Marchionne prenda nota: Francia pronta a nazionalizzare Peugeot

8 Febbraio 2013, di Redazione Wall Street Italia

SIENA (WSI) – “Chiariamo questo: la societa’ non puo’ scomparire”, dice il ministro di Bilancio francese Jerome Cahuzac riferendosi alla possibilita’ che Peugeot-Citroen faccia crack. La crisi del settore auto ha portato l’azienda a subire svalutazioni per 4,13 miliardi e il governo transalpino ha promesso di fare tutto pur di salvare lo storico gruppo nazionale.

La quota del mercato dell’auto di Peugeto e’ vista in calo del 5% nel 2013. L’anno scorso le vendite di vetture nell’Unione Europea sono crollate come mai negli ultimi 19 anni e i dirigenti del settore prevedono ulteriori flessioni.

L’ipotesi di nazionalizzazione viene definita come una misura “da ultiam spiaggia” dal governo francese guidato dal socialista Hollande.

Tassi & Congiuntura: dopo una mattinata all’insegna del rialzo delle borse e del calo degli spread in area Euro, nel pomeriggio dopo le parole di Draghi si è assistito ad un’inversione con un calo dei tassi governativi tedeschi ed un rialzo degli spread. La mattinata è stata condizionata dall’esito positivo delle aste spagnole che hanno collocato un ammontare superiore a quello offerto, con tassi che sono però risultati in rialzo rispetto alle precedenti emissioni.

Il tesoro spagnolo ha così collocato il 18% delle emissioni titoli. L’attesa riunione della Bce si è conclusa con un nulla di fatto su tassi e manovre non convenzionali. Draghi nella conferenza stampa ha dichiarato che la decisione è stata unanime ma il board ha discusso di come migliorare le condizioni finanziarie. Sulla crescita ha ribadito che i rischi restano al ribasso, mentre sull’inflazione sono bilanciati.

La novità sui prezzi è che il “più recente rafforzamento del cambio” genera rischi al ribasso. Il recente apprezzamento del cambio, secondo Draghi, va letto come un ritorno alla fiducia nell’euro con il tasso di cambio effettivo nominale e reale che resta intorno alla media di lungo periodo. La politica monetaria, come più volte detto dal presidente, resta accomodante evidenziando quindi che la Bce resta propensa a garantire piena liquidità al mercato.

Alla luce delle parole di Draghi emerge che un eventuale taglio del tasso di riferimento dipenderà molto dall’andamento del tasso di cambio. Di conseguenza considerato la nostra attesa di un indebolimento dell’euro a febbraio, riteniamo che il taglio potrebbe essere effettuato non a marzo ma spostato eventualmente nel secondo trimestre. Viceversa se il cambio euro/dollaro dovesse portarsi in prossimità di 1,4, allora il taglio potrà essere effettuato già nella riunione di marzo.

La riunione della Boe si è conclusa con un nulla di fatto sul tasso di riferimento rimasto fermo allo 0,5% e sull’ammontare di acquisti di bond. Dal comunicato emerge però che è stato deciso di reinvestire i titoli che cominceranno a scadere da marzo (6,6 Mld£). Il primo ministro irlandese ha reso noto i dettagli dello swap del debito contratto per il salvataggio di alcune importanti banche del paese nel corso della crisi finanziaria.

Si tratta di un accordo tra governo e banca centrale irlandese (di cui il board Bce ha preso atto unanimemente) che consentirà di ridurre il costo di tale debito per il governo, allentando potenzialmente le manovre di austerity e riducendo il deficit pubblico. Oggi prosegue il consiglio europeo dedicato al bilancio Ue per il 2014-2020.

Secondo Reuters, che cita un funzionario Ue, i leader hanno raggiunto un’intesa di massima che fisserebbe gli impegni complessivi a 960 Mld€ dai 1047 proposti dalla Commissione. Negli Usa giornata caratterizzata dai tassi governativi in leggerissimo calo favoriti dalle parole caute di Draghi sulla crescita nell’Eurozona. Sul fronte macro, il dato relativo al credito al consumo di dicembre è risultato in rialzo per il quinto mese consecutivo, trascinato soprattutto dal credito nonrevolving in cui rientrano i prestiti per le auto e quelli agli studenti per i quali lo scorso luglio il Congresso ha bloccato al 3,4% il tasso per l’anno accademico in corso.

Valute: le parole di Draghi hanno impattato sull’euro con la moneta unica che si è deprezzata verso quasi tutte le principali valute. Verso dollaro il cambio è calato ai minimi da 2 settimane e questa mattina quota in prossimità di 1,34. Per oggi i supporti si collocano a 1,3350 e 1,3250, la resistenza più vicina in area 1,3420-50. Le parole di Draghi confermano la possibilità di una discesa verso area 1,30 nel corso di febbraio. Ieri l’euro si è deprezzato anche verso sterlina. Nonostante una certa volatilità durante il discorso del futuro governatore della BOE Carney, il movimento decisivo è comunque avvenuto durante il discorso di Draghi.

