LA DIFFICILE GUERRA DI BEN BERNANKE SUI DUE FRONTI DI FINANZA E VALUTE

28 Ottobre 2009, di Redazione Wall Street Italia
Questo e’ il primo articolo scritto per Wall Street Italia da Leon Zingales, PhD in Fisica, Dipartimento di Matematica, Università di Messina e autore del blog economiaincrisi. Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) – Le fluttuazioni esistono sempre, anche in corrispondenza di uno stato di equilibrio, ma ciò che sta accadendo a livello macroeconomico ha poco a che vedere con uno stato d’equilibrio. Quando un sistema fisico è in prossimità di una transizione di fase, ossia è in procinto di cambiare il proprio stato termodinamico, esibisce fluttuazioni sempre crescenti: la cosiddetta opalescenza critica.

Al fine di salvare il sistema finanziario dall’Armageddon (almeno temporaneamente) vi è stata una gigantesca immissione di liquidità concordata da tutte le Banche Centrali mondiali, ma ciò ha determinato la creazione di tremende sollecitazioni del sistema valutario. Doppio dramma: rapido incremento dei Deficit pubblici e tremendo stress nell’interscambio valutario. Le monete risuonano: esse fluttuano in modo ormai repentino. Si badi bene non si sta parlando di Fiorino Ungherese o Lira Turca (con tutto il rispetto parlando…), bensi’ ballano il Dollaro e la Sterlina (all’interno di un trend decrescente in virtù del carry trade). I pilastri su cui si regge il mercato valutario mondiale ormai usualmente presentano variazioni percentuali nel cambio valutario superiori al 2% nel giro di poche ore.

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Basti pensare alla repentina ripresa del Dollaro che, prima proiettato verso quota 1.51 è rapidamente sceso sotto 1.48. In questo particolare caso la causa è probabilemte un intervento diretto della FED che sta cercando in tutti i modi di far procedere le aste dei titoli di Stato. E’ ormai da mesi presenti una correlazione diretta tra Dollaro e mercati finanziari. Non a caso l’intervento della FED per far salire il Dollaro ha contemporaneamente determinato un evidente calo dei mercati finanziari mondiali.

La FED sta facendo una politica del bilancino: da un lato ha la necessità di continuare a far salire le borse onde diminuire la crisi di capitalizzazione delle maggiori banche, dall’altro non può far indebolire troppo il Dollaro per evitare la fuga degli investitori esteri dai TBills e continuare a finanziare il crescente deficit. Vi è un patto non scritto con le maggiori banche “too big to fail”: lo Stato fornisce liquidità sottocosto al settore bancario (aumentando la solidità patrimoniale delle banche ovviamente a spesa del deficit pubblico) e le banche acquistano titoli di Stato guadagnando sul margine (ed ovviamente in parte investono nella roulette dei mercati finanziari).

Il dramma è che tale processo di flusso interno non basta: vi è la necessità che anche gli investitori esteri comprino i titoli di Stato. L’asta decennale e quella trentennale del 7 Ottobre hanno evidenziato qualche elemento di schricchiolio in quanto, malgrado i rapporti Bid-to-cover ratio si siano mantenuti nei rassicuranti valori rispettivamente di 3.01 e 2.37, relativamente agli investitori esteri (Percentage of indirect bidders) i rapporti sono stati prossimi a 1.5.

Di conseguenza la politica del bilancino è stata volta a frenare la decrescita del Dollaro e ciò ha consentito apparentemente una buona riuscita dell’asta biennale . Infatti il rapporto Bid-to-cover ratio è stato un pregevolo 3.63 (contro una media di 2.96 per le aste biennali), mentre per quanto concerne gli investitori esteri ha raggiunto il valore più che accettabile di 2.1.

Ma la vera partita si gioca oggi: siamo in trepidante attesa per quanto concerne le aste a lunga scadenza, i cui risultati verrano rese note oggi. Non è detto che funzioni. Il bilancino funziona solo in presenza di piccole salite: allorchè la salita è troppo ripida si rischia di bruciare la frizione. Ho i miei dubbi che per molto tempo la FED possa continuare ad affrontare una doppia crisi: finanziaria e valutaria.