Lotte intestine alla Bce. Ma dov’è Mario Draghi?

26 Agosto 2013, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – L’azionario di tutto il mondo attende di avere indicazioni dalle banche centrali, riguardo alla futura direzione dei tassi di interesse. Sulla Fed, si sa che il programma di “tapering” – riduzione del QE – potrebbe arrivare già a settembre, anche se gli ultimi dati – quelli relativi alle vendite di case nuove e degli ordini dei beni durevoli – gettano ombre sulla reale sostenibilità della ripresa americana. E quindi allontanano la chance di una exit dai programmi di stimolo.

La Fed è dunque divisa, ma la Bce non lo è sicuramente di meno, riflettendo quel coacervo disordinato di opinioni e outlook che ha sempre contraddistinto, d’altronde, l’intera Eurozona.

Stando a quanto riporta Bloomberg, il poco gradevole spettacolo è andato in scena di nuovo negli ultimi giorni quando, nonostante le rassicurazioni di Mario Draghi sul fatto che i tassi di interesse potrebbero essere tagliati ancora, prima la Bundesbank di Jens Weidmann, poi lo stesso ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schauble, hanno contraddetto il comunicato ufficiale, affermando che la Bce potrebbe alzare i tassi, ed è anzi pronta a farlo.

Solo un’anticipazione della grande frattura interna alla Banca centrale europea, che si è presentata al famoso meeting annuale dei banchieri centrali, che si tiene ogni anno a Jackson Hole, nelle bekke montagne del Wyoming (USA), che ha visto grandi assenti i due big mondiali Ben Bernanke e Mario Draghi.

Al posto di Draghi hanno parlato altri esponenti della Bce. Peccato che le loro dichiarazioni sembravano provenire da due banche centrali diverse.

Panicos Demetriades, governatore della Banca centrale di Cipro (un pulpito scosso dal terremoto del prelievo forzoso del marzo scorso e da un calo del pil di -5%) ha affermato che un altro taglio dei tassi di rifinanziamento Bce – al momento al record minimo dello 0,5% – non può essere escluso. Il suo collega Ewald Nowotny (Banca centrale dell’Austria) aveva invece sottolineato qualche giorno prima che, viste “le notizie positive”, non ci sono “molti presupposti al momento che possano giustificare un taglio dei tassi”.

Sempre più forte la spaccatura in seno alla Bce, con i 23 membri del board che sembrano parlare altrettante lingue. Una vera e propria torre di Babele. Questo, pochi giorni prima della presentazione da parte della Bce del suo comunicato, alla prossima riunione di settembre. Certo, l’economia dell’Eurozona ha segnato un recupero, emergendo dalla recessione più lunga della sua storia con una crescita +0,3% nel secondo trimestre, su base trimestrale.

Demetriades appare però ancora convinto e ritiene che un taglio dei tassi “sia ancora possibile”. Insomma, “non possiamo escludere quella possibilità, sebbene sia necessario guardare ai nuovi dati. E questi dati sono più incoraggianti”.

Ma si può davvero parlare di ripresa? Soprattutto, la Bce è pronta a intervenire nel caso in cui – caso niente affatto remoto – l’Italia sarà di nuovo oggetto di attacchi speculativi se e quando il governo di Roma cadrà, ostaggio dei ricatti politici del PdL, che difende un Berlusconi condannato per frode fiscale? O forse Draghi si sta preparando al peggio sulla tenuta dell’eurozona, circostanza in Europa che può presentarsi in qualsiasi momento? Vedremo nei prossimi giorni.