Letta ha respinto le dimissioni dei ministri PdL

1 Ottobre 2013, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Il presidente del Consiglio Letta ha respinto le dimissioni dei ministri Pdl. Lo riferiscono fonti di Palazzo Chigi.

Via via di presenze a palazzo Chigi, con incontri tra ministri difficili da ricostruire. Nella sede del governo sono infatti presenti il premier Enrico Letta, il vice premier Angelino Alfano, che ha chiesto ai suoi di votare compatti la fiducia al Governo di larghe intese, il ministro Pd Dario Franceschini, i ministri pidiellini Gaetano Quagliariello e Beatrice Lorenzin, oltre al ‘dissidente’ azzurro Fabrizio Cicchitto. Ma al momento è impossibile ricostruire chi abbia incontrato chi.

I giochi sono ancora aperti. L’esito è dunque da decidere, eppure in ambienti parlamentari circola con insistenza la voce dell’ormai imminente nascita di un gruppo parlamentare denominato Pdl-Ppe in cui, al Senato, dovrebbero confluire gli azzurri pronti a strappare con il Cavaliere per garantire il prosieguo del governo Letta.

[ARTICLEIMAGE] Al lavoro ci sarebbero soprattutto i siciliani vicini ad Alfano: i numeri sono variabili, ma le adesioni sarebbero già una ventina. L’operazione, viene sempre spiegato, si baserebbe su tre pilastri: esecutivo avanti fino al 2015, modifica della legge elettorale e varo dei provvedimenti economici. Tuttavia la partita sul governo sarebbe profondamente legata a quella sulla gestione della neo nata Forza Italia.

Non casuale viene considerata infatti la nota in cui Daniela Santanché si dice pronta ad offrire la sua testa al vice premier se questo è il problema. Un ruolo di primissimo piano di Alfano nel partito – spiegano fonti Pdl – potrebbe essere il terreno su cui le posizioni di Silvio Berlusconi e del segretario potrebbero riavvicinarsi.

Clima sempre più teso intanto nel Pdl, con le colombe che minacciano l’uscita e valutano il sì ad un eventuale Letta-bis.

“Letta e Napolitano avrebbero dovuto rendersi conto che, non ponendo la questione della tutela dei diritti politici del leader del centrodestra nazionale, distruggevano un elemento essenziale della loro credibilità. Come può essere affidabile chi non riesce a garantire l’agibilità politica?”. Lo ha detto il presidente del PdL Berlusconi a ‘Tempi’ sostenendo anche che il governo Letta “ha usato l’aumento dell’Iva come arma di ricatto” verso il PdL. “Comprendo i rischi” ma “ho scelto di porre un termine al governo Letta”.

Sulla sua pagina Facebook Matteo Renzi riferisce i contenuti dell’incontro a Palazzo Chigi con il premier Letta. A Letta, scrive Renzi, “ho detto che da sindaco, da militante democratico ma soprattutto da cittadino spero che prevalga l’interesse del Paese. E continuo a fare il tifo per un governo solido che faccia bene per le famiglie, per le imprese, per l’Italia. In precedenza ambienti renziani avevano prospettato lo scenario di un PdL spaccato: in quel caso “non si vota mica nel 2015, si va avanti a lungo”.

Per Alfano va votata in Parlamento la fiducia al governo Letta. “Rimango fortemente convinto che tutto il nostro partito domani debba votare la fiducia a Letta. Non ci sono gruppi e gruppetti”. dice il segretario del PdL. Alfano nei giorni scorsi si è dimesso da vice presidente del Consiglio e da ministro dell’Interno. Anche gli altri quattro ministri del PdL si sono dimessi dai loro incarichi di governo.

[ARTICLEIMAGE] “Berlusconi perde politicamente,ma perde anche nel Paese”. Così Epifani,leader Pd,che aggiunge:”Tutte le forze sociali sono unite nel dire no alla crisi”. “Una crisi – aggiunge Epifani – sbagliata nei motivi, nei tempi e nei modi. Auspico che la fiducia a Letta venga data anche dalla parte del Pdl sensibile al Paese”. “Domani – conclude il segretario del Pd – possiamo dare al governo quella traiettoria netta che vogliamo. Se una parte del centrodestra domani voterà la fiducia avverrà un fatto di grande portata politica”. Se la giornata di domani finirà come il Pd si aspetta, sarà la “fine di un ventennio”.(WSI CON AGENZIE)

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Scrive Il Fatto Quotidiano:

Il governo porrà la questione di fiducia sul discorso che il presidente del Consiglio Enrico Letta terrà davanti alle Camere. La linea è sempre la stessa: in questo modo “ogni scelta avverrà in Parlamento, alla luce del sole, senza ambiguità e ipocrisie e senza alcuna trattativa. Soprattutto sul principio di netta e totale separazione” tra governo e vicende di Silvio Berlusconi, come dice il ministro per i Rapporti con il Parlamento Dario Franceschini. Una strada concordata con il capo dello Stato nell’ennesimo incontro al Quirinale. E’ il percorso “più limpido e lineare sulla base di dichiarazioni politico-programmatiche che consentano una chiarificazione piena delle rispettive posizioni politiche e possano avere per sbocco un impegno non precario di sviluppo dell’azione di governo dalle prime scadenze più vicine agli obiettivi da perseguire nel 2014? ha spiegato il Colle.

