Letta: “grande errore, Renzi non può fare il sindaco d’Italia”

4 Giugno 2015, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Nuovo affondo dell’ex premier Enrico Letta all’attuale presidente del Consiglio, Matteo Renzi. In una intervista rilasciata a l’Espresso, Letta afferma che l’errore più grande di Renzi è “il sistema istituzionale che sta costruendo, fondato sul sindaco d’Italia che non funzionerà ed è pericoloso per il Paese”.

Si tratta di “un doppio errore”, dal momento che “si dà ai cittadini l’illusione che basti affidare tutto a una sola persona per risolvere i problemi del Paese. Non è così: un sistema ben funzionante si fonda su pesi e contrappesi”.

Il secondo errore che l’attuale premier sta commettendo è “di prospettiva. Il sindaco d’Italia è un modello costruito a immagine e somiglianza di chi l’ha voluto, pensando a se stesso. Ma non vorrei che, come è avvenuto per altre leggi elettorali, si pensi a una riforma con la sicurezza di esserne i beneficiari e invece poi arrivino altri ad approfittarne. Il Movimento 5 Stelle non scomparirà. Non vorrei che un giorno scoprissimo che sindaco d’Italia, invece di Renzi, è stato eletto Luigi Di Maio”.

Sull’Italicum e la riforma costituzionale del Senato che Renzi tanto promuove, Letta ha detto che se entrambe le riforme fossero esistite già nel 2011 o nel 2008, “Berlusconi avrebbe governato da solo, senza contrappesi né politici né istituzionali: non sarebbe stato costretto a cercare quei compromessi con gli altri partiti della sua maggioranza che hanno permesso di evitare danni peggiori”.

Letta è stato categorico. “Bisogna ripensare il percorso costituzionale. Il sistema che stiamo costruendo non funzionerà ed è pericoloso per l`Italia. Il modello sindaco d’Italia va bene per i Comuni, ma in chiave nazionale l`unico paese che ha un sistema simile è la Francia, con l`elezione diretta del presidente, e non funziona più neppure lì. Nel 2002 Jacques Chirac andò al ballottaggio contro Jean Marie Le Pen e nel secondo turno gli elettori di destra e di sinistra si unirono per votare per il presidente uscente. Oggi non sarebbe più così. Chi oggi avesse la tentazione di trasformare le elezioni in un referendum pro o contro se stesso domani rischierebbe di perderlo”.

Il Pd nell’ultimo anno “ha vissuto in una bolla”, dopo il “risultato assolutamente straordinario” alle europee, sottovalutando il M5S.

“Siamo rimasti bloccati su questa lettura superficiale, in questi mesi di grande conformismo si è ripetuto che il governo di Renzi aveva sgonfiato Grillo. Oggi ci siamo accorti che M5S è presente, per la prima volta in un voto regionale” e le elezioni “hanno confermato che la forza elettorale del movimento di Grillo è un dato strutturale, non episodico”.

Dal voto di domenica arriva quindi una lezione e cioè che “non si può fare tutto da soli. Può esserci un innamoramento per una leadership forte. Nel 1994 dopo due mesi di governo Silvio Berlusconi alle elezioni europee prese il trenta per cento da solo. Ma sono fenomeni temporanei».

“Chi governa l`Italia oggi, invece di pensare a come accumulare ancora più potere, invece di farsi approvare la legge elettorale da solo, deve concentrarsi esclusivamente su come cogliere i fattori favorevoli alla ripresa. Ora Renzi – è stato l’invito di Letta – deve cambiare passo. È il momento di chiudere con la spigolosità di questi mesi, smettere di dividere, provare a unire».

L’ex premier, di fronte al decisionismo di Renzi, ha sostenuto che certamente “anch`io penso che debba venire il momento della decisione. Ma l`Italia è un paese complesso, in cui non si sfugge dalla necessità di unire. La scorciatoia di dare tutto il potere in mano a una sola persona può affascinare in un periodo, ma poi non funziona. Bisogna fare le coalizioni” e dopo aver unito “bisogna avere la pazienza di lavorare di ago, filo e cacciavite e non con il bulldozer».