Mercati, 10 spunti operativi per il dopo-Covid

2 Luglio 2020, di Alberto Battaglia

Sarà una “V”, una “U” o una “L”? Da mesi la forma che assumerà la ripresa economica, archiviata la fase più dura della pandemia, si sta conquistando i dibattiti degli economisti. La questione, al di là delle rappresentazioni grafologiche ha una sua valenza concreta: un’economia che fatica ad assestare il rimbalzo suggerirebbe atteggiamenti più prudenti e concentrati su determinati settori ritenuti più difensivi.

Stéphane Monier, cio di Private Banking Lombard Odier, ha descritto diffusamente la sua “diagnosi” sullo stato attuale dell’economia e, soprattutto, sulle prospettive dei prossimi sei mesi.

Monier ha affermato che la ripresa prenderà una forma ancora diversa: quella di una radice quadrata. In sostanza, dopo un primo rimbalzo, l’economia globale si troverebbe impantanata in un contesto “di crescita lenta e bassa inflazione, con un debito elevato e tassi d’interesse da bassi a negativi”.

Tale previsione è formulata sulla base dell’ipotesi che non ci sarà una seconda ondata di contagi “ampia”, che non prevarranno politiche protezionistiche e che non il sostegno politico all’economia non avrà “una fine prematura”. Da queste coordinate di base Monier ha potuto declinare 10 temi d’investimento da tenere in considerazione per la seconda metà del 2020.