Franceschini utilizza la parola “trattativa” non a caso. Perché per tutta la giornata a Palazzo Chigi gli uscieri hanno girato come trottole: da Letta sono andati per un paio di volte Gianni Letta, poi i ministri dimissionari Alfano, Gaetano Quagliariello, Nunzia De Girolamo e Beatrice Lorenzin, Matteo Renzi, Fabrizio Cicchitto, Gianni Cuperlo. Proprio Alfano e Letta (nel senso dello zio) hanno fatto la spola per tutto il giorno tra la sede del governo e Palazzo Grazioli. Letta senior perché da sempre è la figura del dialogo istituzionale tra Berlusconi e il resto degli interlocutori (dal Quirinale in giù). Alfano per la partita tutta interna al partito oltreché per tenere in piedi l’esecutivo delle larghe intese. La trattativa del Cavaliere si fonderebbe su tre punti: un rimpasto di governo con la sostituzione di almeno due dei ministri del Pdl-Forza Italia dimissionari (si parla di Nunzia Di Girolamo e Beatrice Lorenzin, sostituite da esponenti del partito più ‘fedeli’ al Cavaliere e si fa già il nome di Mariastella Gelmini), un patto su Iva e Imu, la riforma elettorale.

Il rischio di una scissione del Pdl in Parlamento certo metterebbe il partito davanti al bivio su cosa fare del proprio futuro (in pratica, con o senza Berlusconi) e soprattutto darebbe linfa per far proseguire il percorso del governo. Per sostenere questa tesi basterebbe, al momento, credere alle parole di Carlo Giovanardi: “Abbiamo i numeri, siamo anche più di 40 – dice – e siamo fermi nel voler mantenere l’equilibrio di governo. Per questo voteremo la fiducia. Il problema dei numeri, al massimo, è degli altri”. Così continuano i contatti tra le cosiddette “colombe” del Pdl per dar vita a dei gruppi autonomi e sostenere il governo Letta in dissenso da Berlusconi. Al di là delle adesioni, chi si sta occupando di organizzare la scissione, avrebbe già pronto il nome “Nuova Italia” con cui battezzare il nuovo soggetto politico.

Alfano: “Tutto il partito deve votare la fiducia”

Ma non è affatto tutto chiaro. Anzi. Quella di Alfano sembra un vero tiro alla fune che tiene insieme i destini del centrodestra con quelli del governo Mentre esce una lettera di Berlusconi a Tempi (“Letta e Napolitano sono inaffidabili”) lui dice: “Rimango fermamente convinto che tutto il nostro partito domani debba votare la fiducia a Letta. Non ci sono gruppi e gruppetti”. Ma non è la linea di Alfano. Dietro di lui ci sono tutti i ministri che Berlusconi ha obbligato a dimettersi e larga parte degli eletti in Parlamento.

Un nuovo vertice è in programma a Palazzo Grazioli in serata. Oltre al Cavaliere saranno presenti Alfano, i capigruppo di Camera e Senato Renato Brunetta e Renato Schifani e i coordinatori Denis Verdini e Sandro Bondi. Giusto Bondi lascia uno spiraglio: “A questo punto, pur essendo convinto che la cosa migliore sia sfiduciare questo governo, voterò la fiducia solo se me lo chiedesse il presidente Silvio Berlusconi. Nessun altro”. E lo stesso Giovanardi a SkyTg24 lascia una strada che porta al voto unitario del partito: “Può darsi che tutto il gruppo Pdl voti la fiducia, mi sembra una tra le possibilità che si stanno profilando”.

Fonti Pdl: “Marina pronta a guidare il partito”

Le parole del vicepresidente del Consiglio (“Resto convinto che tutto il partito debba votare la fiducia”) suonano come un’ultima chiamata e i falchi, per bocca di Bondi gli replicano senza giri di parole. Tanto che in queste ore sarebbe rispuntato con forza il nome di Marina Berlusconi per una discesa in politica. La presidente di Mondadori – secondo quanto hanno riferito fonti parlamentari del Pdl – ha deciso di scendere in campo “indignata dai troppi traditori” del partito e del padre.

