Libia: Italia in guerra per difendere pozzi petroliferi di Eni

26 Febbraio 2016, di Alessandra Caparello

ROMA (WSI) – Dalle parole ai fatti: l’Italia entra in guerra e invia corpi militari speciali in Libia anche se le autorità cercano di non destare troppa preoccupazione. “E’ una missione militare di supporto su richiesta delle autorità libiche” ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel corso del vertice presso il Consiglio superiore di Difesa.

“La Libia è un paese senza un governo e nel caos più totale, con molte aree in mano ai terroristi dell’Isis (…) E’ stata attentamente valutata la situazione in Libia, con riferimento sia al travagliato percorso di formazione del Governo di Accordo Nazionale sia alle predisposizioni per una eventuale missione militare di supporto su richiesta delle autorità libiche”.

Così si legge nella nota adottata a seguito del vertice che mette in luce anche l’altro motivo per cui l’Italia ha deciso il suo intervento in Libia, ossia la sicurezza energetica.

“E stato considerato l’impatto sugli scenari di crisi e sulla sicurezza energetica italiana ed europea dell’andamento dei mercati degli idrocarburi”.

Emerge così tutta la preoccupazione e il timore che l’impatto della crisi in Libia possa avere sul nostro paese e in base alle ultime stime si è calcolato che tale “impatto” possa pesare addirittura sul 10% del mercato energetico.

Il giorno X potrebbe essere già lunedì prossimo quando i parlamentari di Tobruk potrebbe far nascere un governo di unità nazionale. Ma come interverrà l’Italia? Saranno schierate e navi già in attività di perlustrazione del mediterraneo, un aereo cisterna, tornado e due sommergibili, senza dimenticare le basi militari di Pantelleria e Sigonella dove partono i droni americani. Ma gli esperti lanciano l’allarme.

“Le foglie di fico con cui il governo cerca di camuffare il reale livello di coinvolgimento dell’Italia alla guerra all’Isis non inganna militari ed esperti, ma nemmeno i terroristi dello Stato Islamico e i suoi fanatici sostenitori, con gravi potenziali conseguenze”.

Così scrive il Fatto Quotidiano che riporta il commento di Gianandrea Gaiani, analista e direttore di Analisidifesa.it.

“L’uso della base siciliana di Sigonella per i raid dei droni americani contro l’Isis in Libia espone l’Italia al rischio di sanguinose rappresaglie e attentati (…) tra gli obiettivi più esposti a rappresaglie c’è il terminal petrolifero Eni di Mellitah, a soli 20 chilometri dalla cittadina costiera di Sabrata dove ieri 150 miliziani dell’Isis hanno sferrato un attacco in grande stile, respinto a fatica dalle forze locali”.