Ma gli USA possono davvero permettersi di fare ciò che ha annunciato Bernanke (Fed)?

20 Giugno 2013, di Redazione Wall Street Italia

MILANO (ADVISE ONLY) – Al termine, della riunione della Fed, durata due giorni, Ben Bernanke ha dichiarato (e confermato quanto lasciato intendere ai mercati) che se l’economia continuerà ad andare secondo le previsioni (relativamente ottimistiche), la politica monetaria espansiva (ovvero l’acquisizione massiva di titoli di Stato USA da parte della Banca centrale e tassi molto bassi) potrebbe giungere a termine, affermando che sarà quindi:

«appropriato ridurre gli acquisti mensili di titoli già alla fine di quest’anno»

Gli effetti sui mercati si sono fatti subito sentire:

  • Forti tensioni sui titoli di Stato. All’aumento dei tassi d’interesse sui Tbond americani hanno fatto seguito forti vendite dei titoli di Stato dei Paesi dell’euro zona.
  • Borse giù. Sul fronte borsistico, tutti i principali listini hanno perso oltre un punto percentuale.
  • Apprezzamento del dollaro. La valuta USA si è apprezzata nei confronti dell’euro.

Come molti commentatori fanno notare, la Fed è stata sempre ottimista dall’inizio della crisi circa il miglioramento della situazione economica negli Stati Uniti. Ma il troppo ottimismo potrebbe finire per tradursi in un errore storico secondo il premio Nobel dell’economia P. Krugman. L’economista fa notare come l’economia USA non è ancora uscita dal tunnel della recessione per poter permettere a Bernanke d’indebolire i segnali di tenuta della politica monetaria espansiva nel tempo. Il grafico che vi proponiamo mostra il livello del tasso di occupazione USA dopo il tonfo subito a causa della crisi dei mutui sub-prime. Bene, come si può notare i livelli sono ancora bassi!

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In particolare, P. Krugman fa notare che con tassi d’interesse monetari prossimi allo zero (trappola della liquidità) e livelli d’inflazione ed occupazione al di sotto dei target fissati dalla Fed è essenziale un segnale forte e persistente di una politica monetaria espansiva che, tentando di aumentare le aspettative d’inflazione, dovrebbe rimanere tale fintantoché l’economia americana non si sarà ripresa e l’inflazione non sarà aumentata in linea con i target della FED. L’idea sottostante l’abbiamo espressa su questo blog parlando della trappola della liquidità giapponese e degli interventi di politica monetaria della BoJ (banca centrale giapponese).

Quello che invece ha appena fatto B. Bernanke dopo la riunione di vertice della FED non è stato inviare un segnale di «irresponsabilità» (come la definisce l’economista), ma di una politica monetaria ancora convenzionale.

Cosa succederà se invece, contrariamente alle previsioni, si registrasse uno stallo dell’economia e una caduta delle aspettative d’inflazione? Sarà in grado la Fed di mandare un messaggio di politica monetaria non convenzionale? Difficile da credere, essendosi già mostrata incline ad iniziare un’uscita dal QE prima ancora di un’effettiva ripresa.

Non ci resta che sperare Krugman si sbagli!

Approfondiamo l’argomento all’interno della Community di Advise Only. Mi trovate cliccando qui: Pasquale Rossi.