LA NON RIPRESA EUROPEA LEGA LE MANI ALLA BCE

30 Agosto 2004, di Redazione Wall Street Italia

(WSI) – Giovedì prossimo ci sarà la prima riunione della Banca centrale europea dopo le ferie estive. L’opinione quasi unanime degli analisti e degli economisti è che non succederà assolutamente niente. I tassi, cioè, resteranno inchiodati al 2 per cento. Il costo del denaro in Europa, cioè, rimane bloccato a dove si trova dal giugno del 2003, e da lì non dovrebbe muoversi ancora per molto tempo. Infatti, se è facile dire che la Bce rinvierà al 2005 qualsiasi ritocco ai tassi, è più difficile dire in quale parte del 2005 questo avverrà.

Il mancato ritocco di giovedì prossimo (a meno che la Bce non sorprenda proprio tutti, ma è molto difficile) ha una sua storia interessante. Prima delle vacanze ci si era divisi (e non poco) su quello che la Bce avrebbe fatto all’inizio di settembre. C’era chi era favorevole a sostenere la tesi del rialzo dei tassi di interesse, proprio perché su quella strada si era avviata la Federal Reserve americana di Alan Greenspan.

Ma c’era anche una minoranza che si ostinava a pensare alla possibilità di un ribasso in extremis per rilanciare la stentata congiuntura europea. In realtà come si vedrà giovedì prossimo, non ha vinto nessuno dei due partiti. Stretta fra chi pensava a un rialzo e chi pensava a un ribasso, la Banca centrale di Francoforte non farà assolutamente nulla. E, se non interverranno fatti esplosivi, non farà nulla per molti mesi.

Se da un lato questa può essere una buona notizia (il costo del denaro che non aumenta piace sempre), in realtà si tratta di un segnale di allarme che i governi europei (compreso il nostro) farebbero bene a non trascurare. Petrolio a parte (che adesso però appare in discesa) l’unica vera ragione per cui la Bce non alza i tassi, per accompagnare la “sorella” americana, sta nel fatto che anche i diaconi di Francoforte giudicano la ripresa europea troppo scarsa e troppo scombinata per azzardarsi a caricarci sopra anche un rialzo del costo del denaro. Insomma, si tratta più che un altro di un’opera di pietà. Si tratta di non voler infierire sul malato, altro che ripresa in marcia.

E in effetti, se si vanno a guardare da vicino le cose, si scopre che questa ripresa europea è proprio di quelle che non convincono. Intanto è molto bassa. Gli ottimisti arrivano a stimare (per l’intero 2004) una crescita complessiva dell’area euro inferiore al 2 per cento: 1,9 oppure anche 1,8 per cento. Ma anche qui non mancano quelli un po’ più severi che parlano di una crescita dell’1,5 per cento, e nemmeno tanto sicura.

Ho già spiegato altre volte che riprese di queste dimensioni sono in realtà delle non-riprese perché non sono convincenti, e quindi non contribuiscono a far cambiare i comportamenti di imprese e famiglie.

E infatti, quando si va a vedere dentro i numeri della congiuntura europea, ci si accorge che proprio di questo si tratta: di una ripresa non convinta, arrivata lì un po’ per caso. Tutti gli analisti concordano nel fatto che questo lieve miglioramento congiunturale è trascinato quasi interamente dalle esportazioni (cioè dalle riprese americana e asiatica). Rimangono invece fermi gli acquisti degli europei (che non si fidano) e gli investimenti delle imprese (anch’esse piene di dubbi).

In queste condizioni la ripresa europea non riesce a camminare con le proprie gambe e quindi a essere autonoma. Non riesce, per essere più chiari, a mettersi al riparo dalle oscillazioni della congiuntura internazionale. Nei fatti, almeno fino a oggi, la ripresina europea è un semplice derivato di quel che accade in America e in Asia.

Con alcune complicazioni interne di non poco conto. La modestia della ripresa e la scarsa propensioni dei cittadini europei a consumare obbligherà le imprese a non trasferire sui prezzi gli aumenti che già hanno dovuto registrare sui costi. Se non vogliono perdere quote di mercato, nei prossimi mesi dovranno rassegnarsi a sacrificare un po’ di profitti, dovranno accontentarsi, cioè, di guadagni più bassi.

Ma questo comporterà una crescente disaffezione da parte degli investitori (che preferiranno piazze dove le cose si muovono più in fretta e con profitti in crescita piuttosto che in diminuzione). Inoltre, è del tutto evidente che la scarsa propensione a investire e a rinnovarsi delle imprese europee verrà aumentata dalla più che probabile diminuzione dei profitti.

Insomma, dietro la bassa congiuntura europea e dietro la Bce che, a malincuore, non aumenta il costo del denaro è questo: è una sorta di spirale perversa che sta avvolgendo l’economia europea. Consumi e investimenti ristagnano, le imprese hanno poco interesse a investire e quindi diventano ancora più vecchie e meno competitive. E quindi sempre meno in grado di farsi strada dentro la concorrenza internazionale. Insomma, naufraghi in balìa delle onde della congiuntura internazionale, ma con la zattera che ogni tanto perde qualche legno e qualche pezzo di spago.

E infatti più di un analista sostiene che già nel 2005, cioè fra pochi mesi, si pagherà il prezzo di questa ripresa “derivata” da altri. Se nel 2004 si pensa a una crescita europea dell’1,9 per cento, per il 2005 si dovrebbe tornare a valori più modesti: solo l’1,5 di crescita o anche meno. Insomma, più che una ripresa vera e propria, in Europa abbiamo grossi problemi.
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