con un rendimento stimabile in almeno il 3-4%, si ottiene una perdita in conto capitale di circa il 6% annuo, che già nel medio termine può trasformarsi in una bomba“.

Tuttavia la reale preoccupazione è un’altra e riguarda la troppa liquidità detenuta nei portafogli medi degli italiani.

“Secondo il Global Investor Pulse, realizzato da BlackRock, a livello mondiale, ma con un focus riferito pure all’Italia, è proprio l’investitore di casa nostra il meno reattivo sul fronte del ridurre la liquidità detenuta su c/c e c/d: il 76% degli intervistati ha detto di non voler valutare alternative all’attuale scelta, che considera evidentemente strategica!”.