LA SEC INDAGA SUL CROLLO DI WALL STREET

7 Maggio 2010, di Redazione Wall Street Italia

La Securities and Exchange Commission e la Commodity Futures Trading Commission hanno annunciato che “esamineranno” se il comportamento di qualche trader abbia provocato il maxi-calo o facilitato il caos per trarne profitto. Nel frattempo anche il Comitato dei Regolatori dei Mercati europei ha deciso di intensificare i controlli dopo le turbolenze che hanno investito le borse del Vecchio Continente.

La Sec e la CFTC (l’altra agenzia di controllo che si occupa del mercato futures) non hanno ancora aperto formalmente un’indagine, ma e’ certo lo faranno, per determinare se qualcuno degli operatori “accidentalmente o maliziosamente” abbia immesso un ordine che ha provocato il crollo alterando le normali contrattazioni. Il termine “maliziosamente” farebbe pensare che non e’ da escludere che la piu’ grave fase di “panic selling” a Wall Street dal crash dell’ottobre 1987 possa essere stata voluta (individui o banche) per creare la massima turbolenza e approfittare di posizioni short sull’azionario o long sui bond e sia long che short sul mercato futures, dove potrebbe essere stato originato l’ordine che ha causato il crollo. Intanto Citigroup ha fatto formalmente sapere che i rumors di un errore da parte di un proprio trader sono “infondati”.

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Le due agenzie Usa di supervisione dei mercati finanziari indagheranno anche per verificare se e come i sistemi di prevenzione e controllo in atto abbiano o non abbiano prevenuto alla valanga di vendite di propogarsi in cosi’ poco tempo all’intero mercato.

Poiche’ nella tarda serata di giovedi’ il mercato elettronico Nasdaq ha comunicato che cancellera’ tutte le transazioni sopra o sotto la soglia di oscillazione del 60% passate dal sistema tra le 2:40 p.m. ora di New York, immediatamente prima del crollo a candela, e fino alle 3:00 p.m., se la stessa cosa dovesse essere decisa anche dal New York Stock Exchange a seguito degli sviluppi dell’indagine Sec e CFTC, cio’ potrebbe significare per le prossime settimane un incubo amministrativo, legale, finanziario per i mercati americani. Annullare miliardi e miliardi di controvalore di trading effettuati sulle maggiori borse del mondo?

Sui mercati azionari elettronici Usa – cioe’ Nyse, Nasdaq e tutti gli altri secondari – nella drammatica seduta di giovedi’ sono passate di mano in totale 29.4 miliardi di azioni, in raffronto ai 2.58 miliardi di titoli scambiati al Nyse in media ogni giorno, cioe’ piu’ di dieci volte il normale nella sola borsa di New York. Alcune fonti parlano di un controvalore di $1 trilione (1000 miliardi di dollari), nella fase del crollo e del rimbalzo degli indici.

L’ondata di vendite e’ scattata all’improvviso, alle 2:40 p.m. di New York, facendo perdere al Dow Jones quasi 1000 punti pari a -9,2%, in meno di 15 minuti. I trader parlano di ordini colossali di vendite su alcune blue chips del DJIA, tra cui Procter & Gamble, arrivata a perdere in pochi secondi -37% per poi tornare a risalire. Alla fine la perdita di P&G e’ stata -2.3%. Ribassi fortissimi anche per altri titoli come Accenture, azzerata ad un certo punto a penny stock, e GE (al bottom: -17% chiusura a -4.4%). Apple e’ letteralmente crollata a -22%, poi ha chiuso a -3.7%. Bofa e Hewlett-Packard hanno terminato a -4,5%. Alle 3:05 p.m. il Dow era gia’ alla fine della seconda gamba della V, avendo recuperato l’80% del calo.

Il futures (mini) sullo S&P 500 ha scambiato un valore nominale di oltre $16 miliardi di dollari in un quarto d’ora, un’enormita’ senza precedenti. Il crollo e’ stato amplificato dagli ordine automatici dei computer (“program trading”) scattati tutti insieme su certe soglie. Questi robot finanziari chiamati “high frequency trading” – a cui spetta fino al 60% del totale di quanto si scambia a New York – hanno aperto il diluvio delle vendite: un “panic selling” computerizzato che ha portato i volumi sul Dow ai massimi del 7 marzo 2009, due giorni dai minimi dell’anno scorso.