Élite ammettono: diseguaglianze sono causa di stagnazione

27 Gennaio 2015, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – Senza riforme strutturali, in grado di ridurre le diseguaglianze sarà difficile uscire dalla stagnazione secolare in cui i paesi industrializzati sono finiti. È una delle sfide finite sul tavolo di Davos durante il World Economic Forum.

In pratica, secondo quanto si legge in un editoriale dell’economista Larry Elliott, pubblicato sul Guardian, dopo sei anni di tassi di interesse bassi e quantitative easing, sembra sempre più condivisa tra i grandi dell’economia e della politica internazionale l’idea che la minaccia di stagnazione secolare non può essere risolta con le sole misure macroeconomiche.

“Secondo l’ex ministro delle finanze Usa, Larry Summers, l’Occidente ha imboccato la strada del Giappone, con tassi di crescita bassi, bassa inflazione e produttività”, si legge nell’articolo.

“Ora come non mai, sono necessarie riforme strutturali. Ma non il tipo di riforma che porta a tagli salariali, indebolimento della contrattazione collettiva e austerità. Urge invece affrontare la causa principale della stagnazione, ovvero la disuguaglianza”.

“Finora nulla è stato fatto per ridurre il gap tra ricchi e poveri. Al contrario, il trend prevalente va nella direzione opposta. In Europa e in misura minore negli Stati Uniti, gli investimenti si sono ridotti in rapporto al Pil, danneggiando la crescita della produttività. I posti di lavoro creati, sono pochi e molti sono caratterizzati da bassi salari. Non solo.

Il QE ha fatto molto per aumentare le attività finanziarie ma ben poco per incrementare l’attività economica reale. Risultato finale: i veri beneficiari di questa iper-attività delle banche centrali sono stati finora i ricchi” conclude l’articolo.

(mt)