Carney ha dichiarato che le banche centrali dovrebbero essere flessibili sui target d’inflazione e che ogni cambio di regime monetario non dovrebbe essere fatto alla leggera. Ha aggiunto che occorre approntare un piano che renda esplicito come uscire dalle politiche monetarie non convenzionali; quando verrà il momento quindi occorre disegnarlo, implementarlo e alla fine (dopo le due precedenti misure) uscirne. Euro in deprezzamento anche verso yen. Il supporto si colloca a 123.

Segnaliamo l’apprezzamento del real brasiliano verso tutte le principali valute mondiali dopo che la banca centrale ha dichiarato che il livello di inflazione è elevato e che ancora è impattato dal deprezzamento della valuta nel 2012. Infine apprezzamento per lo yuan cinese verso dollaro dopo il rialzo superiore alle attese delle esportazioni cinesi a gennaio. Nello stesso mese l’inflazione è rallentata al 2%, in linea con le attese del consenso di Bloomberg.

Materie prime: giornata negativa per le commodity penalizzate dall’apprezzamento del dollaro. Un’eccezione è stato il Brent (+0,4%) che stamani si attesta poco sotto i 118$/b. In calo invece il Wti (-0,8%), penalizzato dall’abbondanza di scorte negli Usa. Lo spread tra le due tipologie di petrolio è salito ai massimi da dicembre a circa 22$/barile. Giornata mediamente di ribassi per i metalli preziosi ed industriali e per gli agricoli.

Azionario: chiusura negativa per i listini azionari dell’area Euro ad eccezione del Dax. L’indice italiano e francese sono risultati i peggiori. Da segnale il rialzo di oltre l’1% dell’indice azionario irlandese dopo l’annuncio sull’accordo di swap. In Italia le perdite più elevati hanno interessato ancora una volta i bancari e gli energetici appesantiti dalle notizie su Eni. Negli Usa listini azionari in lieve calo, recuperando in chiusura buona parte delle perdite più marcate di metà giornata.

I comparti materie prime ed energetico hanno guidato i ribassi, mentre ha recuperato il settore tecnologico. Quest’ultimo ha beneficiato del rimbalzo del 3% di Apple, su pressioni arrivate da alcuni soci per un maggiore utilizzo degli oltre 130 Mld$ di liquidità a disposizione. Marcato ribasso per il Giappone penalizzato dall’apprezzamento dello yen. Sul lato emergenti ieri è stato registrato il quarto calo consecutivo per l’indice MSCI EM (-0,4%) che si è portato ai minimi da inizio anno penalizzato dal listino cinese, indiano, turco e brasiliano. Stamani si sta assistendo ad un buon andamento delle borse emergenti asiatiche dopo i buoni dati macro cinesi.

ENI- L’amministratore delegato Scaroni è indagato con l’ipotesi di reato di corruzione nell’ambito di un’inchiesta sulle attività di Saipem. Il titolo ieri ha perso il 4,62%.

SAIPEM- La società stima di chiudere il 2012 con un indebitamento netto di 4,3 Mld€ che scenderà a 4,2 Mld nel 2013-02-08.

TELECOM ITALIA- Chiude il 2012 con risultati pressoché in linea con le stime degli analisti e quindi con un debito netto superiore alle previsioni di bilancio ed afferma che la liquidità generata dovrà essere usata per lo sviluppo della rete in Italia ed all’estero.

TELECOM ITALIA MEDIA- Terrà un nuovo consiglio sul tema della cessione che sarà convocato insieme a quello di Telecom Italia. La società ha chiuso il 2012 con ricavi in calo del 6,7% ed un ebitda negativo per 44,8 Mln€ dai +27,3 registrati nel 2011.

FONDIARIA- La procura di Torino ha emesso sette nuovi avvisi di garanzia nell’ambito dell’indagine sulla società che vede indagati i fratelli Ligresti per falso in bilancio e ostacolo all’autorità di vigilanza.

SEAT PG- S&P ha tagliato il rating a D (default) da SD (selective Default). Moddy’s ha abbassato il giudizio a CA.

APPLE- Chiude la seduta a 468,22$ (+2,97%). La società ha dichiarato che distribuirà agli azionisti 45 Mld$ in tre anni, parte dei 137,1 Mld$ di liquidità disponibile. Il management sta lavorando insieme alla Goldman Sachs per decidere quale strumento utilizzare per questa operazione. Una delle opzioni che stanno considerando è l’emissione di azioni privilegiate come proposto dall’hedge fund Greenlight Capital, azionista di Apple.

DAIMLER- Terzo produttore di auto di lusso al mondo, chiude a 44,21€ (+2,78%) dopo le previsioni di profitti invariati per il 2013. La società ha registrato EBIT in calo del 10% nel 2012, per un valore di 8,1 Mld€.

FUJITSU LTD.- Produttore di computer, chiude a 434 Yen (+5,1%) dopo aver annunciato il taglio di 5000 posti di lavoro. La società ha inoltre comunicato la fusione della divisione produzione chip elettronici con quella di Panasonic Corp.

Fonte: Infoproviders