Politica in vetrina: lotta alla burocrazia per combattere la corruzione

17 Maggio 2017, di Giovanni Falcone

Secondo quanto emerge dal rapporto annuale della Guardia di finanza per il 2016, i risultati di servizio ovvero l’intera azione di contrasto alla corruzione è triplicata. I soli appalti irregolari hanno superato la soglia dei tre miliardi – a fronte di uno dell’anno precedente – continuando con i danni erariali e la cattiva gestione dei fondi pubblici nel suo complesso.

Ai paesi virtuosi del nord Europa noi rappresentiamo il 61° posto su 168, dove solo la Grecia e la Turchia riescono a fare peggio di noi.
Questo virtuosismo genetico evidenziato dalla classifica per alcuni paesi e secondo alcuni studi del fenomeno corruttivo, scomparirebbe del tutto se messo di fronte al furore burocratico di Italia nostra.
I timbri, le autorizzazioni, le concessioni, i visti e i lasciapassare inventati dai nostri burocrati ad ogni livello sono imbattibili e rappresentano, oltre ogni ragionevole dubbio, come si diceva all’epoca di “tangentopoli” il “brodo di cultura” del nostro essere imbroglioni.

Insomma, con un tale livello di burocrazia non c’è rimedio, i costi lievitano, gli investitori esteri scappano, le imprese muoiono insieme alla sana concorrenza e i cittadini scappano dalla politica.

Contenere gli adempimenti amministrativi, anche fissando i tempi e modi delle risposte, attraverso una decisa e drastica riduzione di tali obblighi, significa combattere sul serio il malaffare semplificando la vita dei cittadini e delle imprese, aumentando la crescita e l’occupazione ovvero favorendo gli investimenti a costi più ragionevoli per la comunità.

Il lavoro svolto dalla politica nel recente periodo sembra che abbia toccato alcuni di questi intrecci e proprio i risultati in decisa crescita dell’azione di contrasto della Guardia di finanza, ci confermano che la direzione è quella giusta.

La risposta organizzativa dello Stato, con la costituzione dell’Autorità Nazionale Anticorruzione (A.N.A.C.) ovvero punitive delle condotte illecite, attraverso la nuova legge anti corruzione e il nuovo Codice degli appalti – con una drastica semplificazione giuridica a amministrativa riducendo ad un terzo il numero degli articoli – possono fare il resto.

Aver fissato specifici adempimenti in campo agli Enti locali (Regioni, Province e Comuni) come quello di approvare il piano anticorruzione triennale, nominare il responsabile della trasparenza e anticorruzione e svolgere una serie di adempimenti temporali.

Il responsabile è obbligato a compiere il proprio dovere per non cadere nelle maglie del 2° comma dell’art.40 del C.P. il quale prescrive: “non impedire di far commettere un reato equivale a cagionarlo”.

Lo stesso responsabile deve:

  • § proporre all’Organo politico il piano triennale entro il 31 gennaio di ogni anno, la cui elaborazione non può essere affidata a soggetti estranei all’amministrazione,
  • § definire entro il 31 gennaio di ogni anno le procedure appropriate per selezionare e formare i dipendenti destinati ad operare in settori di attività particolarmente esposti alla corruzione;
  • § verificare l’efficacia del piano ed eventualmente proporne le modifiche;
  • § verificare col dirigente, ove esiste, la rotazione degli incarichi negli uffici o servizi più esposti;
  • § pubblicare entro il 15 dicembre di ogni anno nel sito web dell’amministrazione una relazione sui risultati ottenuti e comunicarla all’Autorità nazionale;
  • § rispondere e riferire ogni qualvolta lo richieda l’organo politico o il dirigente, qualora esista.

Nel caso che la scelta cade su di un dirigente, questi:

  • § non deve essere stato destinatario di provvedimenti giudiziari di condanna;
  • § non deve essere stato destinatario di provvedimenti disciplinari;
  • § deve aver dato dimostrazione, nel tempo, di comportamenti integerrimi;
  • § non deve trovarsi in alcuna situazione oggettiva o potenziale di conflitto di interessi.

Il Referendum sulla Riforma del nostro assetto Costituzionale e Istituzionale del 4 dicembre 2016 ha registrato una battuta di arresto a questo processo inarrestabile di semplificazione. Anche per questo e per tante forze ostili al cambiamento la strada è certamente lunga e impervia ma, contrariamente al passato sembra che qualcosa si stia muovendo, la palude si allontana e la speranza è l’ultima a morire.