ll banchiere che ha piegato Credit Suisse

10 Maggio 2019, di Daniele Chicca

Alla fine un banchiere di Ginevra specializzato nella gestione dei capitali di clienti statunitensi ha vinto contro una big della finanza. Il tribunale svizzero gli ha dato ragione e Credit Suisse, la banca per la quale lavorava, dovrà versargli 4 milioni di franchi e accollarsi i costi del processo in Usa con cui il money manager intende ripulire la sua immagine.

Secondo i giudici il licenziamento del gestore nel 2014 è stato abusivo e l’uomo è stato “sacrificato” dalla banca per proteggere i propri interessi. L’ex responsabile del desk nordamericano di Credit Suisse aveva intentato causa contro il suo ex datore di lavoro. Credit Suisse ha annunciato al quotidiano Le Temps che farà appello per contestare la decisione.

Il banchiere faceva parte della ventina di “dipendenti canaglia” su cui aveva puntato il dito Brady Dougan nella sua audizione al Senato Usa a febbraio 2014. Il patron di Credit Suisse ha ammesso che la banca aveva violato le leggi americane perché, secondo lui, alcuni suoi collaboratori avevano attirato e gestito i beni non dichiarati al Fisco dei cittadini americani.

Banca accusata di aver incoraggiato gestore a violare regole

La banca svizzera, accusata di essersi comportata in “maniera criticabile”, è stata condannata a versare 4 milioni di franchi all’ex banchiere e a pagare tutte le spese legate al processo che l’uomo avrà negli Stati Uniti. La cifra si aggira intorno agli 8 milioni secondo le stime dei legali del denunciante.

Credit Suisse, spiega il Tribunale ginevrino nella sentenza, avrebbe “prima tollerato”, poi “incoraggiato il suo gestore a infrangere le regole, con l’obiettivo di sviluppare la sua clientela e aumentare i profitti sul mercato nordamericano”.

“Quando i rapporti tra Stati Uniti e banche svizzera sono diventati più tesi, la banca non ha esitato a salvaguardare i propri interessi e sacrificare quelli del denunciante”, che è stato abbandonato.

Da qualche anno la Svizzera ha di fatto rinunciato al segreto bancario, condividendo i dati dei clienti stranieri delle sue banchebanche con decine di Stati.