Le tasse sui patrimoni scendono al 14%. Anche sulle azioni

8 Dicembre 2022, di Pierpaolo Molinengo

Fino a giugno 2023 le tasse sui patrimoni saranno ferme al 14%. Una vera e propria agevolazione, che permette ai contribuenti pagare delle tasse agevolate sulle plusvalenze di terreni e partecipazioni societarie. La misura coinvolgerà anche i risparmi, i patrimoni nei fondi e nelle polizze assicurative.

La Legge di Bilancio 2023 ha esteso questa agevolazione anche alle azioni e ai titoli sui mercati finanziari. In estrema sintesi il nuovo Esecutivo propone ai contribuenti di mettersi in regola, pagando immediatamente delle tasse agevolate sui redditi da capitale. Questa misura dovrebbe permettere all’Erario di incassare qualcosa come 1,5 miliardi di euro. Questo, sostanzialmente, è il motivo per il quale il provvedimento, che era stato previsto dal decreto Legge bollette di marzo, adesso viene prorogato. In estrema sintesi, la tassa al 14% è stata introdotta per incoraggiare i contribuenti a mettersi in regola, garantendo una fiscalità agevolata tra i mesi di giugno e settembre 2023.

Tasse sui patrimoni al 14%

A confermare, anche per il 2023, le tasse al 14% sui patrimoni sono gli articoli 26 e 27 del disegno di legge della Manovra, in questi giorni in Parlamento. Di particolare importanza è l’articolo 26, che provvede ad allargare ad una platea più vasta l’opzione di rivalutare la consistenza del proprio patrimonio: chi dovesse decidere di farlo, ha la possibilità di usufruire di un’aliquota ridotta al 14%.

Potranno accedere a questa nuova misura non solo i contribuenti, che sono in possesso di società non quotate o terreni edificabili, ma anche quanti hanno delle obbligazioni, delle azioni o altri titoli sui mercati finanziari. I diretti interessati non saranno più tenuti a pagare il 26% sui redditi da capitale, nel momento in cui l’investimento sarà venduto.

Purtroppo, come spesso accade in Italia, la legge è scritta in maniera così contorta, che potrebbe prestarsi a diverse interpretazioni. Leggendo il testo, alcuni tributaristi ritengono che i contribuenti possano cavarsela pagando il 14% della consistenza dell’intero patrimonio rivalutato. Lettura più generosa arriva, invece, dalla Banca d’Italia, secondo la quale si regolerebbero tutti i conti con il fisco pagando il 14% sul guadagno che è stato realizzato. Non sul totale di quanto è posseduto.

I redditi da capitale

Interessante anche la lettura dell’articolo 27, dove viene stabilità un’interessante novità: vengono tagliate le tasse per quanti hanno dei redditi da capitale. In questo caso ad essere coinvolti sono le persone che detengono risparmi e patrimoni nei fondi o in certe polizze assicurative. In questo caso i diretti interessati assolvono ogni loro pendenza presente o futura con il fisco pagando il 14% – e non il 26%, come prevede la legge – su quanto hanno guadagnato con l’investimento.

L’obiettivo è quello di fare cassa immediatamente, ma l’effetto della misura è quello di dimezzare le tasse di quanti hanno dei redditi da capitale. L’impatto sarà massiccio perché, secondo l’Istat, in Italia nei fondi comuni sono investiti circa 700 miliardi di euro e circa 1.200 miliardi in polizze assicurative.

Tasse, uno sgravio asimmetrico

Quello che stiamo vedendo, purtroppo, è uno sgravio fiscale asimmetrico, che sostanzialmente va incontro a chi ha di più. Secondo una stima effettuata da Simone Pellegrino dell’Università di Torino, citata da Il Corriere della Sera, la metà

più povera della popolazione in Italia oggi detiene il 2,5% dei patrimoni, mentre il 10% più ricco ha il 56% di essi. Dunque saranno i più ricchi a beneficiare di più di queste norme. Intanto la spesa per il reddito di cittadinanza, riservato al decimo più povero della popolazione, viene tagliata di 700 milioni nel 2023 e di un miliardo dagli anni seguenti.