Maxi-processo Eternit: 20 anni ai manager, “tragedia sconvolgente”

4 Luglio 2011, di Redazione Wall Street Italia

Il pubblico ministero di Torino, Raffaele Guariniello, ha chiesto una condanna a 20 anni per Stephan Schmidheiny e il nobile belga Jean Louis Marie Ghislain de Cartier de Marchienne, i due dirigenti della multinazionale dell’amianto Eternit, nel corso del maxi-processo in corso a Torino. L’accusa è di disastro ambientale doloso e omissione volontaria di cautele nei luoghi di lavoro.

“Chiedo vent’anni per questa immane e sconvolgente tragedia – ha detto Guariniello – Non avevo mai visto un dramma come questo, che ha colpito popolazioni di lavoratori e cittadini e che continua a seminare morti. E continuerà a seminarli chissà fino a quando”. Guariniello ha parlato di una tragedia orchestrata “sotto un’unica regia in Italia e in altri paesi del mondo, senza che mai nessun tribunale abbia chiamato a rispondere i responsabili per l’enorme danno cagionato”.

Nel contesto, la richiesta di pena che il pm Guariniello ha formulato alla fine della requisitoria del processo Eternit nei confronti dei due imputati per il reato di disastro doloso e’ di dodici anni di reclusione con aumento di pena a 20 per continuazione del reato.

Il pm ha richiesto inoltre 3 pene ulteriori: interdizione dai pubblici uffici, incapacita’ di contrattare con la pubblica amministrazione per anni 3 e interdizione dalla direzione di impresa per anni 10.

“E’ una vicenda nella quale il dolo non e’ solo eventuale ma diretto”. Cosi’ il pm Raffaele Guariniello ha motivato la richiesta di venti anni di reclusione a carico dei due imputati del processo Eternit, il miliardario svizzero Stephan Schmidhaeny e il barone belga Louis De Cartier De Marchienne. Al termine della requisitoria, curata anche dai pm Sara Panelli e Gianfranco Colace, e’ risultato che i responsabili della Eternit Spa sapevano direttamente della nocivita’ dell’amianto trattato in Italia nelle quattro sedi di Cavagnolo (Torino), Casale Monferrato (Alessandria), Rubiera (Reggio Emilia) e Bagnoli (Napoli).

A carico degli imputati e’ emersa la capacita’ di delinquere e di nascondere a lavoratori e popolazioni la cancerogenicita’ dell’amianto con l’intento di perseguire profitto. In particolare, Stephan Schmidhaeny, sotto una apparenza filantropica, portava avanti, secondo i pm, un monitoraggio capillare della pericolosita’ dell’amianto sui luoghi di lavoro, tenuta all’oscuro dei lavoratori stessi, attivita’ lobbistiche e di spionaggio per non essere coinvolto da eventuali azioni giudiziarie.

Dalle carte del processo, secondo quanto detto in aula dai pm, risulta che quella dell’eternit e’ una tragedia mai vista, mai letta. Una tragedia immane che ha colpito popolazioni di lavoratori e cittadini, che continua a seminare morte e continuera’ a farlo ancora per chissa’ quanto tempo. La tragedia delle morti per amianto e’ avvenuta, come ha precisato il pm Guariniello, sotto una regia unica senza che nessun tribunale avesse finora mai chiamato a giudizio i diretti responsabili.

Per formulare la richiesta di pena i pm si sono basati anche sulle passate sentenze della Cassazione in riferimento a disastri dolosi, come quelle che hanno riguardato i 27 bambini morti nella scuola di San Giuliano, i sette morti della ThyssenKrupp e i 137 delle tante aziende che trattavano amianto in Piemonte.