Berlusconi pronto a trattare. Il governo no

Berlusconi sarebbe così pronto riconsiderare l’idea di votare la sfiducia al governo a patto di alcune richieste che devono essere accolte da Letta. Per il Cavaliere – è il ragionamento fatto dai fedelissimi – l’unità del partito in questo momento è la cosa prioritaria anche perché l’idea di andare al voto con un Pdl dimezzato non poterebbe i risultati sperati. Ecco dunque la possibilità di riaprire i canali di dialogo con il governo (prova ne sono le riunioni a palazzo Chigi) per un’exit strategy. Tra le richieste fatte avanzare dal Cavaliere ci sarebbe la questione giustizia ed in particolare l’interpretazione non retroattiva della legge Severino. Altra soluzione prospettata è quella di rivedere la squadra di governo, un Letta bis insomma con nuovi innesti tra i ministri Pdl ma soprattutto la possibilità per Alfano di lasciare l’esecutivo e prendere la gestione della nuova Forza Italia. Ma il governo (stando alle parole di Franceschini, Letta e Napolitano) risponde picche.

Pronte le mozioni di sfiducia di 5 Stelle, Fratelli d’Italia e Lega Nord

Il governo porrà dunque il voto di fiducia sulle dichiarazioni di Letta in Parlamento. Ma le opposizioni per non rischiare stanno lavorando a mozioni di sfiducia. Lo sta facendo per esempio il Movimento 5 Stelle: se la mozione sarà depositata spetterà alla conferenza dei capigruppo la sua calendarizzazione nei lavori dell’Aula di Palazzo Madama. A un testo simile lavora anche la Lega Nord con il vicepresidente di palazzo Madama Roberto Calderoli. Anche Fratelli d’Italia sta raccogliendo le firme per una mozione di sfiducia.

Letta incassa il sostegno di Renzi

Nel complicato momento politico in corso Letta incassa però il sostegno di Matteo Renzi. Un passaggio importante nella partita che Letta sta giocando e necessario al presidente del Consiglio a dimostrare di avere dietro di sé un Pd unito a sostenerlo. Il sindaco di Firenze ha pranzato a Palazzo Chigi e, secondo quanto apprendono le agenzie, ha ribadito al premier l’intenzione di essere leale e responsabile nei suoi confronti. Non ci saranno trucchi o trabocchetti, avrebbe assicurato a Letta. Ma anche un via libera ad un’operazione, quella di rompere il fronte pidiellino, che avrebbe una portata storica, come si riconosce dal fronte renziano. Insomma, un patto tra Letta e Renzi fondamentale per assicurare al governo l’orizzonte del 2015. Il capo del governo, secondo quanto si apprende, avrebbe mostrato ottimismo sulla riuscita dell’operazione.

Monti: “No a maggioranze raffazzonate”

Il presidente di Scelta Civica e ex presidente del Consiglio Mario Monti stimola i berlusconiani più inclini al dialogo e rompere gli indugi: “Mi rivolgo ai moderati italiani del Pdl e li invito a una riflessione – dichiara Monti – si tratta di scegliere se andare avanti a sostenere le posizioni personali di un leader che oggi pone i suoi interessi a discapito dell’interesse del Paese. Mi rivolgo ai deputati del Pdl che si riconoscono nel Ppe che si auspicava che l’Italia seguisse la politica delle riforme della legge di stabilità. Ecco a questi deputati se seguono la volontà di Berlusconi sono contrari al Ppe e consegnano l’Italia alle grandi potenze europee”. Il Professore tuttavia chiarisce: “Il governo Letta vada avanti non con una prospettiva raffazzonata ma vada avanti recuperando maggiore slancio. Questo uscirà se ci sarà un voto responsabile”.

Fuoriusciti M5S: “Voteremo la fiducia”

Intanto spuntano altri senatori che potrebbero essere messi nel conto per il voto di fiducia al senato. Sono i fuoriusciti del gruppo del Movimento Cinque Stelle. A nome di tutti parla Adele Gambaro (espulsa dal M5S): “Dopo una riunione che abbiamo svolto, abbiamo deciso che ascolteremo Letta e dovremmo dare la fiducia – ha detto a SkyTg24 – Ci interessava che nel programma ci fosse qualche nostro punto programmatico come la riforma della legge elettorale e quindi dovremmo dare la fiducia”. Gli altri senatori del gruppo misto che sarebbero intenzionati a votare la fiducia sono Marino Mastrangeli, Fabiola Anitori e Paola De Pin.

Mastrangeli (altro espulso per la nota vicenda della partecipazione ai talk show) conferma: “Coerentemente con quello che ho sempre detto e pensato politicamente, mi aspetto che domani Letta metta nella sua agenda di governo almeno una parte del programma dei 5 Stelle. A quel punto, sarà un dovere votargli la fiducia. Io continuo ad essere un 5 Stelle nessuno potrà mai sottrarmi la mia appartenenza al Movimento e l’unico vincolo di mandato che ho è la realizzazione del programma M5S”. Dunque, “giusto dare a Letta la fiducia, salvo revocargliela se non manterrà la parola data”. “L’unico interesse primario per questi ex di lusso è salvare la poltrona. A tutti i costi” commenta il vicepresidente di Montecitorio Luigi Di Maio.

