MASOCHISTI
AL GOVERNO

23 Agosto 2007, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) –
Ma allora c´è del metodo nelle pulsioni masochistiche che attanagliano il governo Prodi e la sua maggioranza. Non paghi di essersi esposti sulla graticola di un duplice e increscioso richiamo all´ordine da parte di Bruxelles e Francoforte sulla sorte delle riserve auree, ecco i nostri eroi infilarsi in un altro tritacarne di puro autolesionismo in tema di tassazione delle rendite finanziarie.

Oltre tutto, con una scelta di tempi e di modi che rivelano una davvero straordinaria incapacità politica a percepire il clima dei mercati finanziari e gli umori circolanti nel paese.
In via teorica, sul merito di questa ipotesi di unificare al 20 per cento il prelievo in materia non ci sarebbe granché da dire.
Il livello italiano al riguardo è fra i più bassi d´Europa, dunque uniformarsi alla media continentale non sarebbe di per sé sbagliato e ciò spiega perché l´Unione di centro-sinistra ha inserito tale misura nel suo programma elettorale. Come sempre, però, ciò che più conta in politica è la scelta del momento e del mezzo con i quali si compie l´operazione. Ed è proprio su questo terreno che l´asino del centro-sinistra, per l´ennesima volta, è incespicato su se stesso.
Prima osservazione: su una materia così delicata (come sempre del resto quando si parla di tasse) un governo serio prima fa e poi dice. Di sicuro non si esibisce in preannunci di decisione, né in ambigue sortite che vorrebbero forse essere dei «ballon d´essai» ma che finiscono per trasformarsi in boomerang micidiali. Tanto meno lascia che simili argomenti possano essere oggetto di estemporanee sortite da parte di un qualunque sottosegretario cui tirare il giorno dopo le orecchie come ad un alunno un po´ indisciplinato.
Seconda osservazione: il comunicato con il quale Palazzo Chigi ha preso ieri le distanze dal sottosegretario Grandi, definendo del tutto personale la sua iniziativa sul fatidico 20 per cento, denuncia due clamorosi difetti.
Intanto, esso giunge tardivo: in casi del genere non si aspettano ventiquattro ore, ma si interviene in ventiquattro minuti. Altrimenti la presidenza del Consiglio offre la sgradevole impressione di aver voluto prima misurare le reazioni del paese e poi decidere da che parte stare.
Terza osservazione: i reggitori delle sorti del centro-sinistra leggono i giornali, seguono radio e televisioni, hanno insomma una seppur vaga idea di ciò che sta accadendo o si sta dicendo intorno a loro? Certo, lo sciopero fiscale di cui vaneggia Umberto Bossi è una bomba con l´innesco bagnato dai principi della Costituzione e dalle norme del codice penale. Ma è un fatto che, sebbene delirante, la minaccia leghista sta alimentando nel paese uno scivoloso clima di ribellismo antitasse, al quale non si sottraggono neppure esponenti di primo piano del mondo imprenditoriale quale il presidente di Federmeccanica. A simili sguaiate apologie di reato un governo che si rispetti può perfino rispondere mobilitando la Guardia di Finanza e l´Arma dei Carabinieri. Ma quale senso politico, viceversa, c´è nella mossa di versare altra benzina sul fuoco con l´annuncio di un nuovo maggior prelievo? È sconcertante che a Palazzo Chigi abbiano impiegato un intero giorno per capire lo sfondone commesso.
Quarta osservazione: sempre gli augusti reggitori del centro – sinistra sono informati dell´aria che tira nelle Borse e sui mercati finanziari del mondo intero? È opinione generale che compito primario in materia da parte delle pubbliche autorità dovrebbe essere quello di aiutare una stabilizzazione dei corsi per scongiurare o comunque tamponare i riflessi negativi della crisi finanziaria sull´economia reale. Ebbene, quale contributo può dare oggi in tal senso un aumento dal 12,5 al 20 per cento del prelievo sui capital gain? Addirittura non è neppure pensabile – con questi chiari di luna borsistici – che ne trarrebbe qualche vantaggio l´Erario per la banale ragione che le tasse si pagano sulle plusvalenze e non sulle perdite che oggi, invece, stanno dilagando sui mercati. Ecco una buona ragione di sostanza per cui ieri il listino di Piazza Affari non ha fatto una piega dinanzi all´ipotesi ventilata dal sottosegretario Grandi.

In conclusione, dopo la marcia indietro di Palazzo Chigi, sul terreno rimangono soltanto le macerie di una credibilità politica nuovamente logorata da atti il cui inconfessabile fine era forse quello di offrire un premio di consolazione alla turbolenta sinistra dell´anche i ricchi piangano, ma che si è risolto nell´ennesimo regalo all´offensiva mediatica dell´opposizione. Un dubbio si insinua nella constatazione di tanto pervicace masochismo del centro-sinistra. Forse non c´è nessun bisogno che Berlusconi sprechi i suoi soldi per allettare qualche senatore al salto della quaglia. Nella maggioranza c´è una robusta quinta colonna che già lavora gratis per riconsegnare il paese al Cavaliere o a chi per lui.

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