Mafia bancaria, ecco come è stata gestita la BPM

18 Novembre 2012, di Redazione Wall Street Italia

LA BANCA DEGLI AMICI – del 18 novembre 2012

VIDEO della puntata di Report in onda Domenica 21.30 su Rai 3

di Sigfrido Ranucci

Collaborazione di Giorgio Mottola

Sei mesi fa è stato arrestato Massimo Ponzellini, manager dell’Impregilo e Presidente della Banca Popolare di Milano.

Ha servito i governi di tutti i colori, ricoprendo cariche prestigiose, ora però è indagato per aver concesso finanziamenti alle imprese in cambio di mazzette. Le aziende finite sotto la lente dei magistrati sono tante da Atlantis Bplus a Sisal, dal Gruppo Gavio a Capgemini, da Caltagirone ad Almaviva.

La BPM, l’istituto finanziario radicato sul territorio più ricco d’Italia, per statuto avrebbe dovuto finanziare le piccole e medie imprese, la forza vitale del Paese. Invece negli ultimi anni si sarebbe trasformata in bancomat per i politici e per alcuni imprenditori sempre grati a chi li finanzia, e che succhiano risorse pubbliche.

Dall’inchiesta della Procura di Milano, però emerge anche la ragnatela di rapporti con la politica, da Calderoli a Bossi, dalla candidata alle primarie del Pdl, Santachè a La Russa, dalla Brambilla a Urso, da Marcello dell’Utri, a Silvio e Paolo Berlusconi, da Paolo Romani a Gianni Letta, ma anche con il Vaticano, di cui Ponzellini è uno dei consiglieri economici.

Soprattutto emergono i rapporti con l’attuale ministro dell’economia Vittorio Grilli, e con colui che ha tirato le fila dell’economia del nostro Paese nell’ultimo ventennio: Giulio Tremonti e il suo consigliere politico Marco Milanese. Alla fine dall’inchiesta di Report curata da Sigfrido Ranucci si definisce un Paese soffocato dalle lobby che arrivano addirittura a mettere a rischio il funzionamento delle istituzioni più prestigiose. E ora in mano a chi è andata BPM?

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Tremonti/ L’ex ministro replica a ‘Report’: Mai rubato un euro/

di: TMNews Pubblicato il 19 novembre 2012| Ora 14:07

Nè mai ricevuti benefici indebiti. Ho fatto il ministro gratis

Roma, 19 nov. (TMNews) – “Non ho mai rubato un euro o ricevuto alcun beneficio indebito. Per fare il Ministro – come dovuto – ho rinunziato ai miei redditi professionali”. Lo ha affermato l’ex ministro Pdl dell’Economia Giulio Tremonti, replicando all’inchiesta giornalistica che lo ha riguardato, andata in onda ieri sera su Raitre a ‘Report’. “‘Report’ – ha affermato Tremonti- potrebbe gentilmente distinguere tra soldi guadagnati od ereditati e soldi rubati, tra soldi privati e soldi pubblici. Faccio l’avvocato dal 1984. Ho sempre dichiarato tutti i miei redditi. Dal 1994 le mie dichiarazioni dei redditi sono pubbliche, i miei atti patrimoniali sono fatti per atto pubblico e resi pubblici. Dal 2011 non mi sono arricchito, semplicemente ho disinvestito titoli già in mia proprietà, in totale tracciabilità bancaria. Tutto il mio patrimonio è coerente con i redditi dichiarati, è trasparente, ed è tutto ‘Italia su Italia’”.