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Vertice del PdL da Berlusconi a Palazzo Grazioli. Alla riunione, presieduta da Berlusconi, partecipano Alfano, Schifani, Brunetta e Verdini. Il summit del presidente del PdL con il segretario, i capigruppo parlamentari e il coordinatore del partito, è alla vigilia dell’intervento di domani di Letta in Parlamento. Berlusconi, dopo le dimissioni dei ministri del PdL,ha confermato la volontà di andare in tempi rapidi al voto anticipato. Ma non tutti nel PdL la pensano così e c’è chi vorrebbe confermare la fiducia a Letta.

Un fuorionda di Berlusconi a Piazzapulita fa scoppiare un nuovo caso politico. Al telefono il Cav parla di un intervento del Colle sulla sentenza Lodo Mondadori. Delirante diffamazione, la definisce il Quirinale. “Pura fantascienza”, dice la Cassazione. Clima sempre più teso intanto nel Pdl, con le colombe che minacciano l’uscita e valutano il sì ad un eventuale Letta-bis.

di Giuliana Palieri

Riassorbito il colpo (basso) inferto da Berlusconi, Enrico Letta prepara con fredda determinazione il passaggio-chiave della fiducia. Come preannunciato, infatti, il premier intende passare sotto le forche caudine parlamentari convinto che solo così potrà garantire al suo governo una vita medio-lunga (possibilmente fino al 2015) e soprattutto proficua e dignitosa.

Lo ha detto domenica sera Enrico Letta: il governo non può continuare ad andare avanti nella incertezza, subendo continui sgambetti. Lo ha ripetuto stamane il segretario Pd Guglielmo Epifani: no a governi stentati dalla vita grama. Quindi se Camera e Senato daranno il via libera approvando il suo discorso programmatico, bene, altrimenti il premier ne trarrà le conseguenze, ossia si dimetterà.

Resta però dietro l’angolo il ‘paletto’ quirinalizio, ossia il no di Giorgio Napolitano allo scioglimento delle Camere senza il varo della legge di stabilità e di una riforma elettorale. Quindi è sempre aperta la strada per esperire altri tentativi. Un muro, quello innalzato dal Colle, che però Silvio Berlusconi vuole picconare così come ha fatto con il governo, a costo di mettere a repentaglio la compattezza del Pdl dove ormai falchi e colombe si guardano in tralice.

Consumato lo strappo con un partito ‘estremista’ come la nuova Forza Italia forgiata dai ‘rapaci’ del Pdl, i ministri ‘diversamente berlusconiani’ hanno formalizzato le loro dimissioni. Poi sono stati chiamati a rapporto dal Cavaliere che deve aver trovato argomenti convincenti se ha potuto assicurare di aver ricucito con loro. Poi, tutti insieme, si sono riuniti nell’assemblea dei gruppi parlamentari dove Berlusconi ha bacchettato i malpancisti (‘i panni sporchi – ha ammonito – si lavano in famiglia’), per poi tentare il ricompattamento del partito. Non sembra però sanato nel Pdl lo strappo ‘ministeriale’ e di quanti hanno preso le distanze dalla svolta estremista.

Ed è proprio su questa frattura che ha puntato le sue carte Enrico Letta, convinto che la nascita dal corpaccione berlusconiano di una costola moderata possa rivoluzionare la politica e portare ossigeno al suo governo. Al momento comunque regna il caos nel Pdl, e i segnali che il Cavaliere lancia sono tutt’altro che univoci.

Nella riunione dei gruppi dapprima è parso conciliante, ha detto che tutto si è chiarito, ha respinto le dimissioni dei suoi parlamentari, ha assicurato che nel giro di una settimana si possono approvare i provvedimenti su Imu e Iva ma anche la legge di stabilità per poi andare alle elezioni anticipate. Poi però è stato tranchant e ha chiuso a doppia mandata tutte le porte: ”la nostra esperienza di governo è finita”. Il fatto e’ che il Cav si e’ trovato nella difficile condizione di conciliare l’inconciliabile sia a proposito del governo (tirando il freno dopo che la frittata era fatta), sia con i suoi, che alla fine si sono ritrovati intruppati da un capo poco democratico. Fabrizio Cicchitto (il ribelle della prima ora) aveva infatti chiesto che si aprisse un dibattito nell’assemblea ma gli è stato messo il bavaglio. E sempre Cicchitto ha voluto far emergere la contraddizione berlusconiana: ”vogliamo approvare in una settimana quei provvedimenti? Allora si deve votare la fiducia…”. Ribolle dunque il Pdl, al di là delle rassicurazioni berlusconiane, come dimostra peraltro lo scontro epico tra i ministri piediellini e il direttore del Giornale Alessandro Sallusti che ha dedicato loro un editoriale di fuoco. ”Sallusti sappia che noi non abbiamo paura, con noi il metodo Boffo non funzionerà”. (ANSA)

