Lavoro, Biazzo e Trevisson: “Gap tra domanda e offerta”

16 Aprile 2019, di Francesco Puppato

Manca il lavoro. Mancano i lavoratori.

Sembra uno scherzo, un gioco di parole, un aforisma. In realtà sono le due facce della stessa medaglia; l’attuale situazione che caratterizza il mercato del lavoro italiano rispecchia infatti entrambe le frasi.

Se da una parte abbiamo un elevato numero di laureati che non riescono a trovare lavoro o che comunque non lo trovano nel settore degli studi effettuati piuttosto che con caratteristiche da loro ritenute consone (retribuzione, durata temporale del contratto, distanza da casa, mansionario), dall’altro troviamo aziende in forte difficoltà a reperire le figure professionali di cui necessitano.

Ne abbiamo parlato con il dottor Giuseppe Biazzo, fondatore ed amministratore delegato dell’agenzia per il lavoro Orienta S.p.A., presidente di Ebitemp, consigliere della Presidenza di Unindustria e autore del libro “Nove mosse per il futuro. Il lavoro che cambia spiegato ai giovani”.

“Esattamente come dice lei, il quadro attuale del mercato del lavo presenta evidenti distonie. Se è vero che abbiamo un tasso di disoccupazione giovanile tra i più alti d’Europa e altrettanto vero che diverse aziende hanno molte difficoltà a reperire sul mercato del lavoro una molteplicità di figure specializzate. Com’è possibile questo cortocircuito? Le ragioni sono diverse e non semplici da affrontare. C’è un tema centrale di orientamento dei giovani al lavoro, e soprattutto al lavoro che c’è. Le aspirazioni professionali e lavorative di ciascuno di noi devono fare i conti con le reali opportunità occupazionali, con le tipologie di lavori che il mercato realmente richiede”.

“Questa valutazione è importante per evitare frustrazioni successive. Va bene, quindi, inseguire il lavoro dei propri sogni ma con i piedi ben piantati nella realtà. C’è poi un tema culturale. In questi decenni abbiamo assistito ad una perdita di percezione di valore e di considerazioni nei confronti del lavoro manuale a scapito del lavoro intellettuale, con tutte le conseguenze del caso. Questa tendenza culturale va bloccata“.

Trevisson fa fatica a reperire figure tecniche in ambito meccanico

Sulla stessa lunghezza d’onda troviamo Laura Trevisson, vice presidente del consiglio di amministrazione della Meccanostampi s.r.l., dove già ricopriva ruoli come responsabile delle Risorse Umane e del Servizio di Prevenzione e Protezione negli ambienti di lavoro (RSPP), che da sempre presso la sua azienda incentiva la formazione professionale e lo sviluppo delle risorse umane:

“Meccanostampi da sempre mette l’uomo al centro dei processi, investendo quotidianamente sui propri collaboratori; per contro facciamo estrema fatica a reperire figure tecniche in ambito meccanico, gestionale ed informatico. Abbiamo investito ininterrottamente per rinnovare i nostri impianti tecnologici, pionieri nella rivoluzione introdotta da Industria 4.0, ma ora rischiamo di non trovare le persone indispensabili per farli funzionare”.

Quali possono essere, dunque, le strategie e gli strumenti da mettere in atto per ovviare a questa situazione?

Secondo Biazzo “dobbiamo restituire valore a tutto il lavoro, sia esso manuale o intellettuale e invertire una tendenza negativa che produce solo danni. Vanno messe in campo una serie di prassi virtuose a partire da programmi specifici e organici nelle scuole e nelle università che da un lato aiutino i ragazzi ad orientarsi nel mondo del lavoro in modo più consapevole e concreto e dall’altro diffondano una sana cultura del lavoro in senso lato. Il ruolo della scuola in generale, quindi, è decisivo”.

Gli fa eco Trevisson, secondo la quale “un’indicazione su quale strategia adottare in occasione di questa rivoluzione industriale ce la può dare il nuovo report del Word Economic Forum (WEF) uscito il 19 Settembre 2018: l’analisi dà evidenza del fatto che entro il 2022 cesseranno di esistere 75 milioni posti di lavoro, ma che al contempo altri 133 milioni ne verranno creati. Parliamo quindi di 58 milioni di nuove opportunità lavorative”.

La storia può confermare questa visione positiva del futuro in quanto ci ha già insegnato che la scomparsa di lavori resi obsoleti dall’introduzione delle automatizzazioni di alcuni processi produttivi è stata spesso compensata dalla nascita di nuove professioni.

Secondo il World Economic Forum il concetto di “lifelong learning”, dev’essere alla base di un modello educativo che inizia ancor prima della scuola e si prolunga fin dopo il pensionamento. Fondamentale è il ruolo di famiglia, scuola, aziende ed amministrazioni pubbliche. Quest’ultime devono collaborare in sinergia verso uno scopo comune ed aiutare i giovani ed i meno giovani a sviluppare quelle abilità che gli serviranno man mano che le opportunità lavorative cambieranno”.