MARCHIONNE DISPERATO. MA ECCO PERCHE’ AIUTEREMO L’AUTO (OOPSSS, LA FIAT)

30 Settembre 2009, di Redazione Wall Street Italia
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(WSI) – La Fiat ha chiesto incentivi per chi va ad acquistare un’auto nuova anche per l’anno prossimo, e quasi certamente li avrà, come in passato ha avuto tutti gli aiuti che ha chiesto. Il perché non è difficile da capire. Per rendersene conto basta leggere questa brevissima notizia di agenzia: negli Stati Uniti la disoccupazione è al massimo, e cioè al 9,7 per cento. Ma in California è al 12,2 per cento e a Detroit, città dell’auto, al 17,3 per cento. Una percentuale che qui da noi avrebbe già motivato robuste rivolte di piazza. Cosa che ovviamente spaventa i politici. Se puo’ interessarti, in borsa si puo’ guadagnare con titoli aggressivi in fase di continuazione del rialzo e difensivi in caso di volatilita’ e calo degli indici, basta accedere alla sezione INSIDER. Se non sei abbonato, fallo ora: costa solo 76 centesimi al giorno, provalo ora!.

E infatti anche in America, come in tutti gli altri posti, i produttori di auto sono stati generosamente aiutati dai governi. Il perché è sotto gli occhi di tutti, anche se si fa finta di non vedere: l’industria dell’automobile è una delle poche, in questi tempi post-fordisti e cibernetici, che impiega molta mano d’opera. E’, come si dice, una delle ultime attività a alta intensità di lavoro. Inoltre, di solito si tratta di complessi con alcune migliaia di lavoratori (Mirafiori, nei suoi anni gloriosi, arrivò a averne 65 mila) , e in genere, il tutto è concentrato in luoghi specifici.

Non solo. Di solito, lo stabilimento auto è l’impianto più grande (che dà più lavoro) nell’area in cui si trova e non di rado si tratta anche dell’unica attività che distribuisce lavoro e stipendi in quantità apprezzabili.
Dal punto di vista politico, gli impianti di auto sono barili di dinamite disseminati in giro per i vari paesi e i politici vivono nel terrore che qualche crisi o qualche accidente possa farli esplodere.

Questa situazione riguarda, ripeto non solo l’Italia, ma quasi tutti i paesi industrializzati. In Italia viene in evidenza, ogni tanto, la questione dell’impianto di Termini Imerese: se dovesse chiudere (come qualche volta si dice) dalla zona, dove non c’è quasi niente, sparirebbero poco meno di due mila stipendi (fra diretti e indiretti) e nessuno saprebbe che cosa mettere al loro posto. Non si sa, cioè, come altro potrebbe vivere la gente di quella zona. E lo stesso ragionamento, credo, si può fare per altri impianti auto del nostro paese e degli altri paesi “avanzati”.

Da qui gli aiuti, a volte anche molto generosi, che arrivano dai vari governi. Per sempre? Forse sì. Qualche giorno fa ho fatto un giro alla Bicocca di Milano, dove una volta, qualche decennio fa, c’era uno stabilimento che occupava un milione di metri quadri e che contava 35 mila operai. Adesso, gli operai non ci sono più, ma c’è un’università con 35 mila studenti. Molti di loro diventeranno dottori, ingegneri, letterati, economisti, ecc. I cambiamenti, nel mondo, sono di questa portata.

Allora, forse, sarebbe opportuno, per quanto riguarda l’industria dell’auto, studiare una sorta di exit strategy. Una strategia, cioè, per portarla dove le condizioni di lavoro (e le paghe) sono tali da consentire a questo genere di industria di esistere senza grossi aiuti pubblici. D’altra parte, in mancanza di un’exit strategy dichiarata e pubblica, a condizioni certe, con attività sostitutive di pregio, quello che sta avvenendo è un progressivo svuotamento delle attività nei paesi industrializzati per trasferire le lavorazioni in paesi più “poveri”, dove la mano d’opera costa meno e pone meno richieste.

Insomma, quello che i politici non vogliono fare alla luce del sole e in modo condiviso, le imprese lo fanno in modo lento e sistematico. Se oggi andate a Mirafiori non solo non trovate più i 65 mila operai degli anni eroici (Quando si scriveva: “Mirafiori, cuore e culla del movimento operaio italiano”), ma vi accorgerete che persino quelli che portano i vari pezzi da un punto all’altro della fabbrica non sono più operai Fiat, ma di un’altra ditta. Idem quelli della manutenzione, e così via. Tutto cambia. E non è detto che sia un male. Forse 35 mila studenti sono meglio di 35 mila operai che fanno copertoni dall’alba al tramonto.

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Le vendite di auto in Europa a fine 2009 dovrebbero scendere a 13,5 milioni con una perdita sul 2008 del 7,5%. In Italia nel 2010 senza incentivi il mercato dovrebbe scendere sotto i 2 milioni di unità con una perdita di 600.000 unità sul 2007. E’ quanto ha previsto l’Ad di Fiat, Marchionne, che ha chiesto l’estensione degli aiuti fiscali alle imprese previsti dalla Tremonti ter ai veicoli commerciali e industriali. Le prospettive per l’anno prossimo sono ancora molto incerte, sono necessari incentivi per ancora due anni.