Società

LA RIVOLUZIONE SILENZIOSA DEL CAPITALISMO ITALIANO

Questa notizia è stata scritta più di un anno fa old news

Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) – La politica italiana cambia poco o cambia molto lentamente, in compenso il capitalismo italiano (il sistema delle imprese) sta affrontando in questi giorni una sua rivoluzione silenziosa che alla fine potrebbe cambiarne i connotati. Al punto che dopo potrebbe essere irriconoscibile. In apparenza si tratta di cose molto tecniche, quasi marginali, relegate al mondo degli specialisti, invece le conseguenze di questa rivoluzione saranno davvero grosse.


Ma di che cosa si tratta? Se ne sono accorti in pochi, e forse, se non ci fosse stato l´episodio della lista presentata dai Benetton per il collegio sindacale delle Generali, non ci avrebbe fatto caso quasi nessuno. La piccola grande rivoluzione di questi giorni, di queste ultime ore, si chiama “liste di minoranza nei consigli di amministrazione e nei collegi sindacali della società quotate”.


Ma facciamo un passo indietro. Per anni si è detto che non era giusto che chi controllava il capitale – o anche aveva influenza dominante – di una società quotata nominasse la totalità degli organi amministrativi e di controllo. C´era – e c´è ancora, purtroppo – poi chi, col sistema delle scatole cinesi riusciva a nominarli pur avendo investito pochissimo, rispetto al mercato. Questi sono gli aspetti che hanno dato origine al “brutto” capitalismo italiano, un capitalismo dove per decenni la prevaricazione di pochi soci “furbi” ai danni dei molti è stata la regola. E anche un capitalismo dove raramente c´è stata competizione nel controllo delle società perché tutto era bloccato da patti, incroci azionari, ecc.

Non e’ un mercato per vedove e orfani. E non e’ un mercato per news gratuite. Hai mai provato ad abbonarti a INSIDER? Scopri i privilegi delle informazioni riservate, clicca sul
link INSIDER

Qualche anno fa però è cominciato il grande cambiamento. È stata fatta una legge che prevedeva la facoltà di nomina di un consigliere di amministrazione e del presidente del collegio sindacale a favore del secondo socio in ordine di importanza dentro la società. Tutti hanno dovuto progressivamente adeguare gli statuti delle società, tutti hanno messo soglie minime per tali nomine, ma pochissimi si erano mai preoccupati del fatto che questa facoltà inserisse un elemento di forte disturbo per chi ha o crede di avere il comando di una società quotata in Borsa.


Quasi tutti hanno pensato ad una forte analogia con la nomina dei consiglieri indipendenti, ormai data per scontata, ma pochissimi si sono resi conto che gli indipendenti vengono in qualche modo suggeriti dal socio di comando (e in un certo senso, quindi, sono abbastanza innocui), mentre il rappresentante di una lista di minoranza può essere fortemente contrapposto a chi controlla. E qui nascono le “scoperte” di queste giorni. Infatti ad esempio non si capisce quanto l´uomo proposto dai Benetton in Generali sia “amico” del gruppo di comando, e quanto sia stato concepito proprio per intercettare quella nomina da parte di azionisti meno omogenei al nucleo che ha maggiore influenza su tali decisioni.

Però, caso Generali-Benetton a parte, la rivoluzione è cominciata e andrà avanti. In poche parole, tra qualche giorno ogni società quotata potrà avere sia nell´organo che gestisce l´azienda sia in quello che controlla i conti (collegio sindacale) dei veri e propri “estranei”. Estranei autentici, non nominati dallo stesso gruppo di controllo, ma da qualche socio di minoranza, al quale normalmente non si lasciava alcun potere.

Ed è una bella rivoluzione perché ogni decisione all´interno dei board dovrà essere più attentamente soppesata, analizzata, ma soprattutto vista anche nell´ottica degli interesse dei soci di minoranza. Tra l´altro il mito storico delle public company, cioè le società senza un socio di controllo o di riferimento, potrà vedere degli azionisti che si alleano a geometria variabile senza che sia a priori chiaro chi può nominare la maggioranza dei membri e chi il residuo. E la cosa non è destinata a finire qui. In realtà, solo adesso un po´ tutti hanno cominciato a fare i conti e a comprendere quello che può accadere.
Circolano molte preoccupazioni non solo presso le grandi società (dove l´idea di trovarsi degli estranei tra i piedi, ovviamente, non piace), ma anche fra le medie aziende quotate. Basterà poco (l´acquisto di qualche azione) per avere diritto a nominare dei propri rappresentanti negli organi della società e quindi andare a controllare che cosa fanno i titolari del pacchetto azionario di controllo.

Insomma, più nessuno sarà padrone a casa propria? No. Dovranno solo rassegnarsi a farsi controllare sul serio dagli azionisti di minoranza. Il potere assoluto dei gruppi di controllo (spesso con poche azioni) lascia il posto a una democrazia societaria un po´ più reale e un po´ più fastidiosa (per chi era abituato a fare il bello e cattivo tempo).

Copyright © La Repubblica. Riproduzione vietata. All rights reserved

parla di questo articolo nel Forum di WSI