Le tre sfide di Letta il sopravvissuto

9 Agosto 2013, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Cento giorni di governo Letta. In occasione della ricorrenza, che cade questa settimana, l’esecutivo di larghe intese ha pubblicato un documento elettronico sul suo sito ufficiale per mostrare gli obiettivi raggiunti sin qui.

Non molto a dire il vero è stato fatto finora, avverte il Financial Times in un editoriale che porta la firma di Chris Hanretty, secondo il quale la vera impresa del governo è stata il fatto di essere sopravvissuto alle vicende giudiziarie di Silvio Berlusconi e alle divisioni interne, in particolare quelle sull’Imu.

Ma mancano ancora almeno tre provvedimenti urgenti e la riforma della legge elettorale non è nemmeno il più impellente di questi. In un sondaggio condotto di recente da SWG è emerso che due quinti degli italiani interpellati non riusciva a ricordare un solo provvedimento approvato dal governo insediatosi in aprile.

Allo stato attuale delle cose è probabile che il governo resterà in piedi fino alle elezioni parlamentari europee dell’anno prossimo. Anche se dovesse cadere, le elezioni anticipate non si terrebbero prima del 3 dicembre, come ha fatto sapere il ministro delle Riforme Costituzionali Gaetano Quagliariello.

Paradossalmente Letta e i suoi ministri sono favoriti dall’attuale Porcellum, che non consentirebbe, stando ai sondaggi, a nessuna delle due forze politiche al potere – Pd e Pdl, che governano al fianco dei centristi di Lista Civica – di vincere con un margine tale da conquistare la maggioranza in ambedue le Camere.

A parte la sopravvivenza, un altro risultato ottenuto riguarda l’essere riusciti a rassicurare l’Unione Europea e i mercati. Qualche mese dopo l’avvenuta formazione di governo, la Commissione Ue ha chiuso la pratica di infrazione nei confronti dell’Italia per il rientro del deficit sotto la soglia del 3%.

Le tre sfide che ora si trova a dover superare il governo sono nell’ordine: le conseguenze nefaste che la condanna di Berlusconi può avere sulla stabilità politica; la riforma elettorale e il ritorno a un sistema proporzionale che semplifichi la formazione di coalizioni post-elettorali; ma sopratutto la pressione fiscale.

È il punto più urgente e delicato. Entro fine mese il partito di Berlusconi vuole vedere sparire l’Imu, la famigerata tassa sulla casa. Ma secondo il quotidiano, anche se è fortemente impopolare, è la tassa giusta per l’Italia, perché “è difficile da evadere, non distorce il mercato del lavoro e colpisce i più agiati e meno i giovani e i disoccupati”.

Se il governo sopravvive altri cento giorni, dovrà poi dedicarsi con tutte le sue forze e energie al ritorno alla crescita, che ormai per troppi anni è stata anemica, su livelli inadeguati per una nazione industrializzata.

Va poi riformato il mercato del lavoro per risolvere l’emergenza disoccupazione. Incolpare il problema occupazione sarebbe però troppo facile. I nodi da risolvere sono anche altri. Per colpa delle lobby di notai, farmacisti, tassisti, benzinai e avvocati il governo Monti non è riuscito a liberalizzare del tutto i mercati. Letta deve fare di più sotto questo piano.