Magistrati, scatta il prepensionamento: in 445 lasceranno la toga

17 Giugno 2014, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Altro che spoil system. Se la norma sull’età pensionabile dei magistrati, abbassata da 75 a 70 anni, sarà approvata così com’è uscita dal consiglio dei ministri, sarà un terremoto. Che riguarderà, per lo più, i vertici di importanti uffici giudiziari come Milano (a superare la soglia dei 70 anni, entro la fine del 2014, saranno ben 14 toghe con incarichi direttivi, tra cui il capo Edmondo Bruti Liberati, il presidente del Tribunale Livia Pomodoro, il presidente della Corte di Appello Giovanni Canzio e il pg Manlio Minale), ma anche Venezia, Torino, Napoli e Roma.

A tirare le somme è il Csm, che ha contato ben 445 magistrati prossimi alla pensione su 9.410 in servizio. Per la precisione: 308 entro il 31 dicembre prossimo (di cui 210 ricoprono incarichi direttivi e semidiretti) e altri 137 nei due anni successivi (65 entro la fine del 2015 e 72 nel 2016). Al Csm è scattato l’allarme rosso. Su sollecitazione di Riccardo Fuzio, presidente della sesta sezione, il comitato di presidenza di Palazzo dei Marescialli ha aperto una pratica che sarà discussa mercoledì prossimo, al plenum.

In forte allarme anche il presidente della Cassazione, Giorgio Santacroce, che ha predisposo un monitoraggio ad hoc. Ed in effetti, scorrendo le tabelle messe a punto dal Csm, a rischiare il dimezzamento sono proprio i magistrati della Suprema Corte: ben 68 entro la fine del 2014 (di cui 42 direttivi). E tra questi non spicca solo il nome dello stesso Santacroce, ma anche quelli di Antonio Esposito (il presidente del collegio che ha confermato la condanna di Berlusconi), del direttore del massimario Giuseppe Maria Berruti, di Maria Cristina Siotto (presidente del collegio che ha deciso sulla condanna di Dell’Utri) e tanti altri nomi noti.

Rispetto al progetto originario di far scattare la tagliola del pensionamento a 70 anni, senza alcuna gradualità, il testo in consiglio dei ministri è stato “addolcito”. Ma solo parzialmente. L’Anm ha chiesto un incontro urgente al ministro della Giustizia Orlando, sia per discutere dell’emedamento Pini, che alla Camera ha introdotto la responsabilità civile diretta dei magistrati, sia per chiedere a gran voce che la norma sull’età pensionabile venga rivista.

Il governo, infatti, nonostante le insistenze del Guardasigilli per una maggiore gradualità, ha previsto una sola deroga: i magistrati che, alla data di entrata in vigore della legge di conversione, avranno compiuto 70 anni potranno rimanere in servizio fino a 31 dicembre del 2015. Ma il bonus varrà solo nel caso in cui ricoprano incarichi direttivi e semidiriettivi. A guardare i numeri, sono 210. E tra questi c’è anche il procuratore capo di Milano, Bruti Liberati, sempre che il braccio di ferro col suo aggiunto Alfredo Robledo non gli costi una mancata riconferma da parte del Csm.

Al Consiglio sono in molti a lamentare aspetti di «irragionevolezza» (e quindi di incostituzionalità) della norma. A preoccupare sono anche gli effetti sui processi in corso legati all’uscita immediata dei giudici “non graduati” che abbiano raggiunto i 70 anni o che, avendo superato i 66, potrebbero decidere di lasciare la toga, visto che non concorrerebbero più per gli incarichi direttivi, non potendo garantire la permanenza in servizio per almeno quattro anni.

Nello scorrere la lista dei pensionandi destinati a lasciare spiccano i nomi dei vertici. A Torino, il presidente della Corte d’Appello Mario Barbuto (ora al ministero della Giustizia), e il procuratore capo Marcello Maddalena; a Venezia, il presidente del Tribunale Arturo Toppan e il procuratore generale Pietro Calogero; a Roma, il procuratore generale Luigi Ciampoli e il presidente per il tribunale dei Minori Melita Cavallo; a Catania il procuratore generale Giovanni Tinebra; a Napoli Antonio Bonajuto e Carlo Alemi, rispettivamente presidente della Corte di Appello e del Tribunale. Non mancano i nomi più noti alle cronache: Gianfranco Amendola, ora procuratore di Civitavecchia, Raffaele Guariniello a Torino, Giuseppe Patrone e Ferdinando Pomarici a Milano.

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