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Fuori onda Berlusconi, intervento Colle su sentenza Mondadori – Uno sfogo al telefono di Berlusconi con un esponente del Pdl, registrato da una troupe mentre era in corso un’intervista. E’ l’esclusiva della trasmissione di La7 ‘Piazzapulita’ di stasera, secondo l’anticipazione dal sito de ”Il Fatto quotidiano’. ‘Mi è stato detto che il capo dello Stato avrebbe telefonato per avere la sentenza prima che venisse pubblicata’, afferma Berlusconi nella telefonata ‘captata’ riferendosi al risarcimento per la vicenda Mondadori. Poi ‘ha costretto i giudici a riaprire la camera di consiglio’.

Quel che sarebbe stato riferito al Senatore Berlusconi circa le vicende della sentenza sul Lodo Mondadori e’ semplicemente un’altra delirante invenzione volgarmente diffamatoria nei confronti del Capo dello Stato. Lo si apprende dall’Ufficio Stampa del Quirinale.

Scrive Il Fatto Quotidiano:

Lo scontro tra Silvio Berlusconi e il presidente della Repubblica va oltre l’immaginabile. Il leader Pdl non solo è furioso perché pensa che Giorgio Napolitano non abbia fatto nulla per salvarlo dalle sentenze e dalle loro conseguenze politiche, ma arriva ad accusarlo apertamente di aver ordito un complotto per aggravare la sua situazione giudiziaria. Napolitano, sostiene Berlusconi, sarebbe intervenuto sui giudici di Cassazione riuniti per la sentenza civile definitiva sul Lodo Mondadori – quella che ha fissato in 541,2 milioni di euro il risarcimento in favore della Cir di Carlo De Benedetti – “costringendoli” addirittura a riaprire la camera di consiglio”.

La replica dell’ufficio stampa del Quirinale, arrivata a trasmissione iniziata, è durissima: “Quel che sarebbe stato riferito al Senatore Berlusconi circa le vicende della sentenza sul Lodo Mondadori è semplicemente un’altra delirante invenzione volgarmente diffamatoria nei confronti del capo dello Stato”. Si è poi aggiunta la replica del predidente della Corte di Cassazione Giorgio Santacroce: “Pura fantascienza”, commenta all’Ansa.

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“Una crisi che appare irresponsabile provocare non solo per le sue ripercussioni economiche, ma per le ricadute sulla credibilità dell’intera classe politica italiana”. E’ quanto scrive l’Osservatore Romano, quotidiano della Santa Sede in un articolo dal titolo: “L’Italia costretta a uno nuova crisi politica”. “Il timore – scrive il giornale vaticano – è che il tessuto condiviso di regole sul quale si basa ogni convivenza civile, lacerato nel corso di questi anni da un confronto politico esasperato, rischi di uscire definitivamente compromesso da una chiamata permanente allo scontro”. “E solo sullo sfondo, purtroppo – aggiunge -, rimangono i problemi irrisolti della disoccupazione e delle scarse risorse a disposizione, per esempio, degli enti locali, alcuni dei quali hanno denunciato proprio in questi giorni di essere sull’orlo del collasso finanziario”.

Silvio Berlusconi alla Camera per la riunione dei gruppi congiunti del Pdl. A palazzo Grazioli c’e’ stato un vertice tra il Cav e lo stato maggiore del partito. A via del Plebiscito la delegazione ministeriale del partito guidata da Angelino Alfano. Il vice premier insieme agli altri ministri del Pdl, Nunzia De Girolamo, Beatrice Lorenzin, Maurizio Lupi, Gaetano Quagliariello, ha rassegnato in mattinata le dimissioni dal governo in modo irrevocabile. La decisione di far dimettere i ministri è stata mia, ha detto, a quanto si apprende, Berlusconi, nel corso della riunione dei gruppi del Pdl. “Dobbiamo restare uniti, non dobbiamo dare all’esterno l’impressione che sta dando il Pd, i panni sporchi si lavano in casa. Quello che hanno fatto i ministri lo hanno fatto in buona fede ma abbiamo chiarito tutto”, ha detto, a quanto raccontano, il Cavaliere nel corso della riunione del Pdl. “Per il bene del Paese assicuriamo che in una settimana votiamo la cancellazione della seconda rata Imu, la legge di stabilità, purche’ non aumenti la pressione fiscale, la cancellazione dell’Iva e poi torniamo al voto e vinciamo”, ha affermato Berlusconi ai gruppi Pdl. Il 4 ottobre si terrà la manifestazione del Pdl in piazza Farnese, hanno deciso i gruppi nel corso della riunione a cui ha preso parte Silvio Berlusconi. La nostra esperienza di governo è finita, ha detto, a quanto si apprende, Silvio Berlusconi ai parlamentati del Pdl.

