Legge elettorale: condanna “costituzionale”

13 Maggio 2017, di Giovanni Falcone

Nel tentativo di garantire una certa continuità che ormai dura da settant’anni, anche la Corte costituzionale, con la sentenza del 25 gennaio 2017, si è adeguata: l’Italia deve continuare a rimanere senza Governo.

Con la semi bocciatura dell’Italicum e dichiarando incostituzionale il “ballottaggio“, la Corte ha di fatto condannato il nostro Paese alla ingovernabilità.

In Italia, ha praticamente detto, non riuscendo nessun partito od anche coalizione a raggiungere la fatidica soglia del 40% dei consensi e considerata la indisponibilità del M5S a fare accordi, ci vorranno sempre le grandi intese, le ammucchiate o, si possono anche chiamare, i minestroni della politica.

Non ci sarà mai un programma di governo chiaro, un’assunzione di responsabilità da parte di chicchessia, nulla, palude ad oltranza. La nostra è una “condanna Costituzionale“.

Nel mentre il Capo dello Stato invita le forze politiche a trovare la quadra per una legge elettorale “omogenea” fra Camera E Senato, peraltro mai esistita da quando è nata la Repubblica, le forze politiche stanno mediando.

Il primo tentativo, equiparabile ad un aborto non riuscito, parla di abbassare la soglia di ingresso al Senato al 3% – al pari di quello che già succede alla Camera – in luogo dell’8% attuale.

Aumenta la frammentazione a tutto beneficio dei cespugli nati e da nascere. Siamo grandi, anzi no, che dico, siamo grandissimi.

La ingovernabilità di sistema è assicurata. Il nostro è un grande Paese amante delle tradizioni, abbiamo un record da mantenere: non esiste Paese al mondo che possa vantare il fatto di aver  partorito 65 Governi in settant’anni . E’ un primato che non possiamo perdere, costi quel che costi!

La Corte Costituzionale, come da tradizione, è stata coerente con la nostra storia, recente e remota.

Quando si vota, a urne chiuse, così come ha stabilito la Consulta, non deve vincere nessuno, nella misura in cui nessuno potrà mai arrivare da solo alla fatidica soglia del 40% dei consensi per avere diritto al premio di maggioranza.

In pratica, se il “ballottaggio” è legittimo ed apprezzato dappertutto – a cominciare dall’Italia intera per Comuni superiori a 15 mila abitanti – a livello nazionale  è vietato e addirittura pericoloso.

I giudici, quando non li capisci e ahimè, capita spesso, li devi sopportare in rispettoso silenzio, in pratica senza fiatare!

Come sempre, alla prossima consultazione elettorale, programmata per la primavera del 2018, avranno vinto tutti, anche i cespugli che saranno riusciti a superare la soglia minima di sopravvivenza, quella del 3% per avere diritto alla poltrona. In pratica, un bel gruppo di condomini e una famiglia numerosa consente a questi eterni statisti di filosofeggiare – pensiamo al partito di Alfano, Casini, Fratoianni, Pisapia, Bersani e compagnia cantando.
Tutti hanno famiglia ed è giusto così.

Teniamoceli cari, tutti questi statisti, sempre meglio di quello che è successo in Turchia, dove un neo eletto sultano decide da solo. Si, perché da noi, a differenza che in altri Paesi più seri – leggi Germania, per esempio – la soglia di sbarramento per sedersi in Parlamento è del 5%.

Insomma, alle prossime consultazioni, ad urne chiuse vedrete, avranno vinto tutti.
Avrà perso solo l’Italia e gli italiani che ancora credono all’accozzaglia! [1]

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[1] ACCOZZAGLIA – “Garzanti linguistica: insieme disordinato di persone o cose, per lo più disparati tra loro”. Questo gruppo, disomogeneo, affatto coeso e che non sono d’accordo su niente anche se, nel periodo immediatamente precedente la data del referendum del 4 dicembre u.s., in più occasioni, hanno avuto la sfacciataggine di dire che nell’arco di 15 giorni si sarebbero messi attorno ad un tavolo per iniziare ad elaborare un testo “decente” di riforma costituzionale. Questi soloni del NO, incapaci di costruire niente, men che mai qualcosa nell’interesse del sistema Paese – già peraltro ampiamente sperimentato negli ultimi trenta anni – hanno avuto la capacità e la sfrontatezza di ostacolare l’unico processo di semplificazione del quadro istituzionale, di riduzione delle spese della politica, di sburocratizzazione dei processi decisionali della P.A., di eliminazione di carrozzoni inutili per l’efficienza di uno Stato, presentato al giudizio degli italiani. La partita non è finita. Il processo riformatore nella mente degli italiani, nel Popolo del SI – anche in presenza di una momentanea interruzione – è partito ed è un processo irreversibile. Il Popolo del SI, osserva e aspetta, in Stand by. Il Popolo del SI, quello del 41%, guarda al futuro, il Popolo del SI non si è arreso, anzi ..