Legge di bilancio: dalle pensioni al fisco, governo mette sul piatto 23 miliardi di euro

18 Ottobre 2021, di Alessandra Caparello

Si è aperto il cantiere per la stesura della nuova legge di bilancio 2022, l’ex Legge Finanziaria che detta le misure fiscali e normative per l’anno che verrà e che deve essere approvato entro fine dicembre. Tra i tanti capitoli in vista, focus particolare e molto atteso è sulla previdenza.

Legge bilancio 2022: le misure sulle pensioni

Con la fine di quota 100 le proposte sul tavolo sono parecchie. Tra le ipotesi più accreditate nelle ultime settimane troviamo un rafforzamento dell’Ape Sociale e dell’Opzione donna. L’Ape sociale è una misura sperimentale in vigore dal 1° maggio 2017 la cui scadenza, in seguito a successivi interventi normativi è stata prorogata fino al 31 dicembre 2021. Si tratta di un’indennità a carico dello Stato erogata dall’Inps, a soggetti in determinate condizioni previste dalla legge che abbiano compiuto almeno 63 anni di età e che non siano già titolari di pensione diretta in Italia o all’estero. e il governo Draghi starebbe valutando un’estensione della misura e al tempo stesso un allargamento della platea dei beneficiari come misura di sostituzione di quota 100.

Tra le altre misure si potrebbe puntare anche ad un’estensione dei lavori usuranti che danno diritto alla pensione anticipata. Recentemente la Commissione istituzionale ad hoc istituita dal ministro del lavoro Andrea Orlando e presieduta dall’ex ministro Cesare Damiano ha stilato una lunga lista di lavori gravosi allargando la platea degli interessati a circa mezzo milione di lavoratori. Nel dettaglio nelle mansioni gravose sono state inserite anche bidelli, saldatori, tassisti, falegnami, conduttori di autobus e tranvieri, benzinai, macellai, panettieri, insegnanti di scuole elementari, commessi e cassieri, operatori sanitari qualificati, magazzinieri, portantini, forestali, verniciatori industriali. L’obiettivo dell’estensione dell’elenco dei lavori gravosi è dunque quello di consentire a più lavoratori di usufruire della pensione anticipata a 63 anni con 36 di contributi a patto di aver svolto una mansione gravosa per 6 anni negli ultimi 7 o 7 negli ultimi 10.

Poi c’è anche la proposta del presidente dell’Inps Pasquale Tridico, ribattezzata Quota 63, permetterebbe un’ uscita anticipata con taglio all’assegno. Come funzionerebbe? Ai lavoratori appartenenti al sistema misto verrebbe garantita la possibilità di accedere intorno ai 63/64 anni a una prestazione di importo pari alla quota contributiva maturata alla data della richiesta per poi avere la pensione completa al raggiungimento dell’età di vecchiaia.

Questa ipotesi – secondo il numero uno dell’istinto di previdenza – sarebbe “sostenibile” dal punto di vista finanziario con un aggravio di circa 2,5 miliardi per i primi tre anni e risparmi a partire dal 2028. Nel 2022 potrebbero accedere a questo strumento 50mila persone per una spesa di 453 milioni mentre nel 2023 potrebbero accedere 66mila persone per 935 milioni. Gli anni con il costo più sostenuto sarebbero il 2024 e 2025 con oltre 1,1 miliardi l’anno e 160mila uscite nel biennio.

Le altre misure

Ma non solo pensioni. Tra le priorità degli interventi fiscali che il governo Draghi intende inserire nella manovra ci sarebbe un nuovo taglio delle tasse sul lavoro in favore dei redditi medi con almeno 6 miliardi di stanziamenti allo studio.  Il governo poi punterebbe anche ad inserire in manovra lo stop al cashback avviato il 30 giugno scorso e sospeso temporaneamente. Il motivo? La misura costa troppo. Potrebbe poi prendere vita nella legge di bilancio la proroga di una serie di detrazioni fiscali già vigenti come quella per ristrutturazione degli immobili.

 «Sulla composizione delle misure, una buona parte della lista della spesa è già, di fatto, nota: si va dal rifinanziamento dell’ecobonus fiscale 110% per le ristrutturazioni edilizie agli interventi per il reddito di cittadinanza, da qualche primo ritocco per ridurre la pressione fiscale alle misure sulle pensioni e Quota 100» spiegano gli analisti di Unimpresa secondo i quali «a cifra stanziata per il prossimo anno è decisamente più contenuta rispetto ai 71,8 miliardi impiegati con i vari decreti legge approvati nel corso del 2021: in particolare, i 31,5 miliardi del decreto legge 41 e i 39,1 miliardi del decreto legge 73. Non sono da escludere ulteriori interventi economici in corso d’opera per l’anno prossimo, quando comunque cominceranno a essere impiegati i 191 miliardi in arrivo dall’Unione europea per il nostro Piano nazionale di ripresa e resilienza. Tuttavia, la sensazione è che il governo, con la legge di bilancio, intenda in “normalizzare” il quadro di finanza pubblica, dopo aver raggiunto risultati più che soddisfacenti sul fronte dell’emergenza sanitaria, col Paese che, da mesi, ha stabilizzato e tenuto sotto controllo la pandemia da Covid».

Secondo le ultime indiscrezioni raccolte, la Legge di Bilancio 2022 potrebbe superare in totale i 23 miliardi di euro. Deadline il 20 ottobre quando la manovra dovrà approdare in Parlamento.