Cicchitto, o ritiro dimissioni ministri o fiducia – “O congeliamo le dimissioni dei ministri e, così facendo, vengono meno le ragioni per un voto di fiducia oppure il Pdl deve votare la fiducia”. Così Fabrizio Cicchitto al termine della riunione del Pdl, sottolineando che questo è l’unico modo per fare ciò che Berlusconi ha detto e cioè votare delle misure in pochi giorni”.

[ARTICLEIMAGE] Il premier Enrico Letta interverrà al Senato mercoledì alle 9.30 per vedere se il suo Governo ha ancora la fiducia del Parlamento. Il suo discorso e la seduta nel complesso verranno trasmessi in diretta tv, così come richiesto in Conferenza dei capigruppo dal ministro Franceschini, (“i cittadini devono sapere che succede”). Il premier Letta interverra’ poi nel pomeriggio, a partire dalle 16, alla Camera.

Fitch, da tensione politica rischi rating Italia- ”La potenziale caduta del governo italiano ”mette a rischio gli obiettivi di bilancio e ”crea incertezza in un periodo cruciale”. Lo scrive l’agenzia di rating FItch. ”Un’incertezza prolungata” o ”una minor fiducia sul calo del debito/Pil dal 2014” sono ”inneschi potenzialmente negativi per il rating”. ”Se le turbolenze politiche impediscono di presentare la legge di bilancio 2014 alla Ue il 15 ottobre o l’Italia non riesce a centrare gli obiettivi del patto di stabilità, sarebbe più difficile da ottenere in caso venga chiesto” il sostegno della Ue e della Bce. Lo scrive l’agenzia di rating Fitch.

Si registra la prima conseguenza della crisi di governo: il termine per la presentazione degli emendamenti al decreto legge Imu slitta a giovedì. E’ quanto si apprende da fonti parlamentari.

Sallusti, ministri Pdl come quel genio di Fini – “Eversivo e’ alzare le tasse, liberale è non farlo”. E’ titolato così l’editoriale de “Il Giornale” di oggi che ha suscitato la reazione irata di tutti i ministri del Pdl, Angelino Alfano in testa. Il direttore scrive che i ministri “con qualche distinguo di forma e di sostanza, si adeguano, ma non condividono al punto di ventilare un loro futuro fuori da Forza Italia, non si capisce se sulle orme di quel genio di Gianfranco Fini”, fatto questo che ha spinto i ministri a evocare il “metodo Boffo”. Altra stoccata è ai professori, “in primis Quagliariello”. “Si sa come sono fatti i professori: galantuomini che sanno tutto, ma che sanno fare poco, se non appunto i professori. I precedenti non mancano”. E il direttore cita in proposito la Fornero. Sallusti definisce “eversiva” la decisione di alzare le tasse e il comportamento “preconcetto e fazioso dei membri della Giunta”. “Eversivo è il complice silenzio di Napolitano”. E sulla collegialità della decisione sulle dimissioni “durante le centinaia di vertici convocati da Berlusconi” non si è certo parlato “di Milan o del tempo”. Cosa immaginavano i ministri “di uscire dal Parlamento e restare al governo a metter su tasse? Mistero”.

“E’ bene dire subito al direttore de Il Giornale” che “noi non abbiamo paura”. “Se il metodo Boffo ha forse funzionato con qualcuno, non funzionerà con noi”. E’ quanto affermano in una nota congiunta tutti i ministri del Pdl in risposta all’Editoriale de Il Giornale di oggi.Questa la dichiarazione integrale sottoscritta da Angelino Alfano, Nunzia De Girolamo, Beatrice Lorenzin, Maurizio Lupi, Gaetano Quagliarello, in merito a quanto pubblicato oggi, su Il Giornale, a firma del direttore Sallusti: “E’ bene dire subito al direttore de Il Giornale, per il riguardo che abbiamo per la testata che dirige e una volta letto il suo articolo di fondo di oggi, che noi non abbiamo paura. Se pensa di intimidire noi e il libero confronto dentro il nostro Movimento politico, si sbaglia di grosso”.”Se intende impaurirci con il paragone a Gianfranco Fini, sappia che non avrà case a Montecarlo su cui costruire campagne. Se il metodo Boffo ha forse funzionato con qualcuno, non funzionerà con noi che eravamo accanto a Berlusconi quando il direttore de Il Giornale lavorava nella redazione che divulgo’ l’informazione di garanzia al nostro presidente, durante il G7 di Napoli, nel 1994″, conclude.

”Sono allibito, neppure io ho paura. Ho già pagato con la detenzione squallide minacce alla libertà di espressione. Punto”. Così, parlando con l’ANSA, il direttore de ‘Il Giornale’ Alessandro Sallusti ha replicato ai ministri del Pdl che lo hanno accusato di usare ”il metodo Boffo”. Il direttore del quotidiano non ha voluto aggiungere altro.

