Lavoro, Usa: disoccupazione (quella vera) all’11.8%, peggiore in decenni

4 Luglio 2010, di Redazione Wall Street Italia

Il vero e unico motivo che si cela dietro al calo del tasso di disoccupazione – sceso oggi contropronostico al 9.5% dal 9.7% – e’ un altro ribasso: quello del tasso di partecipazione della forza lavoro, che secondo l’Ufficio di Statistica del Lavoro americano ha perso altre 652 mila persone nel mese di giugno (leggere Usa: persi 125 mila posti, disoccupazione al 9.5%).

Cio’ ha comportato un rapporto tra forza di lavoro e popolazione civile non-istituzionale del 64.7%: si tratta del secondo numero piu’ basso in decenni di dati e migliore solo di quello fatto registrare in dicembre 2009, quando la percentuale si trovava al 64.6%.

Il problema e’ che si sottovaluta gravemente la disparita’ che c’e’ tra coloro che sono solo marginalmente collegati al mercato del lavoro e i 14.623 che sono stati formalmente disoccupati nel mese di giugno.

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Il numero di americani “scoraggiati” ha continuato a crescere e la forza lavoro si e’ contratta di 652.000 unita’ ai minimi da febbraio. Se queste persone fossero rimaste all’interno della forza lavoro, il tasso di disoccupazione sarebbe salito al 10.1% e raggiunto la sua punta massima.

Il calo della partecipazione alla forza lavoro e’ molto pronunciato. Molto di piu’ di quanto si pensi. Se si calcolasse il “ritorno” medio nell’arco degli ultimi 10 anni del tasso di partecipazione della forza lavoro media, pari al 66.2%, allora bisognerebbe aggiungere altre 3.5 milioni di persone disoccupate ai 14.6 milioni del conteggio ufficiale. Si otterrebbe un tasso di disoccupazione dell’11.8%, lasciando da parte tutti gli altri fattori come lavoratori temporanei, natalita’, mortalita’, etc.

Qual e’ la cifra piu’ realistica tra il 9.5% e l’11.8% in un’economia che alla fine si e’ resa conto di non essersi mai lasciata veramente alle spalle la seconda grande depressione, sta a voi deciderlo.