Matteo Salvini apre ad elezioni anticipate: “Se arrivano altri tre no, cambia tutto”

18 Luglio 2019, di Alessandra Caparello

L’Italia ha ancora tempo per sciogliere il parlamento e andare a elezioni anticipate dopo la pausa estiva. Così il vicepremier Matteo Salvini intervistato dal Corriere della Sera. Ennesimo terreno di scontro tra i due alleati all’interno della maggioranza, Lega da una parte e Movimento Cinque Stelle dall’altra riguarda la recente elezione di Ursula von der Leyen a presidente della Commissione europea.

Alla domanda se cade il governo sentendosi tradito dagli alleati, il leader della Lega risponde:

E’ una scelta dei Cinque stelle, le cose o si fanno o non si fanno. Mi auguro che il loro voto a Merkel e Macron non significhi una manovra alla Monti. Il buongiorno si vede dal mattino e io non so se Ursula von der Leyen sta lì che aspetta di fare crescere l’Italia. Fra qualche mese chiederemo conto a chi l’ha votata, perché avremmo potuto cambiare la storia.

Lega e Cinque stelle si sono scontrati in merito all’elezione della tedesca Ursula von der Leyen come prossimo presidente della Commissione europea, una votazione che  a detta del leader del Carroccio potrebbe mettere in pericolo le speranze di Roma di ottenere un posto di primo piano nel nuovo esecutivo dell’UE.

Ma è sulle grandi riforma che Matteo Salvini perde le staffe.

Giustizia, autonomia e manovra: le cose si fanno o non si fanno, e la Lega va avanti. Ma se arrivassero altri tre no, allora cambia tutto.

Su Repubblica invece è il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte che affida ad una lettera tutte le sue perplessità sulla tenuta del governo giallo-verde.

Nei giorni precedenti la votazione della neopresidente, ho invitato i parlamentari europei delle forze politiche che sostengono la maggioranza interna ad appoggiare questa candidatura, proprio in ragione dei sottesi equilibri e garanzi. Ma come è noto gli europarlamentari eletti con la Lega, a differenza di quelli del Movimento 5 Stelle, hanno espresso voto contrario. Non sono in condizione di prefigurare se questa contrarietà avrà ripercussioni sulle trattative che si svolgeranno per definire la composizione della squadra di neocommissari. Di certo non si tratta di rivendicare una “poltrona” a beneficio di una singola forza politica. Si tratta di difendere gli interessi nazionali e di rivendicare per l’Italia il posto di prestigio che merita.

Tenta di gettare acqua sul fuoco il vicepremier pentastellato Luigi Di Maio.

La crisi non c’è e non ci sarà, quello che c’è è l’unico governo possibile. Non faremo mai alleanze con il partito di Bibbiano.