Sindacati, serve vero governo paese,assemblee-presidi – Cgil, Cisl e Uil “esprimono la loro preoccupazione per la crisi istituzionale causata dall’irresponsabilità di chi vorrebbe anteporre interessi personali alle condizioni del paese”. Serve, chiedono, “un vero governo del paese”. E preannunciano assemblee nei luoghi di lavoro, presidi, volantinaggio dai supermercati alle chiese.

Squinzi, rischiamo commissariamento Europa – ”Mi auguro che tutta questa instabilità non porti a una precettazione da parte dell’Europa e a una gestione commissariale”. Lo afferma il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, a proposito dell’attuale crisi politica.

Epifani, no a governo stentato con trasfughi – ”E’ troppo presto per fare pronostici sul futuro del governo Letta. Ma dico no a governi con trasfughi che viva una vita stentata”. Lo ha detto Guglielmo Epifani a Radio 24. Il leader del Pd accusa il Pdl di avere provocato, con le le sue scelte sul governo, il nuovo aumento dello spread registrato questa mattina. “Il centrodestra sta facendo saltare in aria il Paese ed era evidente che lo spread sarebbe ripartito. Il Pdl sta facendo saltare il Paese. Vediamo come finisce. Non spero in elezioni anticipate, ma non le temo’.

Fassina, conti sotto controllo, rispetteremo 3% – I conti pubblici italiani sono ”sotto controllo” e il Paese sarà in grado di mantenere il deficit sotto il 3% del pil. Lo ha assicurato il viceministro dell’Economia, Stefano Fassina, in un’intervista a Bloomberg Television, aggiungendo che sarà rispettata la scadenza del 15 ottobre per la presentazione della legge di stabilità.

Franceschini, intenzione chiedere fiducia – “Ci sono delle formalità da rispettare. La questione di fiducia si pone su risoluzioni che devono presentare i gruppi. Ma la volontà del Governo è di andare al chiarimento e porre quindi la questione di fiducia”. Così il ministro per i Rapporti con il Parlamento Franceschini al termine della conferenza dei Capigruppo del Senato.

Renzi, ascolteremo Letta, poi valuteremo – “Ascolteremo ciò che il presidente del Consiglio dirà mercoledì al Senato; dopo che avremo ascoltato, valuteremo”. Così il sindaco di Firenze Matteo Renzi ha risposto ai cronisti che, a margine del Consiglio comunale, gli chiedevano del governo, del congresso del Pd e di altri temi nazionali sui quali il sindaco di Firenze era rimasto in silenzio per due giorni dopo il precipitare delal situazione politica.

Grasso, eventi sfuggono di mano ad artefici – “Gli eventi sembrano sfuggire di mano anche ai loro artefici creando una situazione di incertezza che già stamattina abbiamo visto produrre danni su mercati ed economia tanto da spingere il presidente di Confindustria e i sindacati a lanciare un allarme”. Il presidente del Senato Grasso commenta cosi’ la crisi del Governo. In occasione della cerimonia in ricordo di Emilio Colombo Pietro Grasso dice che “non possono essere gli italiani le vittime di un panorama politico in continuo divenire in cui l’unica cosa stabile è l’instabilità”.

P. Chigi: Merkel a Letta, auspico stabilità in Italia – Nel pomeriggio c’e’ stata una “affettuosa” telefonata della cancelliera tedesca Angela Merkel al premier Enrico Letta. Lo riferiscono fonti di palazzo Chigi che sottolineano come la cancelliera abbia anche ribadito a Letta “l’auspicio per la stabilità politica dell’Italia e per la continuità nell’azione di governo”.

Casini, elezioni ora salto nel buio – “Le elezioni ora sarebbero un salto nel buio che vedrebbe la vittoria di qualcuno sulle macerie dell’Italia”. Così il leader centrista Pierferdinando Casini commenta, dopo un lungo faccia a faccia con Monti, l’intenzione di Berlusconi di andare al voto al più presto.

Franceschini, proposta Cav assolutamente irricevibile – La proposta di Berlusconi di una settimana per approvare legge di stabilità e Iva è “assolutamente irricevibile”. Lo ha detto il ministro per i Rapporti con il Parlamento Dario Franceschini a ‘Otto e mezzo’ aggiungendo che “ci vuole un minimo di serietà”. “Ci vuole un minimo di serietà – ha detto Franceschini – perché abbiamo tutto il mondo che ci guarda, ci sono i mercati che ci guardano e i cittadini italiani preoccupati” dalle conseguenze di questa instabilità. E poi “ci sono regole: la legge di stabilità ha i suoi tempi, sull’Iva, anche lì è una battuta perché stanotte scatta l’aumento”. “Mercoledì Letta ascolterà il dibattito. Il Consiglio dei ministri ha già autorizzato la fiducia e c’è l’orientamento a mettere la fiducia perché serve un’operazione di chiarezza. Serve un’assunzione di responsabilità”, ha detto il ministro per i rapporti con il Parlamento Dario Franceschini a ‘Otto e mezzo’. (ANSA)

