Lavoro giovani: da Ue quasi 7 miliardi all’Italia

20 Novembre 2012, di Redazione Wall Street Italia

Roma – L’Italia e’ in una crisi occupazionale giovanile senza precendenti, iniziata molto prima dello scoppio del caos del debito in Eurozona. La debolezza strutturale del paese con una crescita mai superiore all’1% nell’arco del periodo 2001-2007, meta’ della media europea e’ dovuta per lo piu’ a una crescita della produttivita’ anemica.

I programmi di partnership dell’Unione Europea battezzati “New Start”, hanno l’obiettivo di rilanciare il paese iniziando con il colmare la voragine che si sta formando traa due generazioni. I progetti sono infatti studiati per aiutare i 25-40enni ad avviare progetti imprenditoriali, con fondi, corsi di apprendimento e suggerimenti. Chiunque puo’ partecipare.

A giudicare del suo peso e importanza non se parla mai abbastanza: con quasi 6,94 miliardi ricevuti da quando e’ stato avviato (dati del piano finanziario 2007-2013), l’Italia e’ il quarto paese piu’ finanziato (vedi grafico). La somma e’ equivalente a 110 euro per capite. Se si sommano i soldi pubblici investiti si arriva a circa 15 miliardi e 321 milioni. Siamo il quarto paese piu’ finanziato dietro a Polonia, Germania e Spagna. Ma gli effetti proprio non si vedono.

Il collasso delle esportazioni e degli invesimenti nel paese ha provocato una grave contrazione di circa il 7% del pIl tra il secondo trimestre del 2008 e il secondo trimestre del 2009. Se a questo si aggiungono le misure di austerita’ e riforme del governo Monti per abbattare il debito (salito al 119% del Pil a fine 2010), ecco spiegato come mai l’Italia ha un tasso di disoccupazione giovanile vertiginoso, secondo solo a quelli di Spagna e Grecia, non tornera’ – secondo le stime ufficiali – a crescere prima di meta’ 2013. Nel 2010 gli under 25 senza un lavoro rappresentavano il 27,8% della popolazione.

Con l’aiuto dell’Ue, l’Italia ha provato a porre rimedio, avviando 24 programmi operativi nel periodo compresto tra il 2007 e il 2013, inclusi 19 progretti regionali, anche per le province autonome di Bolzano e Trento, con un’attenzione particolare al Sud (dove risiedono le cosiddette “aeree convergenti”).

I programmi di finanziamento e sussidi per i giovani aspiranti imprenditori aiuteranno anche le aziende italiane a essere preparati a eventuali cambiamenti di rotta dei mercati, consentendo loro di migliorare la competitivita’, la flessibilita’ e la produttivita'”, si legge sul report di presentazione del progetto.

Piu’ corsi di apprendimento e schemi di certificazione assicureranno la sostenibilita’ dei guadagni ottenuti. Il programma non puo’ prescindere tuttavia dall’innovazione e collaborazione tra autorita’ pubbliche, societa’ e universita’.

Un esempio positivo di come funzioni il programma lo offre il video sotto riportato, che racconta la storia di Gintz Liverts, un ragazzo lettone che tornato dalla Thailandia ha deciso di aprire un ristorante di cucina asiatica nel suo paese d’origine. Grazie ai finanziamenti ottenuti (prestito da 65 mila euro e 10 euro in sussidi ricevuti dal programma ESF), e’ riuscito a convincere gli investitori a credere nel suo progetto. Che ora sta andando a gonfie vele.

Il programma non ha fornito solo i soldi per avviare il progetto di Liverts, bensi’ anche i corsi di apprendimento necessari in materie come la contabilita’. “Grazie al corso ho imparato a gestire le finanze della societa'”, racconta a Euronews Gintz. “Ho imparato come assumere dipendenti nel mio paese, la legge che vi sta dietro, come comportarsi e quali rischi si corrono”.

Il Fondo Sociale Europeo e’ il principale strumento per sostenere l’occupazione degli stati membri dell’Ue, in particolare quelli che piu’ soffrono per via della crisi del debito. In Lettonia e’ stato introdotto nel 2009, ha gia’ fatto la differenza per i giovani imprenditori. Anche quelli che partono da zero.

Il paese del nord Europa e dell’ex blocco sovietico ha creato 700 nuove aziende e 1.300 nuovi posti di lavoro”, secondo quanto riferito da Inna Steinbuka, capo della rappresentanza della Commissione Ue.

“Le chiavi del successo sono: prima l’idea, in secondo luogo il lavoro sodo e infine, l’ottenimento dei fondi. Per avere i soldi devi riuscire a rendere l’idea attraente per gli investitori”.

Per contattare l’autore Twitter @neroarcobaleno; [email protected]