“La vera bolla è qui e rischia di trasformare gli Usa nel Giappone”

27 Gennaio 2016, di Laura Naka Antonelli

ROMA (WSI) –  Si parla di rischio di bolla dell’azionario, rischio di bolla su diversi tipi di bond, in generale di bolle che sono state create, e poi sostenute e alimentate dalle banche centrali.  Bill Ackman, gestore miliardario dell’hedge fund Pershing Square Capital Management, va più in là, e spiega dove la vera bolla speculativa rischia di esplodere negli Usa, con conseguenze a dir poco disastrose. Ackman guarda con preoccupazione ai flussi di investimento che sono stati canalizzati nei fondi indicizzati, balzati da appena $11 milioni nel 1975 a $4 trilioni, dunque $4.000 miliardi correnti.

E’ qui, prevede il guru dei mercati, che potrebbe esplodere la bolla speculativa. E l’esplosione, a suo avviso, potrebbe trasformare la stessa Corporate America degli Stati Uniti, trasformando gli Usa nel Giappone. In senso assolutamente negativo.

“Se il trend dei fondi indicizzati continua, e sembra che così sarà, cosa accadrà quando i fondi indicizzati controlleranno la Corporate America? I tribunali hanno spesso sentenziato che gli azionisti possono esercitare il controllo di una società con appena il 20% del suo capitale. Ai tassi attuali dei flussi di investimento in entrata, non passerà molto tempo prima che i fondi indicizzati controllino effettivamente la Corporate America e le società per azioni di diversi paesi stranieri. Il sistema giapponese della proprietà incrociate, noto come keiretsu, è stato considerato per decenni il motivo del malessere economico del Giappone. (Ora), l’ampia proprietà passiva della Corporate America da parte dei fondi indicizzati rischia di produrre un risultato simile, in assenza di una forza di grandi investitori attivi che possa controbilanciarla e di miglioramenti nel controllare la governance di questi fondi a gestione passiva.

Da segnalare che il keiretsu è un sistema basato su gruppi di aziende attive in settori diversi, collegate tra di loro da partecipazioni incrociate. Sono di fatto conglomerati di aziende commerciali e industriali che prevedono la presenza anche di una banca che finanza il gruppo intero.

Ackman ha spiegato in una lettera di fine anno 2015 agli investitori :

“Crediamo che sia indiscutibile il fatto che, a fronte di flussi di capitali che stabiliscono le valutazioni dei mercati nel breve termine,  saranno poi le valutazioni dei mercati che condizioneranno i mercati nel lungo termine. Il risultato è che la crescita degli enormi flussi in entrata nei fondi indicizzati, unita alle loro capitalizzazioni di mercato condizionate dalle politiche di allocazione, sosterranno al rialzo le valutazioni delle componenti dell’indice e ridurranno dunque i ritorni potenziali di lungo termine”.

Ancora:

“Nel momento in cui le aziende più popolari che compongono gli indici indicizzati diventeranno sopravvalutate, i ritorni a lungo termine di questi fondi probabilmente caleranno, riducendo la loro appetibilità e aumentando i flussi di capitali in uscita. E quando i flussi di capitali cambieranno direzione (ovvero da flussi in entrata diventeranno flussi in uscita), i rendimenti dei fondi indicizzati scenderanno, riducendo l’interesse degli investitori, incrementando ulteriormente i flussi in uscita, e così via. Sebbene non descriveremmo ancora il fenomeno attuale come bolla dei fondi indicizzati, le sue caratteristiche sono simili a quelle di altre bolle di mercato”.

Certo, per Ackman le cose non sono andate bene, tutt’altro.

“Noterete che le migliori performance nel portafoglio long dal mese di agosto sono stati Mondelez, Zoetis e Air Products. Queste tre società sono le uniche nel portafoglio attuale che sono nello S&P 500. Nonostante le loro grandi capitalizzazioni di mercato e la qualità del loro business, che le renderebbero qualificate a entrare nell’indice S&P 500, Canadian Pacific, Valeant e Restaurant Brands sono domiciliate in Canada e dunque non sono qualificate. Le loro azioni hanno sofferto anche, probabilmente, perchè sono componenti di indici di Borsa canadesi che hanno sofferto grandi fughe di capitali e forti cali, a causa dell’esposizione dei listini canadesi verso i settori energetici e delle materie prime”.

Pershing Square Capital Management è reduce da un anno terribile, che si è concluso con un ritorno su base lorda -19,3%. E a incidere sul crollo del fondo è stata soprattutto la performance del mese di agosto, in cui Valeant è crollata.  Proprio da qui è partita la riflessione di Ackman sull’impatto che i fondi indicizzati potrebbero avere sui mercati Usa.