LE BORSE CROLLANO MA IL MONETARIO MIGLIORA

23 Ottobre 2008, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) – Tassi di interesse: in area Euro il calo delle borse ha condizionato l’andamento dei tassi di mercato che sono scesi su tutta la curva con lo spread 2-10 anni che si è portato a 100 pb dai precedenti 104 pb. Sul tema della politica monetaria è intervenuto Gonzalez-Paramo, membro della Bce, secondo cui il rallentamento della crescita e dei prezzi delle materie prime dovrebbero contribuire al calo delle pressioni inflattive creando le condizioni per una riduzione dei tassi di interesse.

Ricordiamo che attualmente le attese di mercato si stanno spostando verso un taglio dei tassi da 50 pb nella riunione di novembre. Continuano le tensioni nelle aree emergenti. Ieri la Banca Centrale dell’Ungheria ha dovuto alzare in una riunione d’emergenza i tassi di interesse di 300 pb all’11,5% al fine di sostenere la valuta locale calata ai minimi storici. Analogamente ci sono forti pressioni sulla Lira turca che dal 6 ottobre si è indebolita verso Euro di oltre il 20%. Intanto Ucraina, Bielorussia e Pakistan hanno richiesto aiuti finanziari al Fmi per sostenere la crescita economica messa a dura prova dalla crisi finanziaria.

Segnaliamo l’aumento marcato dell’Embi+ salito sopra gli 800pb (massimo dal dicembre 2002) in seguito alle vicende argentine relative ai fondi pensione. Sul monetario, sebbene ad un ritmo più lento, continua a scendere il tasso Euribor 3 mesi che ieri è stato fissato a 4,93% da 4,96% del giorno prima.

A livello societario questa mattina Credit Suisse ha annunciato una perdita netta nel terzo trimestre per 1,3Mld di Franchi svizzeri in seguito a svalutazioni per 3,2Mld. Negli Usa i tassi di mercato sono calati in modo marcato sulla scia dei forti acquisti di Treasury in seguito al panico sui listini azionari.

Lo spread 2-10 anni è calato da 212 a 209pb. Le borse hanno chiuso in forte ribasso con l’indice S&P500 tornato sotto la soglia dei 900 punti a causa dei timori legati all’imminente recessione ed a deludenti dati trimestrali societari. Tutti i principali settori hanno chiuso in ribasso, in particolare il comparto energia, materie base e finanziari.

Il crollo delle borse ha però fatto passare in secondo piano il miglioramento in atto sul mercato monetario da alcuni giorni. Ieri il Libor 3 mesi è calato al 3,54%. Si tratta dell’ottava sessione consecutiva di contrazione dai massimi raggiunti il 10 ottobre al 4,81%. La Fed ha annunciato che aumenterà i tassi di interesse pagati sulle riserve in eccesso depositate presso la banca centrale.

Il tasso sarà pari al tasso di riferimento meno 35pb. In precedenza lo spread era pari a 75pb. Secondo la banca centrale un corridoio più stretto tra i tassi sui depositi ed i Fed Fund contribuirà a mantenere i tassi a brevissimo più stabili.

Il Congresso ha reso pubbliche delle email di alcuni impiegati presso le agenzie di rating Moody’s e Standard&Poor’s dalle quali risulterebbe che esistevano internamente forti dubbi circa l’affidabilità degli elevati rating assegnati alle obbligazioni con mutui come collaterale. I future sui Fed Fund scontano all’80% la probabilità di un taglio da 50pb nella riunione della Fed la prossima settimana. Sul decennale il supporto si colloca in area 3,57-3,60%.

Valute: l’Euro ha proseguito la fase di deprezzamento sui mercati valutari nel corso della notte. In questo momento gli operatori stanno cominciando a scontare la possibilità di un’ampia manovra di tagli dei tassi da parte della Bce per contrastare l’imminente recessione. I livelli da monitorare nel breve sono area 1,27-1,2730 e 1,2630. La resistenza più vicina passa da 1,2950. Verso Yen la moneta unica è calata ai minimi dal dicembre 2002 a causa dei ribassi dei listini azionari asiatici e delle chiusure di posizioni di carry trading. Il supporto da monitorare si colloca a 123, la resistenza rilevante si colloca piuttosto lontana a 132.

Materie Prime: vendite generalizzate sul comparto a causa del forte aumento dell’avversione al rischio tra gli investitori. Sprofonda il greggio Wti intorno ai 66$/barile, raggiungendo i minimi da 16 mesi a causa dell’aumento superiore alle attese delle scorte Usa. La domanda Usa di carburante nelle ultime 4 settimane è calata dell’8,5% a/a. Tra i metalli industriali ennesimo forte calo per il rame che ha perso il 7,5% scendendo ai minimi da circa 3 anni. Negativi i preziosi con l’oro (-4,3%) che ha temporaneamente perduto la proprietà di bene rifugio, calando ai minimi da circa un anno. Male pure gli agricoli.

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