Ucciso l’ex premier giapponese Abe, autore dell’Abenomics. Le reazioni della borsa

di Mariangela Tessa
Pubblicato 8 Luglio 2022 • Aggiornato 22 Luglio 2022 15:17

L‘ex primo ministro giapponese Shinzo Abe, 67 anni, è morto a seguito di un attentato durante un evento elettorale. L’episodio è avvenuto intorno alle 11:30 (le 4:30 in Italia) nella città di Nara, nel Giappone centro-occidentale, dove Abe si trovava per sostenere un candidato del Partito Liberal-democratico di maggioranza alle elezioni per il rinnovo della Camera Alta del 10 luglio prossimo. Secondo quanto riferito, dall’emittente nazionale NHK e l’agenzia di stampa Kyodo, aveva iniziato a parlare da pochi minuti, quando si è sentito il rumore di colpi di arma da fuoco. Le sue condizioni sono apparse subito gravi e verso le 11, ora italiana, l’agenzia NHK ha reso nota la morte dell’ex premier, citando fonti del partito liberale.

Il presunto attentatore di Abe e il suo movente

La polizia ha riferito che un uomo, il presunto attentatore, arrestato sul luogo dell’attacco, vicino alla stazione Yamatosaidaiji nella città di Nara, sarebbe l’ex militare Tetsuya Yamagami, membro dell’autodifesa marittima della Japan Self-Defense Forces, la Jietai. L’attentatore ha dichiarato alla polizia secondo quanto riferisce l’agenzia Kyodo “di non avere sparato all’ex premier per motivi politici. Non è un rancore contro le convinzioni politiche dell’ex primo ministro Shinzo Abe”. Secondo quanto riporta NHK, lo scopo di Yagamay era “di uccidere” Abe perché “provavo risentimento e insoddisfazione nei suoi confronti“.

Chi è Shinzo Abe

Premier per due volte, Abe è stato il primo ministro più longevo del paese. Da sempre uno dei più fedeli alleati degli Stati Uniti, Abe ha mosso i primi passi in politica alla fine degli anni Settanta, diventato molto attivo nel Partito democratico liberale. Da allora aveva scalato tutte le posizioni fino a diventare segretario di suo padre, Shintaro Abe, ministro degli Esteri giapponese.

Con la nomina a primo ministro nel 2006 all’età di 52 anni, Abe è diventato il più giovane premier nella storia del Giappone da Fumimaro Konoe, eletto nel 1941. Una serie di scandali finanziari macchiarono il suo governo, tra cui l’accusa di aver mal gestito i soldi delle pensioni di milioni di giapponesi. Dopo aver lasciato l’incarico nel 2007, Abe tornò in carica nel 2011 con la cosiddetta ‘Abenomics’, la svolta economica di Abe. Le misure lo premiarono: nel 2013 e 2014 l’economia giapponese registrò una forte crescita, seguita a un drastico calo del tasso di disoccupazione. Da quel momento i risultati sono stati altalenanti.

Abe è stato rieletto anche per un terzo mandato nel 2014 e per il quarto nel 2017. Le ultime dimissioni da premier, nell’agosto 2020, furono motivate ufficialmente da problemi di salute, ma Abe non aveva mai abbandonato l’idea di tornare alla guida del Paese.

Cos’è l’Abenomics

L’Abenomics prevedeva misure molto dure, a cominciare dall’aumento dell’inflazione e la svalutazione dello yen rispetto al dollaro e ad altre valute straniere. Tre i pilastri principali (“le tre frecce”) per far ripartire l’economia giapponese, a partire dall’intesa con la Bank of Japan (BoJ).

  1. La banca centrale, su sua spinta, ha allentato i cordoni della borsa e dato avvio a una politica monetaria fortemente espansiva. L’obiettivo era stimolare i consumi (il Giappone ha vissuto una lunga parentesi deflattiva) e le attività imprenditoriali. Le politica della BoJ hanno aiutato la competitività del Paese, indebolendo lo yen, ma non hanno centrato gli obiettivi sull’inflazione, come del resto è successo in questi anni anche alle altre banche centrali.
  2. Secondo pilastro della Abenomics era un programma di spese e stimoli da parte del governo. Dal 2013 al 2020 l’esecutivo di Abe ha speso centinaia di miliardi di dollari, in particolare per modernizzare le infrastrutture e per preparare il Paese alle Olimpiadi di Tokyo 2020. Al tempo stesso, tuttavia, la massiccia spesa pubblica non è stata sempre sufficiente a riportare su un percorso di crescita costante il Giappone, con il Pil che si è contratto nel 2014-2015 e nuovamente nel 2020: il Paese è entrato in recessione prima ancora della crisi del coronavirus.
  3. Il terzo cardine dell’Abenomics, infine, quello riforme strutturali, a partire da quella del mercato del lavoro. Da questo punto di vista, tuttavia, secondo gli analisti l’obiettivo non è stato centrato e i tentativi di cambiare un modello che deriva dal boom seguito alla Seconda Guerra Mondiale e di promuovere una maggior flessibilità sono stati troppo lenti.

La Borsa Tokyo resta positiva

L’attentato di Abe non ha sortito effetti sulla Borsa giapponese, che ha chiuso in lieve rialzo: il Nikkei nel finale ha guadagnato lo 0,1% a 26517, 19 punti. Fin dall’inizio delle contrattazioni si è registrato un vento di ottimismo che ha trascinato i mercati in concomitanza col fatto che le banche centrali hanno mostrato la loro determinazione a combattere l’inflazione pur essendo flessibili. Secondo Okasan Online Securities “l’eccessivo pessimismo nei mercati si è attenuato”.

I dati sui consumi delle famiglie giapponesi, influenzati dalla crescita dell’inflazione a cui non è seguito un aumento dei salari, non sono invece stati incoraggianti: a maggio si è registrato a livello tendenziale un nuovo calo, segno che la ripresa economica è meno forte del previsto.

 

(Articolo aggiornato l’8 luglio 2022 alle ore 11.10)