Imam giustiziato, Medio Oriente nel caos. Teheran, attacco contro ambasciata saudita

3 Gennaio 2016, di Laura Naka Antonelli

ROMA (WSI) – Grave escalation delle tensioni tra sunniti e sciiti, dopo l’annuncio dell’Arabia Saudita, che ha reso noto di aver giustiziato 47 presunti terroristi, tra cui lo Sheikh sciita, Nimr al Nimr. Le esecuzioni, come ha affermato lo stesso Ministero dell’Interno saudita in un comunicato, sono avvenute in dieci province del paese. Alcuni condannati sono stati uccisi con armi da fuoco, altri decapitati.

Immediata la reazione del mondo sciita: ore di violenza soprattutto in Iran, dove diversi manifestanti hanno attaccato l’ambasciata dell’Arabia Saudita a Teheran, lanciando bombe incendiarie e saccheggiando la sede.

Stando a quanto riporta Bloomberg , Hossein Jaber Ansari, ministro degli Esteri iraniano, ha detto chiaramente che il governo saudita pagherà “a caro prezzo” l’esecuzione di Al Nimr, imam dissidente noto per aver criticato diverse volte Riyad, arrestato nel 2012 e condannato a morte nel 2014.

John Kirby, portavoce del dipartimento di Stato Usa, ha commentato così la notizia:

“Temiamo che l’esecuzione del religioso e attivista politico sciita Nimr al-Nimr rischi di esarcerbare tensioni di natura settaria in un momento in cui c’è un urgente bisogno di ridurle”. Kirby ha invitato l’Arabia Saudita a “rispettare e proteggere i diritti civili, e ad assicurare processi giusti e trasparenti in tutti i casi”.

Ferma condanna dal movimento sciita libanese Hezbollah, alleato dell’Iran, che ha detto di ritenere gli Usa e i suoi alleati responsabili per le esecuzioni, perché “coprono i crimini del Regno”.

Sdegno anche in Iraq, con diverse voci che si sono levate per chiedere la chiusura dell’ambasciata saudita a Baghdad, riaperta dal 15 dicembre.