LE PROMESSE TRADITE

13 Agosto 2003, di Redazione Wall Street Italia

L’economia italiana è ferma, immobile, come fulminata, ma in compenso è assolutamente confusa. E’ di ieri la notizia che l’Istat ha revisionato (avendo scoperto di aver sbagliato) il dato sull’inflazione: ancora 2,7 per cento invece del 2,6 per cento.

L’avvenimento è importante per più di un motivo. Intanto, perché c’è la scoperta che l’Istat riesce persino a sbagliare i conti sull’andamento dei prezzi. E non si tratta nemmeno di una novità, già in passato l’Istat aveva commesso errori di questo genere. Errori che, va detto, sono una sorta di rarità nel mondo delle statistiche. Il Pil spesso viene revisionato, ma l’inflazione, di solito, è quella che è. Se a questo poi si aggiunge che da tempo sono in corso polemiche sulla qualità dell’inflazione che l’Istat misura, il quadro sarà completo. Insomma, non solo c’è il sospetto che l’Istat non misuri la “giusta” inflazione, ma c’è anche la certezza, ormai, che spesso sbaglia persino a misurare l’inflazione che lo stesso istituto ha scelto come corretta.

Tutto questo, ovviamente, getta un’ombra pesante sulle statistiche economiche italiane. Ombra della quale non sarà facile liberarsi.
Ma ci sono altri motivi di preoccupazione. Uno di questo è che, avendo l’Istat riportato l’inflazione al 2,7, non siamo dentro un trend inflazionistico in discesa, ma dentro un trend stabile. Se prima potevamo credere che l’inflazione stesse scendendo, sia pure con una lentezza esasperante, adesso abbiamo la certezza contraria: l’inflazione è stabile.

E sarò facile profeta se dico che in autunno potrebbe anche risalire: basta mettere insieme il caldo e la siccità (che faranno aumentare i prezzi dei prodotti agricoli) e il petrolio che continua a salire. A tutto ciò aggiungete che proprio in autunno si dovrà cominciare a discutere di molti contratti di lavoro e che al centro di queste discussioni c’è appunto l’inflazione, e capirete in quale pasticcio ci sta infilando l’Istat.

L’andamento dell’inflazione è l’elemento-chiave delle discussioni autunnali sui contratti, ma proprio sull’inflazione si stanno accumulando, per colpa dell’Istat, incertezze e ombre che sarà impossibile fugare. Facile prevedere discussioni kafkiane. Forse ci si dovrà affidare a qualche istituto straniero per misurare, finalmente, l’inflazione italiana.

Se con l’inflazione siamo in piena nebbia, dentro una nuvola di indeterminazione e di vaghezza, con il Pil, cioè con la ricchezza prodotta dal paese, siamo dentro una sorta di mistero governativo. Come è noto, sia nel primo trimestre dell’anno che nel secondo l’economia italiana, invece di crescere, è andata indietro dello 0,1 per cento (a trimestre). E questa si chiama recessione. E qui è subito scattata una gran polemica per dire che sì è davvero recessione, ma no è solo una frenatina. Discussioni inutili.

Quello che conta è che l’economia italiana da sei mesi è paralizzata, bloccata, con una tendenza a scivolare leggermente indietro. Si può chiamarla recessione o in altro modo, quello che conta è che siamo fermi, come un’automobile che abbia finito la benzina, e non da un giorno, almeno da 180. Ma solo adesso (al secondo trimestre) il governo esce dal suo coma profondo e si avvertono i primi, timidissimi, segnali di allarme. E si che questo blocco era stato annunciato, era ben visibile già da mesi, forse addirittura dall’ottobre dello scorso anno, quando si è capito che si stava frenando e in maniera piuttosto decisa. Ma nulla si è fatto, nulla si è messo in opera.

Solo adesso si annunciano maxi programmi di opere pubbliche (sempre gli stessi) per rilanciare l’economia. Anche qui, però, tutto è vago: non si capisce quali siano i tempi e le procedure e non si capisce da dove arrivino i soldi. In realtà, si ha l’impressione che il governo consideri questa recessione (o come si vuole chiamarla) come una sorta di fenomeno naturale: non c’è niente da fare, bisogna solo aspettare che passi.

Quasi un secolo di letteratura (e di pratica) economica anti-recessione è come se non fosse mai esistito. Da più parti si è spiegato (anche dall’interno della maggioranza) che la situazione è grave e che servono idee nuove e interventi straordinari, ma tutto questo scivola sul governo come acqua fresca. Si è parlato addirittura della necessità di un programma straordinario da 40-50 miliardi di euro per il rilancio dell’economia. Ma le vacanze e il sonno del governo continuano come se tutto filasse nel migliore dei modi.

E così, anche se è un po’ triste ammetterlo, rischiamo di ritrovarci con l’inflazione più alta d’Europa e con la crescita economica più bassa. Tutto questo avendo un governo che aveva promesso di fare meraviglie in economia e di lanciare il paese verso chissà quali successi. Insomma, si sta affondando. Però in mezzo a una sorta di felicità comatosa (il governo ha un atteggiamento assolutamente imperturbabile, indifferente, sereno e ottimistico) e a una confusione da economia periferica per quanto riguarda l’inflazione, che è diventata una sorta di lotteria, con numeri diversi ogni settimana, opinabili, poco credibili e poco creduti.
Insomma, il paese è fermo, ma anche il governo, per incredibile che questo possa sembrare.

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