LA LIBERTA’ DI RETE E GLI AFFARI DI BILL GATES

24 Febbraio 2003, di Redazione Wall Street Italia

Nelle notti estive californiane, anni fa, certi guardoni spiavano l’intimità di chi teneva le finestre aperte, con lo sniperscope, il cannocchiale a infrarossi usato da cacciatori e militari per vedere al buio le loro prede. Taluno disse: «Mettiamo fuori legge quell’apparecchio!». Si obiettò: allora proibiamo anche le sedie, perché certi violenti hanno ucciso a sediate le loro vittime. Non c’è oggetto che non possa essere usato in modi perversi.

Anche i computer, tanto utili per scopi scientifici, culturali, amministrativi, servono a creare virus che distruggono le memorie di milioni di loro simili. Servono anche a illuderti di stare usando alta tecnologia, mentre eseguono miliardi di operazioni che servono a ben poco. Per usarli bene, devi sapere che istruzioni impartire perché le operazioni siano sensate.

Certo, se usi un computer connesso in rete, comunichi con chi vuoi in tempi minimi a costo quasi nullo; vendi, compri, lavori, acquisisci nozioni, idee, informazioni. (Certo c’è chi va in rete solo per fare giochini o accedere a siti porno, ma è un dettaglio. Parliamo di cose più serie). Come ha scritto Valerio Franchina: «Il vincolo della indeterminatezza si potrebbe superare costruendo un dizionario iconico. Ma questo non è realizzabile per tante ragioni. Prima fra queste: non c’è un modo semplice per ordinare le icone e consentirne la ricerca. È immediato strutturare un dizionario tradizionale ordinando alfabeticamente i lemmi, ma la cosa non funziona per le icone».

Ma c’è di peggio. Anche se ti servono solo alcune delle funzioni offerte, devi comprarle tutte – spendi di più. Poi Microsoft ha praticamente saturato il mercato: come fa a vendere ancora i suoi software? Li cambia e li rende sempre più grossi. Per fortuna la Intel continua a produrre processori elettronici sempre più veloci (non più milioni, ma miliardi di operazioni al secondo). Questi gestiscono bene i software moderni di Microsoft, che però non sono compatibili coi precedenti. Se hai ancora Winword 6 o Word95, non leggi più i messaggi creati dalle versioni nuove di questi programmi usati dai tanti che si sono subito aggiornati.

Così compri i software nuovi e i computer più veloci per farli funzionare, anche se le prestazioni che ottieni sono poco diverse da quelle precedenti. (Talora sono anche un po’ peggiori e il software è imperfetto: accade che si blocchi tutto e devi ripartire oppure il sistema non è difeso dai virus informatici). Comunque l’investimento che hai fatto 2 o 3 anni fa non è protetto. La tua macchina vecchia vale zero e sei forzato a tirar fuori altri soldi.
Bill Gates è l’uomo più ricco del mondo. Può permettersi di ridurre i prezzi perché intanto vende a clienti nuovi e di nuovo a quelli vecchi. Un testo online di David Stutz (ex progettista di Microsoft) dice che l’azienda di Gates viene percepita come «paranoide, inaffidabile, avida e politicamente inetta».

Molti, scontenti di questa situazione, cominciano ad adottare il software Linux, sviluppato da Linus Thorwald che pare sia più stabile di Windows ed è gratuito (è Open Source = Sorgente Aperta). Molte aziende e governi europei hanno scelto questa strada. Microsoft corre ai ripari e offre ai governi di aprire i testi sorgente dei suoi software. Poi sta per produrre Palladium, un software che non sostituisce Windows, ma dovrebbe assicurare migliori privacy e sicurezza e bloccare la copiatura illegale di testi, musiche, programmi. Questa innovazione piace agli editori ma si teme che possa bloccare il libero flusso di informazioni necessarie all’insegnamento e alla ricerca. Tale chiusura va in senso opposto a quello del Massachussetts Institute of Technology che invece si avvia a mettere su Internet tutti i suoi libri di testo. Sono imminenti grosse guerre informatiche – e speriamo che siano le sole.

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