LIBERTA’ DI STAMPA E’ NON PRENDERE NEPPURE UN EURO DALLO STATO

10 Dicembre 2009, di Redazione Wall Street Italia
Questo articolo viene pubblicato per gentile concessione del blog TheFrontPage, che ringraziamo. Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell’ autore e in questo caso coincide con la linea editoriale di Wall Street Italia.

(WSI) – Nel 2008 il governo italiano ha stanziato complessivamente 414 milioni di euro per aiuti di vario tipo all’editoria: contributi diretti e indiretti, come le agevolazioni postali e la teletrasmissione all’estero, sostegni alle agenzie di stampa e alle imprese radiotelevisive politiche, aiuti alle cooperative e agli enti morali. Centinaia di testate, molte delle quali non hanno mai visto un’edicola, vivono così.

Ora Tremonti, con un emendamento alla Finanziaria, ha imposto un drastico taglio delle risorse e, soprattutto, l’abolizione del “diritto soggettivo” al contributo, cioè dello strumento giuridico con cui un editore può chiedere alla banca di anticipargli il fondo pubblico a lui destinato. Il sindacato dei giornalisti è sceso sul piede di guerra preannunciando centinaia di disoccupati (se capita agli operai e agli ingegneri, perché non dovrebbe capitare ai giornalisti?), la grande stampa (che prende altri soldi pubblici sotto forma di contributi per la carta) s’è affrettata a solidarizzare, e da più parti si sta gridando alla libertà di stampa in pericolo.

La verità è un’altra: la libertà di stampa è in pericolo quando dipende da una sovvenzione statale. E una testata è libera quando non ha altri padroni che i propri lettori: è la forza sul mercato che attrae gli inserzionisti, genera nuove risorse, produce profitti, e dunque garantisce indipendenza. Il resto è parassitismo, casta, controllo clientelare dell’informazione. O qualcuno pensa davvero che le idee più brillanti e i contenuti più pregiati vadano sovvenzionati con i soldi dei cittadini, perché i cittadini, da soli, comprano soltanto giornali stupidi?

Nel mercato dell’informazione, come in ogni mercato, lo Stato non può e non deve intervenire direttamente. Può fissare delle regole, e garantire che vengano rispettate: ma non può stabilire chi abbia diritto a finanziamenti pubblici e chi no. Perché fino a poco tempo fa due parlamentari potevano chiedere un contributo, e un presidente di Regione no? Perché un giornale politico ha diritto ai soldi, e uno enogastronomico no? Perché un giornale di carta sì e un giornale on line no?

La libertà d’informazione non c’entra niente: quei soldi all’editoria sono soldi rubati allo sviluppo del Paese e donati alle clientele parassitarie del ceto politico di maggioranza e di opposizione. Il governo farebbe non bene ma benissimo a destinare quelle risorse alla banda larga. Poi, con una manciata di euro, chi vuole può farsi il suo bel giornale on line pieno di idee brillanti, senza gravare sull’erario e senza neppure abbattere un albero.

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