LA FED «COMPRA» GLI ECONOMISTI AMERICANI

14 Settembre 2009, di Redazione Wall Street Italia
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(WSI) – L’ex presidente della Federal Reserve, Alan Greenspan, creò le premesse per la più grave depressione del Dopoguerra, ma per anni è stato venerato come un guru. Il suo successore, Ben Bernanke, dichiarò poco prima dello scoppio della bolla dei subprime che i prezzi vertiginosi della case riflettevano fondamentali solidi, mentre all’inizio del 2008 riteneva improbabile una crisi economica, eppure è stato confermato per un altro quadriennio alla guida della Banca Centrale e da quando il Dow Jones ha ripreso a correre viene salutato da Obama e dalla stampa economica come il mago che ha scongiurato un nuovo Ventinove, sebbene non sia stato capace di correggere le distorsioni finanziarie che hanno provocato il grande crash.

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Da un ventennio circa la Federal Reserve la fa franca, anche quando sbaglia clamorosamente. La comunità degli economisti americani critica poco ed elogia tanto. Un’indulgenza che i pochi pensatori veramente liberi fino a ieri giudicavano inspiegabile. Ora invece sappiamo perché, grazie a un’inchiesta di Huffington Post: la Fed ha o ha avuto a libro paga la grande maggioranza degli economisti statunitensi. Non si tratta di corruzione spicciola, sia chiaro. Niente bustarelle e nemmeno raccomandazioni. Nel primo decennio del Duemila la connivenza si ottiene finanziando consulenze, articoli su riviste specializzate, workshop, viaggi di studio, presentazioni esclusive, studi specializzati; dunque creando una ragnatela di interessi in sé legale, ma inquietante; perché porta al pensiero unico.

Qualche cifra. La Fed nel 2008 aveva stanziato 389 milioni di dollari per la ricerca scientifica, quest’anno, nonostante la crisi, è stata ancor più generosa, portando il budget a 433 milioni. Oggi 220 studiosi sono sotto contratto con la Banca centrale e calcolando anche le dodici sedi regionali il totale sale a 500. Negli Usa i monetaristi di un certo prestigio sono 1.000-1.500, ma considerato che le consulenze vengono attribuite a rotazione, Huffington Post stima che oltre due terzi degli studiosi siano nell’orbita della Fed.

E chi ancora non è stato beneficiato da un mandato, spera di riceverlo al più presto, perché vantare una collaborazione con Bernanke e i suoi uomini fa bene all’ego, oltre che al portafoglio, ma soprattutto dà prestigio, credibilità accademica, un blasone professionale.

La Fed seduce, lusinga, ammalia, ma limita la libertà di opinione, in quanto nessuno, tranne pochi coraggiosi è disposto a rinunciare all’abbraccio della Banca centrale pur di preservare il proprio diritto di critica; ammesso che poi trovi una rivista scientifica disposta a pubblicare le sue opinioni. Già, perché la Fed controlla anche le redazioni delle pubblicazioni più prestigiose, come il Journal of Monetary Economics. È un «Grande Fratello». Plasma le menti, illustra un mondo che non c’è, falsando prospettive, analisi, previsioni. In America e, per contagio, nel resto del mondo. Chissà se Giulio Tremonti ha davvero esagerato attaccando certi economisti…

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