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da La Stampa.it

Nel Pdl va in scena la resa dei conti finale in vista del voto di domani in Aula sul governo. Silvio Berlusconi ha convocato Alfano e i big del partito a palazzo Grazioli. Il vertice odierno segue quello che si è tenuto fino a tarda notte ieri, caratterizzato da nuove tensioni tra il Cavaliere e le “colombe”. Vertice teso, con nuovi «attriti» fra l’ex premier e Alfano sulla linea da tenere nei confronti dell’esecutivo, dopo che davanti ai parlamentari pidiellini ieri Berlusconi ha definito terminata l’esperienza dell’esecutivo.

Non è un mistero che la partita è sì sul governo, ma anche sugli equilibri della nuova Forza Italia. «Mi risulta che il segretario Alfano ha chiesto la mia testa come condizione per mantenere l’unità», attacca Daniela Santanché. La “pitonessa” è furiosa: «Detto che ciò dimostra la strumentalità della protesta in corso da parte dei nostri ministri dimissionari, non voglio offrire alibi a manovre oscure e pericolose».

Quindi, aggiunge, «la mia testa la offro spontaneamente al segretario Alfano, su un vassoio d’argento, perché l’unica cosa che mi interessa per il bene dei nostri elettori e dell’Italia è che su quel vassoio non ci finisca quella del presidente Berlusconi».

«Io sono sempre ottimista, molto ottimista», dice intanto Maurizio Lupi, ministro del Pdl e dimissionario con forti perplessità, lasciando Montecitorio. Lupi si riferisce alle possibilità del governo di superare domani il test sulla fiducia. Risposta forse sibillina, ma che fotografa bene una situazione di incertezza generale, in cui ogni singolo protagonista della vicenda gioca le sue carte con circospezione.

Appena ieri pomeriggio aveva visto alla Camera i gruppi parlamentari, in quello che si è rivelato essere un briefing più che una riunione. Stamane a palazzo Grazioli si è presentato anche Angelino Alfano, vicepremier e ministro dimissionario dell’interno nonché capofila dei dubbiosi rispetto alla linea dell’intransigenza.

Oltre a lui e a Berlusconi sulle prime erano presenti Denis Verdini, Renato Brunetta, Maurizio Gasparri, Niccolò Ghedini e Renato Schifani. Un mix di falchi e colombe, che tutti insieme sono usciti dal palazzo lasciando da soli i due. Facile immaginare il tema del colloquio, soprattutto alla luce delle voci che continuano a circolare su una possibile scissione da parte delle colombe. La notte scorsa un analogo faccia a faccia tra Berlusconi e Alfano ha registrato momenti di alta tensione.

Nel frattempo Enrico Letta e Dario Franceschini vengono ricevuti al Quirinale. È l’altro versante di questa crisi: premier e presidente che analizzano la situazione alla luce di quello che ieri Berlusconi ha detto ai suoi parlamentari, vale a dire l’idea di dare al governo una settimana di tempo per rimediare all’aumento dell’Iva e poi passare la legge di stabilità.

Quindi scioglimento e le urne. Una prospettiva, quella tracciata dal Cavaliere, che vede contrari tanto Napolitano quanto Letta. Restano sul tappeto sia l’opzione della richiesta di fiducia, sia quella della richiesta di un semplice dibattito parlamentare. Ma finché la situazione all’interno del Pdl non si sarà chiarita è difficile immaginare per tutti cosa accadrà anche solo domani, quando finalmente il governo si presenterà alle camere.

Il Pd resta alla finestra. Anche se nel partito cresce il fronte-elezioni, la Segreteria unitariamente ha confermato la linea di «sostenere Letta in questa operazione di chiarezza» sulla crisi, ha spiegato Enzo Amendola, componente della segreteria del Pd, dopo la riunione dell’organismo di questa mattina. L’obiettivo, ha aggiunto, «è discutere su quello che serve all’Italia e vedere chi ci sta».

«Abbiamo preso atto – dice Amendola riferendo della riunione della Segreteria – di tutte le dichiarazioni che stanno arrivando su questa crisi dai sindacati e dal mondo del lavoro ma anche da fuori dei confini nazionali». «Le parole di Schulz – osserva – ci hanno fatto riflettere. C’è un’attenzione forte sulla crisi in corso che ci conferma che la linea giusta è quella di sostenere Letta in questa operazione di chiarezza». Per cui di fronte alle Camere si illustrano le linee su riforme ed economia per poi vedere «chi ci sta», conclude.