LA MORTE DEL BERLUSCONISMO DI SINISTRA

18 Marzo 2004, di Redazione Wall Street Italia

Chi sa perfettamente come stanno le cose, non esita a dire che in fondo il Foglio non è mai stato un giornale berlusconiano scrictu sensu, piuttosto i crucci di Giuliano Ferrara, quando lo fondò, erano altri due: riabilitare e riportare in Italia Bettino Craxi (da vivo) e far concedere la grazia ad Adriano Sofri. Invece, Craxi è morto in Tunisia e ieri la Casa delle libertà, con l’affossamento della legge Boato, ha buttato via le chiavi della piccola cella del carcere di Pisa dove è rinchiuso Sofri.

Così, oggi, sul Foglio compare un editoriale durissimo in cui Ferrara annuncia la sua definitiva rottura con Silvio Berlusconi perché «il voto ad personam della destra parlamentare contro Adriano Sofri mostra chiaramente il carattere cialtrone della coalizione che governa questo paese. I suoi partiti, la maggioranza dei suoi deputati, il suo leader Silvio Berlusconi, uno che sa distrarsi come pochi altri quando non si tratti degli affari suoi, hanno dato una prova miserabile». L’Elefantino ricorda anche della promessa fatta in merito dallo stesso premier in una lettera al Foglio. Alla fine però sarebbe prevalso il bisogno di non avere «grane prima delle elezioni» e per questo motivo «è stata tradita vergognosamente la parola data, e con un voto gaglioffo una legge che autorizzava il presidente della Repubblica a esercitare un potere che la Costituzione gli garantisce in via esclusiva è stata colpita e affondata per paura delle pernacchie, come ha detto Er Pecora, uno degli statisti della Casa delle libertà e della galera».

Al di là del caso Sofri, che pure ha un peso devastante nella vicenda, la chiusa dell’editoriale di Ferrara («Questo giornale ora dovrebbe chiudere all’istante, insieme con un’amicizia consumata. Andremo avanti finché la proprietà editoriale non deciderà di cacciarci. Poi ne faremo un altro, se possibile più bello») segna l’epilogo di un rapporto, quello tra l’Elefantino e il Cavaliere, che nell’ultimo anno era diventato gelido. Qualcuno riferisce che la delusione di Ferrara per il premier, non solo a causa di Sofri, covava da mesi e non a caso si fa notare la surreale paginata di Pietrangelo Buttafuoco, all’indomani della strage di Madrid, sul 25 luglio prossimo venturo di Berlusconi, sostituito da Beppe Pisanu. In sostanza, da tempo, il direttore del Foglio avrebbe intravisto un destino fallimentare per il centrodestra e per questo già ragionerebbe sugli scenari della sconfitta. Resta da vedere che cosa accadrà al Foglio. Per il momento, la Cdl perde un altro pezzo, forse il più significativo, del berlusconismo di sinistra, quello laico e liberale che da un po’ manifestava la sua insofferenza per questa maggioranza.

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Pubblichiamo l’editoriale di Giuliano Ferrara, uscito oggi su Il Foglio:

UNA DESTRA CIALTRONA

Il tradimento della parola data su una questione di coscienza: una vergogna.

Il voto ad personam della destra parlamentare contro Adriano Sofri mostra chiaramente il carattere cialtrone della coalizione che governa questo paese. I suoi partiti, la maggioranza dei suoi deputati, il suo leader Silvio Berlusconi, uno che sa distrarsi come pochi altri quando non si tratti degli affari suoi, hanno dato una prova miserabile. Berlusconi aveva detto e scritto in coscienza, e si tratta della vita di un uomo e di un caso civile di evidente valore, che “sono maturi i tempi per la grazia a Sofri”.

Da un anno e mezzo si è fatto prendere in giro da un manipolo di vecchi missini riciclati e dal capociurma delle tifoserie varesotte della Lega, e dopo avere ceduto a questi inflessibili garantisti, a questi combattenti strenui per la libertà e il diritto, ma solo in casa propria e a proprio vantaggio, dopo aver rinunciato a esercitare dignitosamente le sue prerogative di guida, ha pensato bene di dare lo squillo di tromba della ritirata: il Cav. non vuole grane prima delle elezioni, e la legge Boato vada a farsi fottere, e con la legge tutto, coscienza personale e ragionevolezza politica e civile di una soluzione umanitaria alla quale si frapponeva solo l’idiosincrasia per gli “intellettuali” del burocrate che fa le funzioni di Guardasigilli e di quattro mozzorecchi forcaioli.

Noi sul caso Sofri non abbiamo mai fatto, da sedici anni a questa parte, cioè da un tempo in cui Berlusconi si occupava solo del Milan e delle sue tv, una battaglia ideologica o anche solo politica. Abbiamo detto quel che pensavamo nell’ordalia dei processi, abbiamo chinato il capo e messo la più rigorosa sordina al nostro convinto innocentismo di fronte ai verdetti finali, abbiamo chiesto un provvedimento di grazia per un prigioniero esemplare, che era stato un imputato esemplare dal punto di vista del funzionamento dello stato di diritto in una democrazia moderna. Ci è stato detto che avevamo ragione, che la nostra richiesta era condivisa, e alla fine che la soluzione Boato era “ragionevole”.

Poi è stata tradita vergognosamente la parola data, e con un voto gaglioffo una legge che autorizzava il presidente della Repubblica a esercitare un potere che la Costituzione gli garantisce in via esclusiva è stata colpita e affondata per paura delle “pernacchie”, come ha detto Er Pecora, uno degli statisti della Casa delle libertà e della galera.

Questo giornale è nato da un patto d’amicizia non servile con Berlusconi, ora dovrebbe chiudere all’istante, insieme con un’amicizia consumata. Essendo un giornale minimamente utile, andiamo avanti nella più assoluta libertà, senza più illusioni e senza rancori, finché la proprietà editoriale non deciderà di cacciarci. Poi ne faremo un altro, se possibile ancora più bello.

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