Mario Draghi, i mercati e i titoli favoriti a Piazza Affari

6 Febbraio 2021, di Alessandra Caparello

Spread intorno a 100 punti base, livello che non si vedeva dal 2016 mentre Piazza Affari guida i rialzi in Europa dopo la convocazione di Mario Draghi dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella per la formazione di un nuovo governo.

Ma perché quest’euforia sui mercati?  La credibilità di Draghi, che ha accettato l’incarico di guidare il nuovo governo, a livello internazionale potrebbe spostare flussi di capitale sull’Italia, quindi ci aspettiamo un impatto positivo sul mercato azionario italiano. Così Luigi De Bellis, co-responsabile dell’ufficio studi Equita sim.

Mario Draghi,  i titoli favoriti a Piazza Affari

“Il nuovo governo dovrebbe innanzitutto operare per un efficace e tempestivo utilizzo dei fondi del Recovery Fund e impostare alcune riforme strutturali per accelerare la traiettoria di crescita dell’economia (…) in una prima fase suggeriamo di puntare su titoli liquidi (quindi ci siamo concentrati sull`indice FtseMib) che traggono vantaggio dalla riduzione dello spread, dall’implementazione degli investimenti legati al Recovery Fund e/o dalla riduzione dello `sconto Italia`”.

I titoli su cui puntare? Secondo l’analista di Equita Sim in pole position ci sono Buzzi Unicem, Intesa Sanpaolo, Mediobanca, Banca Mediolanum e Stellantis.  

Secondo Marzotto Investment House la nomina di Draghi, in assenza di intoppi a livello di partiti politici, avrà come primo effetto la chiusura dei numerosi short esistenti sul mercato azionario domestico. Il Ftse Mib pieno di titoli finanziari è anche probabilmente uno degli indici meno investiti a livello globale. La popolarità di Draghi a livello delle grandi istituzioni finanziarie è tale che non si può escludere che qualche investitore possa puntare in caso di sua nomina ad una crescita economica per l’Italia sensibilmente superiore alle stime attuali.
La somma di questi due effetti (chiusura degli short e posizionamento long di nuovi investitori internazionali), potrebbe avere un effetto molto positivo sul Ftse Mib e tutti gli indici azionari italiani.
Per quanto riguarda l’indice Ftse Mib a livello tecnico sono da monitorare il recentissimo massimo a 22.800 e il massimo pre-Covid a 25.000 punti. In caso di eventuale rottura di questo livello, teoricamente ci sarebbe spazio anche fino a 35.000, come si vede nei grafici su base mensile”.

Positivo anche il commento di Kaspar Hense, senior portfolio manager di BlueBay Asset Management, secondo cui, l’ex presidente della Bce sarebbe un risultato positivo per i mercati, “non perché è stato il salvatore della crisi sovrana europea nel ruolo di presidente della Bce, ma perché un governo tecnico sarebbe più probabilmente in grado di padroneggiare le sfide del prossimo anno, in cui lo stretto coordinamento con l’Ue e le riforme strutturali dovrebbero non solo aiutare la ripresa economica, ma anche ridurre le tensioni populiste sorte sotto il Governo di Mario Monti”.

Con il numero di casi di Covid-19 in aumento e la situazione complessa sul fronte dei vaccini – dato che l’Ue ha avuto problemi a livello di consegne – il supporto della BCE sarà necessario più a lungo per sostenere la ripresa e le minori tensioni politiche ridurranno le frizioni nel corso di questo periodo di incertezza”.

C’è anche chi esprime cautela

Più cauto Flavio Carpenzano, senior investment strategist fixed income di AllianceBernstein secondo il quale  “non c’è dubbio che avere un governo tecnico con Mario Draghi a fare da front runner nella corsa per diventare primo ministro sarebbe uno sviluppo positivo a breve termine per i BTP, ma si deve tenere presente che questo è soprattutto un segnale di mancanza di governabilità. Un po’ di cautela è giustificata. Per formare un governo, Draghi avrà bisogno del sostegno del Movimento 5 Stelle o della Lega e non è affatto certo che questo arrivi. Oltre a ciò, c’è la questione di cosa potrebbe essere effettivamente in grado di ottenere Draghi se dovesse formare un governo e lì il suo spazio di manovra sarà probabilmente molto limitato, poiché il parlamento italiano è un pesce diverso dal consiglio direttivo della Bce.
Quindi, se Draghi riuscisse a formare un governo sarebbe uno sviluppo positivo, ma ciò che è effettivamente accaduto è che le probabilità di entrambi i rischi di coda sono aumentate. Perciò, la reazione del mercato ad un risvolto negativo (elezioni anticipate) sarà probabilmente molto più accentuata rispetto a quanto potrebbe avvenire in caso di successo (governo tecnico)”.

“Nel lungo termine, c’è un rischio crescente che questo evento possa essere usato dai partiti populisti, poiché questo si adatterebbe perfettamente alla narrazione che l’Italia è gestita da Bruxelles/banchieri. Tuttavia, queste sarebbero preoccupazioni da porsi in un altro momento se Draghi diventasse, davvero, premier” conclude Carpenzano.