I “10 temi d’investimento” secondo Lombard Odier

  1. Mantenere l’esposizione agli asset di rischio
    La brusca ripresa dopo il calo innescato dalla pandemia ha sottolineato l’importanza di continuare a investire nell’azionario. Adesso gli investitori dovrebbero assicurarsi di detenere una sufficiente esposizione agli asset rischiosi all’interno dei loro portafogli. Date le circostanze, la migliore strategia è preparare risposte tattiche alle inevitabili sorprese che richiederanno cambiamenti nei profili di rischio dei portafogli.
  2. Aggiungere allocation difensive
    Ogni portafoglio ha bisogno di investimenti progettati per fungere da scudo contro l’imprevisto. Ci sono diverse possibilità per ottenere allocation tattiche agli asset difensivi. Abbiamo aumentato la nostra esposizione ai buoni del Tesoro statunitense nei portafogli non in dollari, approfittando del minor costo di hedging dovuto alla crisi di Covid-19. Inoltre, sembra opportuno avere una certa esposizione all’oro e allo yen giapponese e sfruttare le opzioni put sugli indici azionari ogni volta che i mercati attraversano un periodo di bassa volatilità.
  3. Il credito investiment grade gode di un solido sostegno
    In questo contesto di bassa crescita e bassi rendimenti, il credito investment grade offre l’opportunità di generare rendimenti in portafoglio. Su base relativa, il credito investment grade resta interessante rispetto al debito sovrano, con un solido supporto proveniente dagli acquisti di asset da parte delle banche centrali.
  4. Identificare aree high-yield nel reddito fisso
    La maggior parte del prossimo ciclo di default è già stata incorporata, anche se continuiamo a evitare il settore dei trasporti, delle vendite al dettaglio, del leisure e il comparto energetico statunitense. Inoltre, abbiamo una posizione cauta sul debito emergente al di fuori dell’Asia, poiché nazioni – come ad esempio Brasile e Messico – continuano a essere impattate dai bassi prezzi del petrolio e dalla pandemia. Preferiamo il credito con rating “BB”, e alcuni nomi con rating “B” attivi in settori in rapida ripresa.
  5. Concentrarsi sulla crescita sostenibile dell’azionario, dell’healthcare e dell’IT
    Le attese per le borse nella seconda metà dell’anno indicano rendimenti molto bassi, visto il rally del secondo trimestre. Preferiamo i titoli corporate con prospettive di crescita sostenibile e bilanci resilienti, come i settori IT e healthcare, che dovrebbero sovraperformare rispetto ai titoli value.
    Ci piacciono anche le utility che lavorano a soluzioni sostenibili, offrendo opportunità interessanti, in quanto la spesa pubblica si sta indirizzando verso progetti infrastrutturali. Nello scenario post-Covid-19, ci aspettiamo che la spesa pubblica sia rivolta a infrastrutture e trattamenti nell’ambito medico. Il settore della tecnologia medica, compresi gli strumenti di tracciamento, test e monitoraggio, ne trarrà vantaggio. I titoli dell’Information Technologies hanno generalmente ottime prospettive di crescita nello scenario post-pandemia, anche in settori come quello della infrastruttura fisica e della sicurezza su internet.
  6. Prediligere le azioni asiatiche nell’universo dei mercati emergenti
    Abbiamo un outlook prudente per le borse emergenti, poiché la crescita del commercio globale sarà contenuta, con prezzi delle materie prime più bassi, stimoli fiscali da parte delle banche centrali meno efficaci e maggiore incertezza sull’impatto del Covid-19. Detto questo, Cina e Asia offrono molte opportunità di investimento interessanti.
    La regione è stata in grado di riavviare più rapidamente l’attività economica, mentre quella industriale è in ripresa, grazie a notevoli stimoli fiscali e spese nel campo delle infrastrutture per le telecomunicazioni, energia elettrica, trasporti e IT. Inoltre, sembra che la crescita della Cina abbia una traiettoria più a “V” rispetto a molte altre economie, poiché la domanda interna è sempre più un fattore trainante del Pil.
  7. Gli asset reali offrono stabilità durante le fasi di mercato turbolente
    I real asset, come il private equity, gli immobili e le infrastrutture offrono opportunità di diversificazione. Quest’anno spiccano gli immobili residenziali e logistici di alta qualità, come quelli nelle principali nazioni europee che sono i più interessanti in termini di resistenza e rendimento sia per i portafogli in euro che per quelli in franchi. La domanda degli investitori, spinta dalla ricerca dei rendimenti, non si è indebolita e continua a sostenere i prezzi. Le valutazioni non sono economiche, ma non siamo ancora vicini a una bolla di settore.
  8. Dollaro più debole
    La pandemia e il conseguente shock economico hanno messo in discussione la nostra view ribassista sul dollaro. Con la ripresa dell’attività e con i premi per il rischio che hanno fatto lievitare il prezzo del dollaro, continuiamo a stimare una debolezza per la valuta statunitense, mentre prevediamo una traiettoria al rialzo per le altre valute del G10 che sono sottovalutate, esposte al ciclo economico cinese e/o sostenute da una favorevole bilancia dei pagamenti. Riteniamo inoltre che l’euro, lo yen giapponese e il dollaro australiano sovraperformeranno rispetto al dollaro e che riporteranno un apprezzamento entro la fine dell’anno.
  9. Performance altalenante per la sterlina
    L’impatto della pandemia sull’economia britannica e la cattiva gestione da parte del governo ci fanno adottare un atteggiamento molto cauto nei confronti della sterlina. La mancanza di progressi sulla Brexit si traduce in un incremento del rischio che si giunga un “no deal” a fine anno, anche se ci aspettiamo che venga elaborato nel corso dell’anno lo scheletro di un accordo con l’Unione Europea per sostenere la sterlina. Nel frattempo, le posizioni politiche e le notizie piene di scetticismo fanno sì che la situazione della sterlina peggiorerà prima di migliorare.
  10. Selezionare le valute emergenti rispetto al dollaro
    Quest’anno i mercati emergenti hanno risentito del crollo dei prezzi dell’energia e le valute appaiono ora ampiamente in linea con le valutazioni. Il virus si sta ancora diffondendo in molti mercati emergenti, mentre altri devono ancora fare i conti con un peggioramento dello scenario fiscale, quindi chi investe nelle valute emergenti deve essere altamente selettivo. Ci piacciono le valute con livelli di debito più bassi, buoni bilanci esterni ed esposizione al miglioramento della crescita dell’eurozona (come la corona ceca e lo shekel israeliano), o alla Cina (rupia indonesiana, won coreano, dollaro taiwanese e peso cileno). Tuttavia restiamo ancora cauti sulla lira turca, sul rand sudafricano, sul real brasiliano e sul peso colombiano, dove i bilanci fiscali e i conti con l’estero sono più impegnativi.