LA MELINA IN ATTESA DEI REPORT

30 Giugno 2003, di Redazione Wall Street Italia

da Affari & Finanza

Milano. “In un certo senso, caro amico, qui stiamo tutti girando intorno a un palo. Quelli che dovevano ricoprirsi si sono ricoperti, quelli che dovevano comperare hanno già comperato. Soldi nuovi, dei risparmiatori, non se ne vedono, soldi dal mercato dei bond non ne arrivano, e noi siamo qui in mezzo. Che cosa facciamo? Niente. Continuiamo a girare intorno allo stesso palo. Il che significa che oggi vendiamo (o comperiamo) quello che abbiamo comperato (o venduto) ieri. Andiamo avanti così, facendo finta di “fare mercato”, in realtà stiamo facendo melina. Ci passiamo la palla, ma nessuno tira mai in porta. Anche perché non si sa bene dove sia la porta e che cosa c’è dentro”. Questo è il pensiero di uno dei tanti broker sentiti venerdì pomeriggio, mentre i mercati europei avevano già chiuso e quelli americani si divertivano a andare su e giù. Un’altra immagine che si può usare, al posto della melina, è il vicolo cieco. Uno dei più inaspettati e, forse, ingiustificati rialzi di Borsa degli ultimi tempi è infatti finito dentro una specie di vicoletto e non sa più come uscirne. E la cosa paradossale è che a impedirgli di muoversi, ad esempio di scendere per rimettere un po’ le cose a posto, è proprio la ragione per cui non avrebbe nemmeno mai dovuto cominciare: e cioè lo stato incerto dell’economia americana.

Si sta creando (anzi: si è creata) una situazione assolutamente paradossale. L’economia americana non va bene, è ancora in mezzo al guado (o addirittura al di là del guado) e così Greenspan e la Federal Reserve hanno appena abbassato il costo del denaro di 25 basis point, spiegando appunto che le cose non sono a posto e lasciando intendere che, comunque, non daranno tregua alla crisi, che deve finire. Quindi sono pronti a tagliare ancora il costo del denaro e a fare altre cose non meglio specificate. In sostanza, Greenspan e i suoi colleghi hanno fatto capire che la stagione del denaro facile (in pratica: regalato) non finirà tanto presto e che è indispensabile ritrovare tutti un po’ di fiducia nel futuro. In queste condizioni, mettersi a vendere titoli in Borsa significa, di fatto, mettersi contro Greenspan e contro la Federal Reserve, assolutamente contrari a un crash sui mercati azionari.

E a Wall Street (e nel resto del mondo) tutti sanno che mettersi contro Greenspan è, di solito, il modo più veloce per separarsi dai propri quattrini. E quindi, anche se molti avrebbero voglia di vendere e di tirarsi fuori da un rialzo ambiguo e molto misterioso, non hanno il coraggio di farlo. E quindi stanno lì. E si palleggiano i titoli fra di loro, in attesa che accada qualcosa.
Ma se quelli che sono già lì non sanno bene perché ci sono arrivati e, soprattutto, non sanno bene che cosa ci fanno adesso, quelli che invece non si sono mai mossi (non hanno cioè comprato titoli in questa stagione) si guardano bene dal farlo. Il mercato, infatti, sta su non per forza propria o perché ci siano novità importanti, ma solo perché gli operatori professionali, le mani forti, sanno che, buttandolo giù, darebbero un dispiacere troppo grande a Alan Greenspan (che è un po’ il loro padre, santo e dio).

Ma quanto potrà durare questo gioco? Non si sa. Ci sono solo alcune ipotesi. La prima è che alla fine i graficisti abbiano ragione è che a luglio scatti, Greenspan o non Greenspan, il ribasso, la limatura del 10-15 per cento che i maghi dei grafici vanno annunciando da tempo. La seconda ipotesi è che, alla fine, arrivi davvero qualche buon segnale di ripresa dell’economia (assente finora), e che questo possa quindi dare al rialzo in corso quella sostanza che non ha mai avuto. Poi c’è una terza ipotesi, e è la meno piacevole. Fra una decina di giorni le società americane cominceranno, come si usa dire, a riportare. Cioè a comunicare i loro risultati del primo semestre dell’anno. Se questi risultati fossero, come molti sostengono, deludenti e anche un po’ terribili, allora la diga di Wall Street si spaccherebbe, e le vendite di titoli si riverserebbero dai terminali come acque di un fiume in piena. E tutto potrebbe finire in una specie di rogo miliardario. Lasciando a Greenspan l’ingrato compito di rimettere insieme i cocci di un altro disastro. Ma esiste anche una sub-ipotesi. I report aziendali arriveranno, saranno così così, né belli né brutti, e tutti rimarranno nell’incertezza, esattamente come adesso. L’unico vantaggio sarà che, essendo intanto arrivati a luglio, potranno andare in vacanza.

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