LA FED TAGLIERA’ ALMENO TRE VOLTE

9 Settembre 2007, di Redazione Wall Street Italia

*Fondatore Cumberland Advisor. Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) –
I dati sull’occupazione di ieri
sono tali da giustificare più
di un taglio dei tassi Usa. Risulta
ormai chiaro da questo e da
altri segnali che il mercato del
lavoro sta peggiorando con
grande rapidità. E la Federal
Reserve non può più illudersi
che la crisi dell’immobiliare,
dei mutui subprime, dei commercial
papers, degli hedge e
via dicendo possa essere governata
senza effetti sul mercato.

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Perciò mi aspetto un taglio di
un quarto di punto per la riunione
del 18 settembre, seguito da
un altro taglio analogo a fine ottobre.
E se il mercato del lavoro
continuerà a peggiorare, ci vorrà
un altro taglio ancora entro
la fine dell’anno. Il mercato già
incorpora l’attesa di tassi al
4,5% entro l’anno. Ciò sta a indicare
che si prevede una frenata
dell’economia, non uno stop.

Ma se è corretta la nostra diagnosi,
che dà per probabile un
rapido deterioramento del mercato
del lavoro a cornice di un
peggioramento della congiuntura,
la Federal Reserve si troverà
a fronteggiare un concreto rischio
di recessione già all’inizio
del 2008. Il tutto con l’aggravante
di un mercato immobiliare
in caduta e di listini azionari
in piena turbolenza su cui incideranno,
tra l’altro, gli squilibri
dei commercial paper destinati
a «drogare», al rialzo, il premio
del rischio richiesto dal mercato
sulle varie emissioni.

In un quadro del genere è probabile
che la Federal Reserve
possa esser costretta a tagliare
il costo del denaro di 2 o 3 punti
percentuali nell’arco di un anno
o forse più.
Secondo le nostre stime, una
previsione del genere ha oggi
un buon 40% di probabilità, che
sale ameno al 60% se si parla di
un significativo rallentamento
della crescita.

Non riesco, al contrario, a vedere
una sola ragione all’orizzonte
per ipotizzare un miglioramento
della congiuntura nel
breve termine. Ancor meno per
ipotizzare un rialzo dei tassi dei
Fed Funds nel futuro.

Quali conseguenze si possono
trarre da questa emergenza? Il
dollaro è destinato a indebolirsi,
anche se è presto per sapere
di quanto. Non da oggi abbiamo
scommesso su una svalutazione
fino a un range compreso tra
1,50 e 1,60 sull’euro e di 2,20
rispetto alla sterlina.

Entrambe le previsioni poggiano
su elementi concreti. Più difficile,
al contrario, è individuare
il percorso dello yen: in questo
caso, infatti, molto dipende
dalle scelte che farà la banca
centrale giapponese. La scelta
delle autorità monetarie potrebbe
essere quella di rinviare la ripresa
del rialzo dei tassi per evitare
una rivalutazione troppo
marcata della moneta.

Insomma, non si vede alcuna
ragione che possa spingere la
Fed alzare i tassi. Ma, al contrario,
incombe un serio rischio recessione.
Perciò ci aspettiamo
un taglio il 18 settembre, più altri
1-2 entro l’anno. Di qui un
probabile rialzo per i bond ad alto
rating e una prospettiva «bullish» per le azioni nel medio termine:
complice la crisi, la Fed è
passata dall’essere «nemica» di
Wall Street a sua alleata.

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