MERCATI AZIONARI: RIBASSISTI
SFIANCATI DAI RIALZI

28 Marzo 2006, di Redazione Wall Street Italia

*Financial Trend Analysis e’ una societa’ che opera nel settore dell’Analisi Tecnica. Le analisi di borsa qui pubblicate non implicano responsabilita’ alcuna per Wall Street Italia, che notoriamente non svolge alcuna attivita’ di trading e pubblica tali indicazioni a puro scopo informativo. Si prega di leggere, a questo proposito, il disclaimer ufficiale di WSI.

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(WSI) – Il rilascio del Beige Book (il rapporto della Banca Centrale sullo stato dell’economia americana) nella prima metà del mese di marzo ha messo le ali ai piedi ai listini Usa: dal rapporto risulta il proseguimento della fase espansiva dell’economia (e dei prezzi retail, ma ad una velocità ridotta), una flessione del mercato immobiliare in diverse aree ma soprattutto una ridotta pressione sui salari.

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Il rapporto ha disinnescato quindi i timori che erano sorti in precedenza a causa della revisione al rialzo delle vendite al dettaglio di gennaio (uno stellare +2,9%) circa un proseguimento della fase rialzista dei tassi di interesse oltre a quanto già scontato dal mercato (le attese sono per un rialzo fino al 5% nei prossimi mesi rispetto all’attuale 4,50%). A buttare acqua sul fuoco hanno contribuito poi il dato sui prezzi delle importazioni di febbraio, che grazie alla riduzione del prezzo del petrolio ha fatto registrare un calo dello 0,5% contro il -0,4% atteso, ed i prezzi alla produzione negli Stati Uniti, che sempre in febbraio hanno segnato un calo dell’1.4% su base mensile, il più elevato degli ultimi tre anni.

A seguito di queste notizie lo S&P500, l’indice che meglio degli altri fotografa la situazione della corporate America, ha superato quota 1300, una soglia che i prezzi non vedevano più dal maggio del 2001. Graficamente il segnale inviato è molto importante: i prezzi hanno interrotto la fase laterale disegnata a partire dai massimi di gennaio, la cui ampiezza, proiettata verso l’alto, fornisce un target per la ripresa del rialzo verso area 1340.

Da notare poi che l’uptrend attuale puo’ contare sul supporto offerto in area 1245 dai precedenti massimi di agosto 2005, superati lo scorso novembre e ripresi dall’lato ad inizio gennaio, ed ora definitivamente abbandonati. A questo punto è improbabile che i prezzi riprendano a scendere senza aver messo prima alla prova area 1340.

Le stesse dinamiche hanno interessato il Dow Jones Industrial, che ha superato il limite degli 11000 punti, lato superiore della fase laterale disegnata nei precedenti 2 anni, riprendendo quindi il precedente trend rialzista con la prospettiva di riportare i prezzi al cospetto dei massimi del 2000 in area 11750. Il momento sembrerebbe quindi buono per tornare a comprare titoli Usa, ma non solo quelli.

Anche gli indici europei infatti scalpitano al di sotto di resistenze importanti, che potrebbero essere messe presto alla prova e, se superate, lanciare i prezzi verso il raggiungimento di livelli che non si vedevano dalla fine del 2000/inizio del 2001. Di particolare importanza il “tappo” dei 3865 punti sull’indice Eurostoxx 50, i massimi del dicembre 2001, che, se dovesse saltare (la resistenza è stata messa alla prova nel corso della settimana ma non superata in modo perentorio), lascerebbe campo libero al proseguimento del rialzo verso area 4120 almeno, 62% retracement del ribasso dal top del marzo 2000.

Il quadro prospettico appare quindi positivo per le borse. Gli osservatori più attenti avranno tuttavia notato che le attese relative ai tassi di interesse sono condizionate, più che dalle prospettive di crescita dell’economia, dalla stabilità dei prezzi, l’elemento seguito con maggiore attenzione dalle banche centrali europea ed americana. E la discesa recente dei prezzi degli import, ma anche di quelli alla produzione, sono stati grandemente influenzati negli Usa dalla relativa debolezza del prezzo del petrolio.

