LA STALINGRADO
DEL CAPITALISMO ITALIANO

di Redazione Wall Street Italia
19 Luglio 2005 08:03

Il contenuto di questo articolo esprime esclusivamente il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) – Nel giorno in cui lo scontro su Bankitalia tocca il
calor bianco e dalla Procura di Roma escono indiscrezioni
per le quali Fazio avrebbe autorizzato la Popolare
italiana a salire in Antonveneta contro il parere
dei suoi stessi uffici tecnici, la Unipol di Giovanni
Consorte chiude l’accordo coi contropattisti e si
candida a un’opa obbligatoria grazie alla quale farà
della sua assicurazione e della banca di cui acquista
il controllo il quarto gruppo finanziario italiano per
ricavi complessivi. Bankitalia ha replicato con un
comunicato durissimo di smentita alla Procura.

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Ma, di fatto, la Consob che ieri doveva riunirsi per
fatti attinenti all’opas lodigiana ha rinviato la sua
sessione. Oggi si riunisce il Cicr e il governo dovrà
appoggiare o Fazio o le Procure. Ed è
pure attesa la pronunzia del Tar del Lazio,
anch’esso su Bankitalia.
Intanto via Stalingrado, Bologna, la
sede dell’Unipol, diventa con l’operazione
Bnl una delle «strade che pesano» nella
geografia del capitalismo italiano. L’accordo
ieri perfezionato col contropatto
lascia nelle sue mani quasi un miliardo di
plusvalenze. Ma ha il pregio di offrire anche
agli azionisti di minoranza, con l’opa obbligatoria
che verrà formalizzata, la stessa quota pagata ai contropattisti,
cioè 2,70 euro a titolo Bnl, con un premio
del 25% della quotazione media degli ultimi 12 mesi.

E’ un’iniziativa a favore del mercato senza precedenti,
visto che l’attuale normativa sull’opa obbligatoria
consentirebbe a Unipol di offrire un prezzo inferiore:
tanto per dire, gli olandesi di Abn si guardano bene
dall’offrire agli azionisti Antonveneta con la loro opa
i prezzi più elevati che hanno sin qui pagato sul mercato
per acquistare titoli dell’istituto padovano. Consorte
ha chiuso l’accordo inserendo nel complesso
quadro alcune tra le primarie cooperative azioniste,
quattro banche popolari italiane – nessun grande istituto
italiano gli ha dato manforte – e con la partecipazione
e la garanzia per il previsto aumento di capitale
di alcuni grandi gruppi bancari internazionali come
Deutsche Bank, Credit Suisse e Nomura.

Consorte
ha colto al balzo l’occasione oggettivamente d’oro in
cui lo collocava il muro contro muro tra BBva-Della
Valle-Abete da una parte, e i contropattisti dall’altra.
E riesce esattamente in ciò che ha sempre
detto nel decennio da che è alla guida
di Unipol: prima metterla a posto, poi farla
crescere con qualche solida alleanza finanziaria
capace di consentire le ottime
plusvalenze realizzate ai
tempi di Telecom e dell’alleanza
coi bresciani, infine puntare in
prima persona all’attività
banco-assicurativa
seguendo modelli come
quello olandese
della Ing. Consorte
cresce scommettendo
su capacità industriali e finanziarie di forze
italiane, tentando di smentire l’idea che l’unica
strada per il sistema banco-finanziario
italiano sia ormai quella di affidarsi allo
straniero. Unipol spezza infine il nanismo
in cui la “senesità” di Mps ha bloccato per decenni
miliardi di euro di asset della cosiddetta «finanza
rossa» valorizzabili in chiave nazionale e internazionale,
e le affranca da un presunto «ruolo gregario» rispetto
alla politica: i numeri di Consorte hanno convinto
lo stato maggiore ds a schierarsi dalla sua.

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