Libia: vertice Onu di emergenza, Gentiloni: “tempo sta scadendo”

18 Febbraio 2015, di Redazione Wall Street Italia

TRIPOLI (WSI) – In Europa se c’è un paese che deve temere l’instabilità libica, questo è l’Italia. Il 21% del petrolio acquistato da Roma e circa il 10% del gas arriva dal paese nordafricano, dove Unicredit, Finmeccanica e Tamoil fanno affari e sono partecipate libiche. Senza parlare poi del problema dei barconi di migranti in arrivo dalle coste libiche. Oggi il Daily Telegraph ha scritto che “l’Isis punta a infiltrarsi sui barconi”.

Insomma, l’aggravarsi della situazione dopo l’avanzata dell’Isis nelle coste settentrionali della Libia ha messo paura all’Italia. La posizione ufficiale del governo, che sarebbe pronto a “combattere nel quadro della legalità internazionale”, è stata più o meno chiarita oggi.

Il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni ha collegato i due fenomeni dello sbarco di migranti sulle coste italiane e della presenza dell’Isis sul territorio libico, dicendo che “la crescente minaccia terroristica porta all’aggravarsi del fenomeno degli sbarchi di migliaia di migranti sulle nostre coste”.

Gentiloni ha avuto ieri in tarda serata un colloquio telefonico con il Segretario di Stato americano John Kerry. Nel corso del confronto – apprendono le agenzie stampa dalla Farnesina – i responsabili per la politica estera di Italia e Stati Uniti hanno discusso dell’evoluzione della crisi libica.

Intanto il Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza, presieduto dal ministro dell’Interno, Angelino Alfano, ha espresso parere favorevole sulle modalità di attuazione, fino al 30 giugno 2015, del piano di impiego del contingente di 4.800 militari nei servizi di vigilanza a siti e obiettivi sensibili che assicureranno la prosecuzione dell’operazione ‘Strade sicure’ anche per le esigenze di contrasto al terrorismo.

Riunione d’emergenza oggi del Consiglio di sicurezza dell’Onu sulla crisi libica, con l’intervento del ministro degli Esteri egiziano. Il Cairo esorta la comunità internazionale ad unirsi ai raid, mentre l’Occidente chiede unito una soluzione politica. Gentiloni riferirà oggi in Parlamento la linea del Governo. Gli F35: l’Italia mantiene l’impegno per 90 aerei, ma taglia i costi

L’Egitto continua a martellare le postazioni dell’Isis in Libia ed esorta la comunità internazionale ad unirsi alla sua campagna aerea, estendendo al Nordafrica i raid contro lo Stato islamico in Siria e Iraq. Ma in serata, dopo una telefonata tra Renzi e Hollande nella quale si è ribadita la piena identità di vedute sulla centralità di una “iniziativa diplomatica” in ambito Onu, e alla vigilia di una riunione del Consiglio di Sicurezza, l’Occidente si mostra unito su una soluzione “politica” del conflitto. Il tutto mentre – secondo al Jazeera – le milizie di Misurata, vicine al governo islamista di Tripoli non riconosciuto dalla comunità internazionale, starebbero assediando con la ‘brigata 166′ Sirte, la città conquistata di recente dallo Stato islamico, per liberarla dai jihadisti.

“I governi di Francia, Italia, Germania, Spagna, Regno Unito e Stati Uniti condannano fermamente tutti gli atti di terrorismo in Libia. L’efferata uccisione di 21 cittadini egiziani, da parte di terroristi affiliati all’Isis, sottolinea ancora una volta l’impellente necessità di una soluzione politica del conflitto”. E’ quanto si legge in una dichiarazione congiunta. Il processo di dialogo sponsorizzato dalle Nazioni Unite per la formazione di un governo di unità nazionale, “costituisce la speranza migliore per i libici”. La comunità internazionale “è pronta a sostenere pienamente un governo di unità nazionale per affrontare le sfide attuali della Libia”.Lo si legge in una dichiarazione congiunta di Francia, Italia, Germania, Spagna, Gb e Usa.

L’Isis spaventa l’Italia e prosegue la sua campagna di intimidazione mediatica, ma soprattutto di orrori. I jihadisti – secondo quanto riferisce la polizia locale – avrebbero bruciato vive 45 persone ad al-Baghdadi, nella provincia di Anbar. In precedenza si era appreso dell’uccisione di almeno 27 poliziotti iracheni nella stessa città.

Il tutto mentre – secondo al Jazeera – le milizie di Misurata, vicine al governo islamista di Tripoli non riconosciuto dalla comunità internazionale, starebbero assediando Sirte, di recente conquistata dall’Isis, con la ‘brigata 166′ per liberarla dai jihadisti.

Hamas respinge ingerenze in Libia “da parte di alcuni Paesi come l’Italia” che adducono “il pretesto di combattere il terrorismo”. Lo afferma un dirigente di Hamas, Salah Bardawil, citato dall’agenzia Palinfo. Un intervento militare sarebbe considerato “una nuova Crociata contro Paesi arabi e musulmani”, ha spiegato. Bardawil ha poi ricordato che Hamas ha già espresso opposizione contro gli interventi stranieri in Iraq, e dunque rinnova adesso i propri appelli per sventare mosse simili in un altro Paese arabo. Quanto alla decapitazione di 21 copti egiziani in Libia, il dirigente di Hamas ha espresso parole di condanna, precisando che il suo movimento si oppone all’uccisione di persone sulla base della loro affiliazione religiosa, politica o intellettuale.

Vertice a Palazzo Chigi sulla Libia con Matteo Renzi insieme ai ministri Gentiloni, Alfano e Pinotti, presente il sottosegretario Minniti, per fare il punto sulla situazione in Libia. Nel corso dell’incontro e’ stato ribadito l’impegno italiano per per una forte azione diplomatica in ambito Onu.

Raid aerei milizie Tripoli su Zintan I miliziani filo-islamici dell’Operazione Alba (Fajr Libya) al potere de facto a Tripoli, “hanno lanciato raid aerei sull’aeroporto di Zintan”, la città rivale a sud della capitale.

Buccino, Sirte e Tripoli non sono in mano all’Isis

“La situazione in Libia è certamente grave ma non bisogna drammatizzarla, e dire che Sirte e Tripoli siano in mano all’Isis è assolutamente sbagliato”. Lo ha detto l’ambasciatore italiano in Libia Giuseppe Buccino a Radio Anch’io. “Purtroppo in questa polarizzazione cosi’ forte, con due schieramenti che si fronteggiano e si dividono al loro interno, e’ chiaro che prevalga la logica ‘il nemico del mio nemico e’ mio amico’ ed e’ una logica pericolosissima che puo’ portare a un rafforzamento del terrorismo estremo in Libia”.

(DaC