LA SECONDA ONDATA CHE SPAVENTA LE BORSE

30 Giugno 2008, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) – E´ in arrivo la seconda ondata di ribassi sulle Borse mondiali? Sembrerebbe di sì. Di questo, almeno, sono convinti analisti e economisti della grande banca d´affari americana Morgan Stanley. Ma non sono i soli. E questo nonostante un semestre, il primo del 2008, che è stato, per le Borse, il peggiore dal 1987, insomma degli ultimi due decenni, con ribassi spaventosi.

Ebbene, i teorici della «seconda ondata» sostengono che quello che abbiamo visto fin qui era solo una specie di antipasto. O, se volete, il primo tempo di un film (non proprio romantico), fatto di due parti. La seconda dovrebbe arrivare adesso, e non conterrà nemmeno una scena divertente. Se nel primo tempo sono crollati i titoli legati alla finanza e al credito, nel secondo tempo dovrebbero crollare tutti gli altri, quelli legati alle attività reali.

La teoria della «seconda ondata», in breve, racconta questo. Nei primi sei mesi dell´anno la crisi si è concentrata sui titoli bancari, finanziari e sugli immobiliari, perché da lì, dalla crisi dei prestiti subprime, era partito il disastro.

E con il passare dei mesi molti si erano convinti di essere ormai vicini alla fine del tunnel. Molte banche hanno fatto luce sui loro pasticci, molti manager hanno pagato (anche se poi hanno incassato liquidazioni miliardarie), molti titoli sono crollati nelle Borse, contribuendo a trascinare verso il basso gli indici. Tutto questo, si diceva nelle scorse settimane, dovrebbe bastare. Adesso, è ora di ripartire. Ma forse no. E per delle buone ragioni:

1 – Intanto, non è vero che le banche hanno tirato fuori tutti i loro scheletri. Anzi, sembra quasi che i più grossi siano ancora sepolti nelle loro casseforti. Gli scossoni della crisi subprime, insomma, dureranno ancora a lungo. E quindi avremo altri terremoti sui listini.

2 – Ma questo, se si vuole, ormai è quasi il danno minore. La conseguenza più grave di tutta questo disastro è la crisi del credito. Le banche, anche quelle che sono riuscite a stare alla larga dai subprime e simili, non si fidano più, come si usa dire, nemmeno della banca che sta sul marciapiede di fronte. E quindi, di fatto, il denaro non circola più. Cosa che, come è facile immaginare, deprime, e non poco, l´attività economica.

3 – A tutto ciò va aggiunto che fra crisi del mercato immobiliare (crollato in America del 22 per cento in sei mesi) e crisi delle Borse, la capacità di spesa (e la fiducia) dei consumatori americani (ma potremmo dire di tutto il mondo) si sono notevolmente ridotte.

4 – E nel conto va messo anche il formidabile rialzo del prezzo del greggio. Molti hanno coltivato l´illusione che si trattasse di una cosa passeggera (qualche debolissima speranza c´è ancora), ma forse non è così.

In Occidente si continua a consumare, i paese emergenti stanno scoprendo quanto è bello essere ricchi (la Cina sta per diventare il secondo mercato al mondo per le Rolls Royce), e quindi consumano. Insomma, ci saranno anche gli speculatori (anzi, ci sono senz´altro), ma sono pure aumentati i consumi. Il prezzo del petrolio, quindi, forse un giorno arretrerà, ma quasi certamente non tornerà mai più dove era prima. E questo significa inflazione per le collettività e maggiori costi per le imprese.

Ebbene, se mettete insieme tutti i pezzi del mosaico appena elencati, avrete gli ingredienti della «seconda ondata» (di ribassi). Le aziende sono strette fra consumatori sempre più poveri e sfiduciati, la mancanza di denaro, e i costi in aumento.

Come faranno a mantenere lo stesso livello di utili degli anni passati? In nessun modo. Non ci riusciranno. Ma questo significa che in Borsa perderanno valore (perché guadagnano meno e hanno minori prospettive di crescita), qualunque sia il loro settore di attività: dalle scarpe alle automobili. Ecco perché si dice che, se nel primo tempo sono andati giù i titoli finanziari e bancari, adesso andrà giù tutto il resto.

Purtroppo, la teoria (maledetta) della «seconda ondata» non finisce qui. Nel senso che non ci troveremo di fronte a una semplice crisi delle Borse: questa è una crisi che dal mondo «virtuale» dei mercati azionari può trasferirsi molto rapidamente in quello reale delle persone. Se le aziende guadagnano meno, e crollano in Borsa, avranno meno soldi da distribuire come dividendi e dovranno anche ridurre il personale per stare a galla. Ma questo è un meccanismo perverso, una spirale, che rischia di seminare altra povertà e altra sfiducia in giro.

Ci sono modi per sfuggire a tutto questo? Non credo. Anche se oggi le banche centrali pensano che la cura sia quella di aumentare il costo del denaro, chiudendo così le operazioni speculative, ma frenando ancora di più economie che sono già in frenata per conto loro. Funzionerà? Non si sa. Per ora si sa solo che il secondo tempo di questo orrendo film cominciato nell´estate del 2007 con la crisi dei prestiti subprime ce lo dovremo vedere fino in fondo.

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