La grande fuga dall’oro

20 Agosto 2013, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Nel recente passato leggere il mercato dell’oro è stato facile. Dopo lo scoppio della crisi del 2008 c’è stato il boom del metallo giallo, in quanto bene-rifugio. Invece nei mesi scorsi gli investitori hanno scommesso sulla fine della crisi e liquidato le posizioni in oro per puntare sulle azioni. Ma adesso che cosa succede? Non si capisce.

I mercati azionari sono al top ma le quotazioni dell’oro godono di un rimbalzino. E pochi giorni fa il colosso minerario Glencore Xtrata annunciava un aumento della produzione di oro del 22,5%: preludio di un crollo dei prezzi per eccesso di domanda, o al contrario di una ripresa, perché se si estrae più oro vuol dire che c’è fiducia di venderlo con facilità?

Giriamo le domande a due operatori. Per Banca Etruria, numero uno in Italia negli investimenti in oro fisico anche attraverso accordi con altre banche, la tipologia degli investitori è cambiata: «Tempo fa veniva da noi il cliente spaventato, chiedendoci di mettere in salvo i suoi risparmi convertendoli in oro – dice Francesco Bernardini, responsabile del Servizio Oro di Etruria – mentre ora il cliente chiede d’investire una quota in oro su base regolare per la gestione degli investimenti».

Da Londra Massimo Siano, responsabile per l’Italia di Etf Securities, vede una situazione di mercato meno favorevole: «Il deflusso dagli investimenti in oro continua. Comprano oro solo alcuni grandi investitori come polizza anti-inflazione. Mentre l’afflusso più importante avviene proprio sui contratti “short gold” che speculano sull’oro al ribasso».

Nello stesso senso va l’afflusso di investimenti sui contratti di Etf sul dollaro: «Siccome l’oro si quota in dollari, questo afflusso porta a deprezzare l’oro». Anche gli indicatori macro per Siano sono negativi. «La Banca centrale australiana ha abbassato i tassi d’interesse. Dato che l’Australia esporta molte materie prime verso Cina e India, se taglia i tassi senza temere di surriscaldare l’economia vuol dire che si aspetta un calo dell’export verso l’Asia. Questo fa supporre che Cina e India cresceranno meno. E che compreranno meno oro, di cui sono fra i maggiori acquirenti mondiali».

Il dato più importante di tutti: «L’oro non dà tassi d’interesse, i titoli in dollari sì. Il mercato sta scommettendo che la Fed americana aumenti i tassi d’interesse, perciò adesso si vende oro e si comprano dollari. Se la Fed farà quello che il mercato si aspetta, l’oro scenderà ancora. Se invece l’aspettativa non si concretizzerà e i tassi americani resteranno a zero come ora, l’oro tornerà a salire».

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