Secondo alcuni studiosi del comparto tuttavia la stabilità del prezzo del greggio sarebbe un fenomeno di breve durata. Un elemento destabilizzante viene individuato nella partenza della borsa iraniana del petrolio in Euro. Al momento tuttavia la portata di questo evento appare più di natura politica che economica: l’Iran produce infatti meno del 5% del petrolio mondiale e di questa percentuale ne vende solo circa la metà all’estero. Rispetto a paesi come l’Arabia Saudita, l’Iraq, la Russia o gli States l’Iran è quindi un produttore secondario e sebbene il mondo non possa fare a meno del suo petrolio, dato l’elevato livello della domanda, è improbabile che il fatto di avere la possibilità per gli acquirenti di pagarlo in Euro invece che in dollari Usa abbia un effetto sulle quotazioni del greggio o sul dollaro stesso.

Anche archiviando l’importanza di questo elemento di novità come trascurabile non si può tuttavia affermare che il prezzo del greggio non sia più destinato a salire. E fino a che tale rischio rimane aperto non è possibile cancellare l’ipotesi che presto o tardi l’inflazione torni a correre ed i tassi a salire oltre quanto già scontato dal mercato, mettendo quindi i bastoni tra le ruote alle Borse. Del resto sarebbe molto rischioso dare per scontato il fatto che il greggio abbia raggiunto in area 60/65 un nuovo livello di stabilità.

E’ bastato il lancio della recente operazione chiamata “Swarmer”, il più grande attacco aereo ordinato in Iraq dall’invasione del Paese del 2003, per vedere un immediato rialzo dei prezzi del greggio. Quello che potrebbe accadere in caso di un innalzamento delle tensioni nell’area del Golfo è quindi facile da immaginare. Lo studio del grafico del WTI Index (West Texas Intermediate Crude Oil) sembra indicare che ci sia un rischio elevato di vedere salire nuovamente i prezzi, e questa volta anche al di sopra di area 70 dollari.

La curva dei prezzi sta infatti disegnando a partire dal top di fine agosto 2005 quello che potrebbe rivelarsi un triangolo di continuazione (i prezzi viaggiano all’interno di due linee convergenti che fanno assumere al grafico un aspetto triangolare appunto). Una figura di questo tipo rappresenta una pausa del trend precedente, in questo caso il rialzo dai minimi di inizio 2003, ed una volta completata, con i prezzi che superano la linea superiore, la tendenza riprende con un primo obiettivo distante dal punto di rottura in funzione della ampiezza del triangolo stesso.

Il target in caso di superamento della linea tracciata dal top di fine agosto 2005 e passante per il massimo dello scorso gennaio, attualmente resistenza in area 67 dollari, sarebbe posto intorno agli 81/82 dollari, un rialzo che difficilmente lascerebbe indifferente i registi della politica monetaria su entrambe le sponde dell’Atlantico. Per cancellare il rischio di una salita al di sopra degli 80 dollari servirebbe una discesa sotto quota 56/58, la base del triangolo: in quel caso infatti la figura di continuazione verrebbe cancellata, e tutta la fase laterale disegnata negli ultimi mesi si rivelerebbe un’ampia distribuzione introduttiva a ribassi verso i 50 dollari almeno.

Le borse nelle ultime settimane stanno salendo scontando il fatto che l’inflazione scenderà. E con il petrolio in quest’area, o meglio ancora in caso di discese sotto i 56/58 dollari, l’idea di un proseguimento del rialzo dei listini è credibile. Ma non certo con il petrolio al di sopra degli 80 dollari. In quel caso le borse potrebbero salire sull’ottovolante e fare la felicità dei ribassisti, di tutti quelli che ormai da molti mesi pensano che i mercati sono saliti troppo e troppo a lungo senza mettere mai a segno una vera correzione, creando i presupposti di una loro fragilità futura proprio a causa del successo raggiunto.

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