Mercati, analista vede “crollo del 40% a inizio 2019”

18 Ottobre 2018, di Alessandra Caparello

Due settimane fa poco prima del crollo delle azioni, Scott Minerd, Chief Officer di Guggenheim, ha gettato benzina sul fuoco con un tweet minaccioso che ha attirato l’attenzione della comunità degli investitori.

“Aumento dei tassi e azioni in calo riecheggiano le ombre dell’ottobre 1987″.

Mentre le azioni sono crollate bruscamente poco dopo il tweet di Minerd, il selloff della settimana scorsa tuttavia non è stato così forte come quello del Black Monday della fine degli anni Ottanta che ha spaventato una generazione di trader. Ma Minerd è andato avanti per la sua teoria calcando la mano ancor di più. Ciò che preoccupa maggiormente gli investitori è la tesi di Minerd secondo cui “le turbolenze nei mercati creditizi si riverseranno quasi certamente sui mercati azionari” e che “in uno scenario simile al 2001/02, gli spread degli high yelds potrebbero aumentare di circa 800 pb o più, che corrisponde a un calo del 40% circa delle azioni”.

“La prossima recessione potrebbe non essere più grave della media, in parte perché i responsabili delle politiche agiranno rapidamente sapendo di avere opzioni politiche limitate. Ma quella mancanza di spazio politico mi preoccupa. Negli Stati Uniti entreremo in crisi con il più grande deficit di bilancio in tempo di pace che abbiamo avuto al di fuori di una recessione, e la Fed sarà probabilmente costretta a muoversi ancora una volta. Da qui ci aspettiamo che la Fed tagli i tassi a zero, ritorni ad una guida anticipata aggressiva e faccia risorgere il QE. Resta da vedere se questi strumenti saranno efficaci (…) Probabilmente le azioni raggiungeranno il picco un po’ più tardi nel 2019, non ultimo perché il periodo di novembre-aprile tende ad essere stagionalmente forte per le azioni, soprattutto dopo le elezioni di medio termine. Entro la fine del secondo trimestre dell’anno prossimo, mi aspetto un rischio crollo dovunque”.